Per i poveri si danza, si canta, si suona, si recita, si fanno gli alberi di Natale e le lotterie e va benissimo, non sofisticherò: il fine giustifica i mezzi. Ma la carità vera, cristiana, benefica per l'anima di chi la fa quanto per l'anima di chi la riceve, è praticata da pochi, purtroppo. Tutti sanno che la carità diretta, nascosta, da simile a simile, esercitata con discernimento ed alacrità è nobile e buona: ci esaltiamo tutti per un atto di filantropìa ben diretto; i libri che ci nutrirono lo spirito nella giovinezza ne sono sàturi, imbevuti ne sono quelli che diamo in mano ai nostri figliuoli. Dunque in teoria tutti d'accordo, ma in pratica? Noi daremo un soldo a un vagabondo per levarcelo di torno sulla via; ma quante volte, assidendoci al desco famigliare innanzi alla minestra fumante, ne leviamo una ciotola per la vecchierella da cui ci separa un muro, che fa rammollire per i suoi denti malfermi il tozzo di pane nell'acqua e intirizzisce sotto lo scialle sdruscito? Noi insegniamo ai bambini di cospargere di briciole il davanzale nevoso della finestra per i passeri vaganti, ma non li conduciamo che assai raramente nelle case del povero per sollevarlo.

Sarebbe così bello, invece, e così proficuo che ogni mamma dedicasse un'ora la settimana a qualche [pg!68] visita di carità fatta coi suoi figliuoli! Che li avvezzasse a veder da vicino miserie che neppur sospettano, e senza troppa paura della loro tristezza! I piccoli cuori, puri ancora e impressionabili, si stringerebbero, sì, le tenere menti aperte istintivamente alla giustizia avrebbero forse un senso di ribellione contro le leggi supreme ed incomprensibili; ma dalla pietà e dallo sdegno non germinerebbe uno zelo di compensare, di riparare che porterebbe il suo frutto nelle età mature?

Se avessi autorità, vorrei raccomandare a tutte le mamme che vigilano con intelletto amoroso sullo sviluppo morale delle creature di cui sono la guida e l'esempio primo — vorrei raccomandare di fare del sentimento della carità una delle basi dell'educazione. Ciò si può fare a qualunque classe sociale si appartenga: poichè non è l'entità dell'elemosina che la rende utile e santa. Se ricchi, i ragazzi abbiano un salvadenaro per i loro piccoli mendicanti protetti, e le bimbe imparino a confezionare gli abitini, a far calze per loro, e il passaggio nelle squallide soffitte lasci largamente dolci e doni, come quello delle buone fate possenti. Se in condizione modesta, fare in modo che i bambini si privino qualche volta d'un giocattolo, d'un indumento per darlo al povero; fare che lo dia da sè, a costo del sacrifizio, combattendo inesorabilmente con ingegnosa cautela ogni possibile spunto di egoismo o d'indifferenza, due cattivi germi non infrequenti di cui vediamo purtroppo fra gli uomini lo sviluppo rovinoso. «Quando un bambino fa l'elemosina, dice il gran bardo dei fanciulli, il De Amicis, è come se dalla sua mano cadesse insieme un obolo e un fiore». È infatti una così suggestiva gentilezza, una [pg!69] visione così pura, così spirante tenerezza e bontà, che invita a inginocchiarsi per pregare....

5 Dicembre

... Ho letto in questi giorni un libro non nuovo, assai vecchio anzi; ma, senza far torto a nessuno, quante volte ci si pente d'aver aperto un libro vecchio a preferenza d'uno nuovo? un libro ch'io chiamerei volentieri di stagione. È il Voyage autour de ma chambre di Saverio de Maistre e lo dico di stagione, perchè insegna a viaggiare in modo molto comodo ed opportuno per l'inverno, viaggiare senza muoversi dal canto del fuoco; e, come Dante nel pelago buio, discendere negli oscuri recessi dell'anima, e risalire come lui di stella in stella nei campi luminosi del sogno. Viaggiare intorno alla propria camera, sostando sugli oggetti noti e cari, vuol dire viver fuori del tempo, nel passato e nell'avvenire, sfilar ad una ad una le ore vissute come i chicchi di un rosario, chiudendo con un'invocazione pia e ansiosa che par preghiera, contar ad una ad una le giornate del futuro come i bocciuoli di un virgulto accarezzato e protetto. Il letto, che è il santuario della vita e della morte, il rifugio del dolore; lo specchio il consigliere fedele e schietto che accoglie lagrime e sorrisi, freschezze e rughe, veli bianchi e veli neri; e il tavolino da lavoro a cui ci assidemmo nelle trepide vigilie e negli squallidi indomani; e la piccola scrivania complice e responsabile, e la poltroncina insidiosa per la nostra attività, di dove udimmo una voce, una parola che non dimenticheremo più.

Poi i quadretti, le fotografie, i gingilli, ognuno dei quali ha una storia, un episodio, un ricordo, [pg!70] cristallizzazioni tenui e gentili di goccie che caddero nel gran mare dell'eternità. Se ogni donna raccontasse la storia della sua camera, racconterebbe quella della sua vita. Nessuna lo vorrebbe forse, ma qualcuna, chi sà? la racconta come me a sè stessa e pensa col Mantegazza che il piacere della proprietà, per quanto esigua, è uno dei più dolci piaceri. Una signorina, intelligente quanto simpatica, mi ha detto un giorno: — Io non amo una cosa quando è bella, l'amo quando è mia.

..... una sera di Dicembre

Ho incominciato questo libriccino inneggiando, quasi, alla solitudine delle serate invernali; ora, all'ultima pagina ne provo un improvviso sgomento.... È il tempo dell'intimità, della vita buona della famiglia. Non c'è scapolo, per quanto sventato, che non abbia sognato in una rigida sera nevosa un angolo di caminetto e una personcina sottile; non c'è vecchio celibe, per quanto impenitente, che non abbia pensato un attimo, udendo battere la pioggia contro i vetri, a un sorriso di bimbo e a una mano di donna più accurata di quella della fedele governante. Oh, sogni e pensieri brevi, s'intende, che non tornano più in primavera, che in primavera si disfarebbero anzi, se un momento galeotto avesse permesso che si desse loro la tessitura della realtà. D'accordo. Ma anche per il sogno d'un attimo e per il pensiero d'un istante s'accresce la gloria radiosa del focolare; gloria che è un poco quella di noi donne, poichè ne siamo le vestali e le regine.

Tutte le donne che vogliono essere e rimanere squisitamente tali, dovrebbero amare l'inverno; e non perchè la vita mondana che riprende con maggior [pg!71] impulso permette loro di mostrarsi più belle, ma perchè la vita della casa nella sua maggior fragranza permette loro di mostrarsi più buone. Lo sport, i viaggi, l'alpinismo, il ciclismo, tutti i pretesti di vagabondaggio estivo non ci rubano più gli uomini; molti affari anche, molte professioni, danno qualche tregua l'inverno; le forti mani, leggermente incallite nei violenti esercizi fisici e stanche di regger la penna, si riposano volentieri a far l'arcolaio a una matassa di lana, o a riordinare le gradazioni delle matassine seriche, o a prendere e posare il porta-aghi, le forbici, gli innumerevoli ninnoli che ingombrano gli astucci e le cestelline da lavoro. Sono le ore in cui i teneri e vigili cuori femminili irraggiano e riscaldano; le ore in cui tutte le donne devono diventare un po' mamme: collo sposo, col fratello, coll'amico. Quanti preziosi consigli, quante refrigeranti parole, quante efficaci esortazioni, quanto luminoso seme d'idee può cadere dolce e lento da un labbro femminile sul cuore del suo compagno, mentre le piccole mani s'industriano, creatrici o riparatrici, e le leggiadre teste sono chine sul lavoro e gli occhi belli non guardano e non turbano! Chi può dire le opere magnanime, i capolavori, le decisioni coraggiose e riabilitatrici di cui hanno gettato il primo filo queste Aracni pie dell'intelletto d'Amore? Cherchez la femme, la donna, sì, cercate la donna, ma non solo in fondo agli intrighi volgari; cercatela in fondo a tutte le opere belle, a tutte le opere grandi, a tutte le opere buone: un sorriso o una lagrima di donna sono nella base d'ogni ideale opera umana, come nelle fondamenta degli antichi edifizii i frammenti di marmi preziosi e le monete d'oro......

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