Volevo voltare in fretta alcune pagine, ma non posso. Questi due sonetti mi attraggono irresistibilmente:
PENSIERO D'INVERNO
I.
Oh, l'inverno del cor! la nebbia greve
Che sul vibrante cerebro s'adima!
E la memoria d'ogni sogno lieve
Fa che, peso insoffribile, l'opprima!
Oh, l'inverno nel cor, quando ancor breve
È la via corsa, allettatrice in prima;
E dormon sotto a la precoce neve
Per sempre i fiori onde appariva opima,
Passa il garrulo maggio, e ride in festa
La terra, e dice al cor: vedi? la vita
Si rinnova e l'amore. Or, su, ti desta!
Ma come a maggio landa isterilita
Non dà fil d'erba, il cor gelido resta,
La virtù del rinascere smarrita.
II.
E al capo mio ridea la primavera
Quando il verno sul cor impronto scese;
E s'aprìa l'alma giovinetta altera
A' lieti sogni, quando il gel la offese.
E rapida calò da l'alba a sera
La sua giornata, a la stagion scortese;
Ella non fe' lamenti, non preghiera,
E romita tra l'ombre ombra si rese,
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Ed amò il verno, che la pace assente
Profonda, e al germe di fallaci fiori
Chiude la vita, inesorabilmente:
Il verno, immite a' giovanili cuori,
Ma non ingrato alla severa mente
Nel suo disprezzo di lucenti errori.
***
Ecco l'amara e copiosa fonte dell'ispirazione: il Dolore; ed ecco i versi più spontanei di Elda Gianelli. Qui anche la chiusa è serrata e succosa, mentre, lo dico per incidente, spesso gli ultimi versi delle sue composizioni sono meno felici dei primi. Per esempio questo principio di due fluenti ottave:
Come una vela candida e romita
Naviga il mio pensier per l'ampio mare
promettevano per la fine qualche cosa di più; ed anche l'altro grazioso primo verso: