Nella terza parte il Carducci, «lasciando dietro a sè mar si crudele,» torna alle serene bellezze del Cadore nel metro alcaico, in una pittura di paesaggio stupenda:
..... Lento nel pallido
candor de la giovine luna
stendesi il murmure de gli abeti
da te, carezza lunga sú 'l magico
sonno de l'acque. Di biondi parvoli
fioriscono a te le contrade,
e da le pendenti rupi il fieno
falcian cantando le fiere vergini
attorte in nere bende la fulvida
chioma; sfavillan di lampi
cèruli rapidi gli occhi: mentre
il carrettiere per le precipiti
vie tre cavalli regge ad un carico
di pino da lungi odorante
. . . . . . . . . . . . . . .
Ma poi sul finire gli sfugge di nuovo uno de' suoi gridi titanici: un grido di Prometeo:
Io vo rapirti, Cadore, l'anima
di Pietro Calvi; per la penisola
io voglio su l'ali del canto
aralda mandarla.
[pg!77] Per ora è questa — dice il poeta — non quella del Vecellio che richiede l'Italia. Quando l'Italia sarà tutta forte, tutta vittoriosa anche nello spirito dei suoi figliuoli, allora chiederemo a Tiziano che ne dipinga il trionfo nel più bello e nel più memorabile dei suoi monumenti: nel Campidoglio.
Spirito eroico e gentile evocato da un sommo, fa che non sia remoto quel tempo! fa che i giovani d'Italia non ti sentano vanamente passare!
[pg!78]
[Il conte zio.]
[Scritto per una specie d'inchiesta aperta dal Fanfulla della Domenica su una pretesa contradizione riscontrata nel carattere del «Conte zio» dei Promessi Sposi. N. d. A.]
L'invito è cortese, la questione attraente e tentatrice; ma, consapevole della mia pochezza, scendo in lizza timidamente, nascondendomi il più che è possibile all'ombra di quel gran nome, che i vecchi adorano e che tutti i giovani — manzoniani o no — dovrebbero inchinare reverenti. Intanto rileggendo attentamente quel bellissimo capitolo decimonono dei Promessi Sposi, in cui le qualità più simpatiche dell'autore rifulgono di viva luce, si è tratti subito ad ammirare la magistrale sapienza del Manzoni nel dialogo, tanto per la fine ed ingegnosa condotta alla conclusione, come per la naturalezza inimitabile. Quelle esitazioni, quelle frasi lasciate a mezzo, e non solamente in bocca al Conte Zio, per cui sono una caratteristica, ma pur anche in bocca del padre provinciale, è arte finissima per indurre il lettore a credersi veramente spettatore invisibile dei due interlocutori, che parlano con le esitazioni vere di chi cerca la parola esatta o l'immagine appropriata nel discorso.