—Il mio desiderio,—replicò la principessa, pronunziando spiccatamente ogni parola,—sarebbe che tu ripigliassi la tua carriera: tornassi nella diplomazia…

—Sei stanca di Napoli?—domandò il principe, sorridendo.—Vuoi viaggiare, lasciar la tua bella casa?

—Oh, no,—aggiunse freddamente la moglie.—Io rimarrò a Napoli: tu partirai solo….

Il principe fu scosso da tale proposta.

Ella, dunque, benchè fossero sì giovani, e da sì poco tempo uniti in matrimonio, voleva già una separazione!

La libertà ch'egli le lasciava, non le sembrava sufficiente: voleva sciogliere anche quel leggerissimo freno, che per una donna civetta e sensuale può esser la presenza di un marito buono, confidente, molto cortese, ma non stupido.

Le parole della moglie dettero al principe nel cuore: non si poteva esprimere, con maggior indifferenza, la più assoluta disaffezione, la bramosia di sbarazzarsi di lui.

Tutta quella scena di amore, di frenetica passione, ella l'aveva simulata per indurlo a' suoi intenti.

E tale era stato il disegno di lei: nella ebbrezza, nello snervamento dei piaceri, strappargli una promessa.

Il principe era, come abbiamo detto, raffinatamente dissoluto. Guardò la moglie, e gli parve più bella, o più desiderabile, nella sua perfidia. Ella, con occhiate di fuoco, lo dardeggiava, accostava le labbra a quelle di lui, come se volesse dargli il premio della sua sottomissione, che già si aspettava. Nel protender le braccia, scoprì viepiù il suo seno eretto, marmoreo, e pur tutto palpitante, roseo, vivo nei suoi floridissimi turgori. Benchè sopraffatto da una certa languidezza, stanco, e benchè il consiglio impreveduto e crudele della moglie lo avesse moralmente abbattuto, ebbe un'idea da uomo dissipatissimo.