—Voglio,—gli sospirò in un alito caldissimo di passione, che lo facea fremere,—voglio tu non viva più ozioso…. Io sono ambiziosa per te…. per me…. Non siamo abbastanza in alto: non abbiamo ancora abbastanza gli occhi di tutti su di noi.

Così parlava la donna più ammirata che avesse Napoli.

—Mi sembra,—rispose il principe drizzandosi,—che la nostra condizione sia tutt'altro che umile: sia piuttosto invidiabile…. Forse noi non conosciamo ancora dov'è propriamente la felicità, non sappiamo gustarla…. Se potessimo far un po' di solitudine intorno a noi, vivere l'uno per l'altro…. Tu mi parli d'ambizione?—io ne avrei una sola,—continuò il principe,—quella di avere dei figli, di educarli con te: di vivere insomma per la famiglia e nella famiglia….

Enrica alzò le spalle in atto di disdegno, anzi di sprezzo.

La luce del giorno entrava ormai nel salotto assai piena e si confondeva con quella che mandavano i lucignoli delle candele. Fra quelle due luci la fisonomia del principe appariva più disfatta; la sua gracilità, per la stanchezza, sembrava maggiore.

Invece la principessa, col suo roseo incarnato, con la forza delle sue linee, resisteva agli sbattimenti di quelle luci; la sua fisonomia, anzi che scomposta, era serena, riposata, come quella di un animale potente che ha soddisfatto una parte de' suoi appetiti.

—Non era questo l'uomo che ci voleva per me!—essa agitava in quel punto nella mente, guardando il principe.

E pensava ad un uomo, press'a poco come il guardacaccia, con cui avea un giorno sorpreso Cristina, senza vesti, nella stanza del castello sfarzosissima, ove i due si erano riparati.

Quella scena le tornava spesso alla mente.

—Ma parla pure…. ti ripeto,—bisbigliava il principe, baciandole la spalla, bianchissima, rimasta nuda, e appoggiandovi la testa….—parla delle tue ambizioni….