(dal diario di Maria)

1 Gennaio 189...

Quanti potranno intendere questa mia manìa delle sfumature? le sfumature che si insinuano, si dilatano, avvolgono, s'addensano dappertutto senza occupar troppo spazio, senza risvegliar troppa critica, senza determinare nulla? le sfumature che non si pesano sulla bilancia della esistenza e che, forse per questo, si trovano distribuite così poco equamente! Talvolta io penso che cosa sarebbe il mondo dell'arte, del pensiero, dell'azione, senza le sfumature che fondono, che adornano, che ammorbidiscono, che smorzano o ravvivano previdentemente. All'arte danno ora la divinazione, ora l'eleganza, o la verità, o l'umorismo, o il patetico nella più delicata ed alta efficacia; nel pensiero sono l'analisi, l'intuizione, la finezza, il profumo — ricchezza e travaglio dei pallidi abitatori del regno spirituale; nella vita, oh nella vita quanto bisogno di sfumature! esse sono la parola amabile o generosa o conciliativa venuta a tempo; sono la carità d'un silenzio e d'un sorriso; la cortesia che ammanta l'indifferenza e la noja; le attenzioni e la riconoscenza verso chi ci vuol bene; tutto ciò insomma che forma l'aureola della femminilità.

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11 Gennaio

È la stagione delle lunghe serate. Non ne diciamo troppo male. Gli affetti e le dolcezze del focolare si avvivano come le stanze all'accendersi dei lumi dopo il livido svanire dell'ultima luce. Gli ambienti sono più tepidi, gli spiriti più gai. La solitudine stessa nelle sere d'inverno, si riveste d'un colore d'austerità feconda che la rende meno triste. Non è come in certi tramonti di primavera o d'autunno, in cui l'anima indocile ai legami della volontà migra in alto insieme alle nubi di rosa e di viola per tornare più mesta, più solitaria più infelice. Nelle veglie invernali ci si accomoda nell'angolo più simpatico del salottino, e là, protette dalla penombra raccolta del gran paralume, si scrive. Sia all'amico venerando, alla sorella giovinetta, al figliuolo collegiale, al fratello, alla madre, ma le nostre lettere devono portare una forza, un sorriso, un esempio, un pensiero, una fede... Qualchevolta è un libretto che esce dalle misteriose profondità della scrivania — un libretto come questo, dove si notano da anni le impressioni, i pensieri, i libri letti, i versi preferiti, i progressi morali e intellettuali dei figliuoletti che sbocciano al nostro alito amoroso... È un'utile abitudine; insegna a pensare, ad analizzare, a determinare; poi è una pallida conservazione della vita passata che non svapora del tutto, chiusa così in essenza fra le pagine. Ma per far ciò fruttuosamente, occorre sopratutto la sincerità; una sincerità acuta, spietata, che disgombri affatto la coscienza dalle nebulose fra cui si vizia e si falsa. Bisogna avere il coraggio delle contraddizioni, dell'opinione intima, che è quasi sempre la più timida, della rigidezza [pg!53] per le fantasticherie e i languori; bisogna pervenire allo sdoppiamento completo di sè; foggiarsi e alimentare in noi un piccolo giudice giusto ma supremamente severo. Allora il libriccino diventa una specie di controllo morale, e solo allora un consigliere efficace.

Io aspetto con delizia le sere di solitudine per dare l'ultima mano alla novella, all'articolo, per trionfare d'una pagina ribelle, per incominciare un lungo e più arduo lavoro. Alla sera i bambini dormono, i parenti, gli amici, i servi non interrompono — si sa che nulla reclama il nostro intervento, si sa di potersi abbandonare con pieno diritto e dedizione totale all'opera faticosa e gentile. E nel gran silenzio che si addensa intorno, balenano copiose le idee, e scendono in raggi fecondi nell'espressione agile ed efficace. Si scrive, si scrive, si sogna senza dormire, si vive con persone che non si conoscono, che non esistono, ma che si agitano e soffrono e vivono e parlano animati da noi, figli del nostro dolore, quasi sempre. Poi ad un tratto uno scricchiolio, un suono, una voce ci scuotono, si guarda l'oriuolo e sfugge un'esclamazione di meraviglia. Già terminata la sera? E ci troviamo nel cervello un capriccio di meno e qualche idea di più.

12 Gennaio

Giulia mi ha detto che non tutte le signore possono usare del magico specifico, cui accennai ieri, per occupare il tempo. Certo; ma molte però possono impiegarlo vivendo nello spirito dei sommi che nella solitudine scrissero per la solitudine. Tutte poi possono procurarsi il sano diletto intellettuale [pg!54] di leggere un libro che non sia dei soliti romanzi e neanche un arido sfoggio di erudizione. Uno di quei libri di cui non scarseggia la moderna letteratura italiana; che aiutano a formarsi criterii e gusti proprii, e che ci permettono di seguire con discernimento, oltre che con amore, gli studi dei nostri figliuoli.

E il pianoforte non è un potente ausiliario nelle sere di solitudine? Si può suonare tutta la sinfonia o la suonata classica, o la «fuga» senza annoiare nessuno: si può ripetere a sazietà e canterellare anche, senza giudici incomodi, la pagina preferita dello spartito; si può umilmente eseguire degli studi e pazientemente compitare il pezzo di musica, senza fare in presenza di testimoni la parte di scolarine.