Il bel liquido dorato, bevanda degna dei numi e degl'innamorati, fu versato dal principe nei bicchieretti verdi di Baccarat; ma il principe vi accostò appena una o due volte le labbra: la principessa bevve, a poco a poco, tutta la bottiglia.

Gli sguardi più vivaci del solito, le guancie rosee, le labbra d'un vivo corallo, le belle braccia nude, che accostavano ogni tanto alla bocca la posata o il bicchiere, la principessa spirava la forza, il rigoglio della vita, il pieno sviluppo e il pieno godimento di tutte le facoltà sensuali.

Il tavolino fu presto rimosso: la principessa colmò il principe di carezze: sembrava frenetica, una baccante.

Egli l'adorava, senza limiti, e la stringeva fra le sue braccia come una divinità.

Poeta, metteva in quell'amplesso tutta la poesia di cui era capace.

L'altra, di tratto in tratto, con la voce un po' rauca, che avea acquistato per gli eccessi della tavola, e forse per gli altri eccessi, frammezzava a quel delirio parole, che smorzavano ogni poesia.

Erano andati a sedere, o eran caduti su un sofà: la principessa tenea in mano la bionda e delicata testa del principe, la cui fisonomia era un po' sparuta per la notte passata al ballo e la veglia prolungata…

—Io voglio da te….—disse la principessa col suo solito tono imperioso.

—Di' pure,—mormorò il principe, che le ricingeva i fianchi robusti.

Ella avea fatto cadere artificiosamente a' suoi piedi i guarnelletti di trine: tutto ciò che le era d'impedimento al piacere.