Svanisce poichè è inutile, se noi misera progenie d'Eva non potremo abitarlo giammai. Ci vorrebbero degli spiriti luminosi e incorporei da Paradiso Dantesco. Ma noi con questo po' po' di zavorra? Povero edificio! Altro che sventramento!
Il signor Bellamy ha dimenticato assolutamente il terribile mostro delle passioni che ognuno di noi porta appiattato alle spalle e che ci sospinge e ci uccide. Non più oro; dunque non più delitti, non più assassinî, non più rapine, non più suicidi ha detto lui: dunque non più forza pubblica, non più luoghi di pena; e fratellanza e ordine perfetto. Oh «Amour, mysterieux amour, douce misère!», dove ti relega il signor Bellamy per emanciparsi così di te?... I delitti e i suicidî mossi dall'amore non sono forse altrettanti di quelli mossi dall'avidità? L'amore non genera forse la gelosia, l'odio, la vendetta, la ribellione, i rimorsi? Poi, lasciando in pace l'amore, e l'egoismo, così tenace nella natura umana? l'ira, l'invidia, l'infingardaggine e tutto quel brulicame di cattivi instinti e di tendenze malsane che ci ribolle nel sangue, che riusciremo a domare, a soffocare giammai? Siamo in terra, signor Bellamy! — Peccato! — Lo so, ma ci siamo; e intanto le vostre sapienti precauzioni per la felicità mi fanno venire in mente una vecchia fiaba in cui una bambina per salvarsi dal lupo manaro turò colla bambagia ogni spiraglio, ogni pertugio, ogni crepaccio della sua casa, chiuse le finestre [pg!110] e si coricò tranquilla... dimenticando aperto l'uscio. Cose che succedono.
E non è solamente su questa.... distrazione che si trova a ridire. Manca l'equilibrio nel lavoro dello scrittore americano. Mentre su certi punti s'indugia a sazietà, come nell'ordinamento industriale, su certi altri sorvola, come nella questione religiosa, essenzialissima. Di agricoltura non una parola; di arte non sappiamo se non che il solo giudice sarà il pubblico il cui verdetto «per l'alto livello universale dell'educazione odierna — parla il dottor Leete — acquista un valore assoluto, preciso, che ai vostri tempi era del tutto impossibile». Quindi a tutti lo stesso granellino di sale della sapienza o la stessa patente di asinaggine. Il genio che si sprigiona e vola, l'intelligenza illuminata e divinatrice, il buon gusto innato e individuale, tutto tagliato a spazzola. Nessuno più farà musica in casa. Si potrà aver musica però a domicilio in tutte le ore del giorno e della notte toccando un bottoncino elettrico, press'a poco come il gas e l'acquedotto. Oh razza anglo-sassone, ti riconosco!
Anche sull'educazione, sulle professioni, sul servizio sanitario, pochi e non soddisfacenti ragguagli. La piaga dei domestici cicatrizzata perchè non vi saranno domestici. Si va a mangiare al ristorante, alla cucina dello Stato e «in caso di emergenze speciali — spiega il solito dottor Leete — come il ripulimento o rinnovamento generale della casa, possiamo sempre invocare l'assistenza dell'armata industriale. Dunque in quel civilissimo secolo il ripulimento della casa è un'emergenza speciale! E dire che quando parlano di noi del secolo decimonono ci chiamano barbari. Siamo proprio noi i barbari, dottor Leete?...
[pg!111] Ingegnosa e verosimile l'idea del trasporto dei pacchi a domicilio per mezzo di tubi pneumatici; e, per le giornate piovose, le gran tele impermeabili che scendendo a terra trasformano i marciapiedi in altrettanti corridoi asciutti e ben illuminati. Anche fa piacere il non riscontrare in un libro d'intenti così eminentemente socialisti, nessuna invettiva, nessuna crudezza, nessuna suggestione.
«Per altre vie, per altri porti
Verrai a piaggia non qui per passare».
significano circa le parole del dottor Leete all'indirizzo di quei signori dalla bandiera rossa; e quell'aura di pace, quella compostezza serena danno al racconto un simpatico carattere elevato e fine che gli apre tutte le porte indistintamente.
Il capitolo dedicato all'eterno femminino è il migliore del volume. È un bell'ideale di emancipazione sana, onesta, vera, a cui la donna perviene per mezzo del lavoro. Essa pure appartiene all'armata industriale che non lascia se non per i doveri della maternità, e può attendere come l'uomo ad un genere d'occupazione preferito. Naturalmente sono per lei i lavori più facili e i meno faticosi — è la cavalleria del secolo ventunesimo — e la donna diventa così la vera eguale, la vera compagna, la vera cooperatrice dell'uomo.
Inorridite, rinnegatemi, amiche che passate radiose di gemme nei balli calpestando le trine da mille lire il metro, e che v'adagiate nella morbidezza degli intimi salottini esauste per un viaggio alla Sterne nelle regioni pettegole e profumate; inorridite, ma ho chiuso fra quel capitolo un desiderio e un rammarico.... Che buona salute! che appetiti! che soddisfazione pura e lieta! una stanchezza piena di sollievo, un riposo [pg!112] pieno di dolcezza, una vita feconda e operosa. Oh l'attraente visione! Non più tempo per le emicranie, per le nevrosi logoranti, per le fantasticherie velenose, per i languori cattivi, per gli ozî insidiosi. Mai più annoiarsi, mai più! Poi la gentile alterezza di bastare a noi stesse, e l'affrancamento da ogni schiavitù: quella di un'ipocrita galanteria che ci confina fra i gingilli fragili e inutili, o l'altra meno umiliante ma più triste che condanna la donna a girare intorno allo stretto circolo delle attribuzioni domestiche, con gli occhi bendati, senza tregua, per tutta la vita; come i cavalli che una volta facevano andar le macine dei tintori....
Ed ora un raggio anche per voi, signorine. Immaginate voi che paradiso sarà il mondo quando verrà abbattuto quel famoso «Dio dell'or» che miete tante speranze e inaridisce tanti cuori? che appare sempre, o quasi, livido, inesorabile spettro fra il gioioso festino della vostra giovinezza? Pensate un po' che ebbrezza volare all'anima gemella sbarazzate e libere per sempre da tutte quelle brutte miserie di doti, di notai, di patrimoni, di assegni, che offuscano lo splendore delle vostre aluccie di farfalle! Sarà un tripudio di gioventù, di bellezza, d'amore!