Enrica aspettava egli rispondesse alla sua proposta, e si aspettava una vittoria: a lui balenò un'idea di piacere, di vendetta. Ella voleva burlarsi di lui: egli si sarebbe burlato di lei, l'avrebbe spinta a un'altra delle sue scene di cortigiana, di finta, folle passione: l'avrebbe assaporata, goduta a tratti a tratti, poi le avrebbe riso in faccia: l'avrebbe forse schiaffeggiata, costretta a domandargli perdono in ginocchio, trascinata pe' capelli sul tappeto della stanza, se gliene fosse venuto talento.
Malgrado la sua delicatezza, la sua cortesia di gentiluomo, egli, eccitato dalla voluttà, dallo sdegno, avea compiuto con donne, di una specie differente, per tenore di vita, dalla principessa, simili atti brutali.
Ella ne dovea esser sorpresa.
Infatti, all'invito di lui, ella ricominciò il suo folleggiare: ricominciò il delirare, il fremere del suo bel corpo. Egli la premeva a sè: ebbe la forza di darle un ultimo bacio, e con esso le lanciò una parola di amaro vilipendio.
Essa lo guardò sorridente, come se quella bruttura non l'avesse offesa: al contrario, fosse per lei un acuimento di gaudio, uno stimolo nuovo.
Egli non sapeva comprendere. La perversità, la corruzione morale della moglie, da lui qualche volta appena subodorata, non gli s'era mai svelata come agli incerti albori di quel mattino.
La principessa, quando si furono ricomposti, tornò a dirgli, col suo tuono di voce più carezzevole:
—Dunque, mi esaudirai…. Tornerai a riprendere il tuo posto nella diplomazia…. E otterrai certo, subito, un'ambasciata…. Il Re è sempre così ben disposto verso di noi….
—Sicchè, io dovrei partire… separarmi da te….
—Io non potrei allontanarmi da Napoli… almeno per ora… forse in seguito…. Ma del mio sagrifizio nulla m'importa,—aggiungeva ipocritamente.—Il dolore del distacco mi sarà mitigato dal pensiero di veder appagato il mio sentimento più caro: l'ambizione ch'io nutro per te: il desiderio mio più forte, che è quello di vederti seguire la carriera a cui tuo padre ti avea sì amorevolmente avviato.