Ho scoperto dei tesori in granaio. Uno sgabello imbottito di cuoio, una lucernina, una ròcca, un cofanetto e una cornice rococò. Ho trovato delle ragnatele, della polvere, dei topi, ma non ho indietreggiato; — avevo un coraggio veramente da esploratrice. Oh dolce e fine poesia dei granai, ben io tutta ti sento! La poesia dei tetti a grondaia e dell'accavallamento misterioso e pauroso di travi; la poesia delle finestrette a fior di terra, dalle quali si scopre un nuovo orizzonte, e le scalette pericolose che menano agli abbaini soleggiati, dal fascino strano, austero e selvaggio; e i vecchi quadri accatastati che vi guardano dalle pareti; visi o scene che l'ombra del fondo per sommergere come quella del Tempo; le scranne dei nostri vecchi, che vi lasciarono un po' l'impronta della loro personalità, le seggioline alte che ci accolsero bimbi e che ci guardano con stupore come noi le guardiamo con meraviglia; e qualche vecchio strumento muto e [pg!58] cadente come la bocca o le mani che lo animarono; e qualche giocattolo rudimentale che dorme fra una generazione e l'altra, rinnovandosi come la fenice; e vecchie tavole che sanno i gai e cerimoniosi conviti degli avi; i piccoli tavolini da lavoro, coi cuscinetti fissi per gli aghi, che sanno soli, forse, lagrime e romantici segreti che nessuno dubitò... Buoni e vecchi granai dove il presente diventa il passato, dove le cose tutte hanno una voce, una leggenda, un'anima, siete forse voi che mettete nel cuore di tanta infanzia che vi predilige, i germi, che più tardi porteranno il loro frutto, d'una delicata idealità, d'una sana poesia?

9 Maggio

Primavera! la magica parola evocatrice di sogni, di rose, di speranze; la blanda medicina in una coppa d'oro! Quanti ti aspettano o Dea! I vecchi per riacquistare un po' di forza, i malati un po' di salute, i mesti un po' di serenità; ti aspettano le scolarine per cogliere le viole, gli studenti per le vacanze di Pasqua, le mamme per veder prosperare e sviluppare i loro piccini, le fanciulle per unirsi a un desiderato compagno fra il sorriso del cielo e della terra...

Anche Elisa si sposa. Me lo ha detto cogli occhi raggianti. Voleva vestirsi di celeste per la cerimonia religiosa: io l'ho sconsigliata vivamente. L'abito da sposa deve essere bianco, interamente bianco. E una stola, è un simbolo; se si modifica non ha più alcun significato, resta un abbigliamento da sera poco concordante con la serietà e la santità del rito memorando. Un abito bianco, austero, molti fiori [pg!59] d'arancio, freschi possibilmente, un lungo e finissimo velo... Ecco, così.

Ho spezzato un'altra lancia in favore della villettina nascosta nel verde a preferenza del viaggio di nozze, inopportuno, assurdo, barbaro. Nei primi tempi le spose si rapivano, poi si simulò il ratto, ora si portano a spasso solamente... ma è sempre una brutalità.

Ho detto ad Elisa di non sciorinare il suo amore, di non disperdere i più cari e tumultosi ricordi nella volgarità degli hôtels e delle pensioni: le ho detto di scegliersi il suo nido con cura amorosa, di trovarlo lontano dal mondo curioso e irrisorio, sia fra i pini sulle alpi o fra gli aranci sull'azzurro mare, fra il verde boscoso di un colle o nella distesa di smeraldo d'un'ubertosa pianura; le ho detto di nascondere la sua felicità, esile fiammella, come si protegge la lampada con la mano...

1 Giugno

Mentre lavoravo è venuto Ettore S. che ha posato sul mio tavolino un libro soffuso di aristocratica e soave femminilità. È quello intitolato: «Poesie d'una regina», la regina di Romania che si vela dello squisito pseudonimo di Carmen Sylva. Il volumetto piccolo, bianco, fregiato d'oro e contenente un ritratto e un autografo della regina-artista; tutto palpitante di onesti sensi di madre e di donna, ha messo una nota fine e ideale di più nel mio salottino. La traduzione dal tedesco, quantunque lodata anche dall'autrice, a me par molto mal riuscita; ma se pur è possibile astrarsi dalla forma e rintracciare lo spirito originale che circola dentro, l'impressione [pg!60] è fragrantissima. Questa dama, che dalla vergine rozzezza silvestre distilla arte raffinata, mi fa pensare alle favolose ninfe dei boschi, diafane e bionde nella selvaggia natura. Il mio amico interpretando i miei gusti o il mio sentimento aveva messo il segno ad una pagina dove si legge questa poesia:

NEL PAESE DEI SOGNI

Vorrei esser regina, ma soltanto

Se la corona mia fosse di fiori,

E il tessuto d'un ragno il regal manto

E stille di rugiada i suoi splendori.

E sarebbe il dio Sol cerimoniere,

Una nube il mio cocchio — mie donzelle

Le muse — allor, nè ironiche, nè fiere,

Ci guarderebber di lassù le stelle.

E vorrei tutte accoglier nel mio regno

Le foreste del mondo — e l'arti in fiore —

De' nobili pensieri esser sostegno

Vorrei — e forte reggere ogni core. —

Ma invece il serto è greve — e poichè è detto

Che mai non accadranno queste cose,

Vorrei essere il folle ruscelletto

A l'ombra delle roccie alte e muscose.