E, pochi giorni appresso, tutti i conoscenti di Enrica e del
Weill-Myot ricevettero un cartoncino litografato. La principessa
Gorreso di Caprenne e il signor Weill-Myot invitavano, ecc., ecc., a
far loro l'onore di passar la serata…. (e qui la data) nel palazzo
Weill-Myot.

Ci fu un po' di rumore, vi furono ciarle, pettegolezzi per questa specie d'invito: ma la sera del ballo può dirsi non mancasse uno de' cinquecento invitati.

Enrica, in abito bianco semplicissimo, senza un gioiello, facea gli onori della festa.

Le magnificenze della festa furono indescrivibili. Una ventina di sale, tutte aperte agl'invitati: da una sala turca essi passavano a una sala pompeiana, da una sala egiziana a una sala nel più puro stile del XV secolo, fiorentino: e per tutto quadri, statue, oro; forse troppo oro. Tutto un appartamento era alla foggia russa, con i suoi iconi, la abbondanza di fiori da serra: un altro rappresentava una casa romana, sotto l'Impero; statuette, idoli, gioielli, utensili domestici, tutto era autentico: un tesoro.

La sala da ballo, alle pareti e nel soffitto, era tutta ricoperta di camelie, tramezzate dalle loro foglie: un'idea vaghissima e dell'effetto più delicato.

Le lautezze del buffet nulla lasciarono da desiderare a' più esigenti.

Nella vastissima sala, si vedevano grandi piante, come banani, ananassi, palme, cariche dei loro bei frutti: portate e accomodate lì col più grande dispendio.

A un gruppo di signore, riparate sotto una specie di chiosco, tutto formato di rarissimi fiori scarlatti, nel fondo d'una splendida galleria, in mezzo al qual gruppo sedea la principessa, fu servito un fagiano su un piatto d'oro, cesellato, di cui due servitori appena poteano sostenere il peso.

Il bel mondo napoletano avea un po' mormorato della stranezza di Enrica nel farsi patrona di questa festa; nell'entrare ella sì giovane, sì bella, e in assenza del marito, qual signora assoluta in casa d'uno scapolo; ma Enrica sapea farsi tutto perdonare con la sua sottile ipocrisia.

E, allorchè, due giorni dopo il ballo, si seppe che il signor Weill-Myot avea elargito trentamila lire: e il modo ingegnoso ond'erano state largite, venendo in aiuto a vere, profonde sventure, cessarono tutte le mormorazioni: ed anzi Enrica fa lodata.