E in un altro punto, chiamandoci con un sonoro «Quà, quà» che fa venir voglia di cedere il passo agli anatrotti, fra le tante belle cose che ci promette, trovo anche questa:
Annunzio ai proletari
La carità dei codici venturi
Sfamati, a domicilio, dagli armenti
E annunzio ai nascituri
Come parlar coi fuochi ai firmamenti.
È uno sgomento, Dio buono! E vado domandandomi con melanconico rammarico come mai un verseggiatore che ha saputo pennelleggiare così finamente e così grandiosamente certe alate visioni, sia poi caduto in queste goffaggini che mutano le iri variopinte in un abito da Arlecchino e farebbero diventar monella una suora di carità. — Perchè quell'insistenza sul verbo mugliare, insistenza che ci [pg!41] trasporta troppo spesso vicino alle... cascine? — Perchè quella predilezione per un'immagine già sfruttata completamente dal De Amicis in un verso solo della sua migliore poesia «Come vorrei morire» nell'ultimo splendido verso:
«Col sole in fronte ed una palla in core»
dopo il quale, tutti questi del signor Checcucci: «Col fuoco ai fianchi e con la luce in testa», «Col genio in testa ed il coraggio in cuore», «Con la porpora ai labbri e il riso agli occhi», «Coi cori a rango e coi vessilli in testa», ecc. non sono che parodìe? Peccato! Forse se il poeta della Vita si contentava di cantarci i miti e le leggende e i simboli degli elementi, dei regni della natura, dei paesi del sole, invece di farci della cosmogonìa, della cosmologia e dell'archeologia da trattato scientifico, l'Italia esulterebbe oggi per una originale e artistica creazione di più. Così come è, i bei versi vigorosi, iridati e fluenti cingono un'aureola al loro cantore: ma temo forte che i vapori terrestri, stagnanti, finiranno per offuscarne la luminosità. In alto dunque, e voli: abbracci un po' meno e idealizzi un po' più e perdoneremo volentieri all'angelica farfalla di non essere un elefante. Dal grandioso che sbalordisce, al grottesco che attira il frizzo, il passo è così breve!
[pg!42]
[Per colpa di un Poema.]
Credevo proprio di non parlarne più. Ma poichè un'amabile quanto valente scrittrice ha voluto ricordarmi, a proposito di Cammillo Checcucci e della sua Vita, mi sento tentata di aggiungere una parola in coda all'argomento.
Qualche mese addietro, appena letto il volume, dissi ad alta voce le mie impressioni nella Battaglia Bizantina, e le intitolai così: «Poeta o Scienziato?» La risposta mi veniva da sè; me la dava l'eco dell'ultima parola. Ora la signorina Gianelli, invertendo appunto forse per ragione d'eco la domanda, mi grida: — Poeta, poeta, poeta. — Vediamo un po'.
Ricordo che mentre m'accingevo con gioia a far la conoscenza di questo nuovo astro, che per il fervore dell'entusiasmo di molti pareva destinato a impallidire il sole, mi venne fra le mani un periodico fiorentino che fra un coro di lodi riportava un brano del poema. Era una parte del canto alla Terra. Ebbene, mi ci accostai con una specie di reverenza, come ogni volta che so di stare per essere iniziata al culto d'una nuova manifestazione del bello; lo lessi, lo rilessi, con un'attenzione quasi religiosa ma ahimè, dopo non mi trovai nel cuore e nella mente che l'interrogazione fatale: — Sta tutto qui? — E [pg!43] questa interrogazione, allora forse un tantino imprudente, mi assediò anche terminato il libro che chiusi triste per la delusione. Al solito. Fuori di qualche ispirazione felice, specialmente nei primi canti, io non trovai, confesso, che aridità, che monotonia, che goffaggine, che... presunzione. Delle immagini leggiadre, degli squarci lirici efficaci, degli accenti delicati, dissi tutto il bene che potevo; sul resto risi. Un poeta a cui è balenato il concetto colossale di un poema sulla Vita, che ha domandato la sua ispirazione agli elementi, alle forze, a Dio, doveva darci qualche cosa di più, doveva dirci qualche cosa di nuovo, doveva farci entrare nel mondo riflesso dalla sua fantasia e non trascinarci in una faticosa spedizione geologica, facendoci inciampare nei ciottoli ad ogni momento. Non ho dimenticato ancora certi marsupiali, certe capillarità di sensazioni, certi sbilanci e certi incagliamenti.