Ma, ahimè, questo è l'ultimo sogno — un sogno d'alba! — bisogna destarsi e lasciare il baldo e pacifico popolo evocato da Edoardo Bellamy. Avesse egli la potenza del mago Merlino e noi i meriti di Bradamante per poter assistere con convinzione alla sfilata di questi nostri discendenti futuri! Ci sarebbe proprio da consolarsi.
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[Maternità.]
[Dall'Idea liberale, Milano, 1894.]
Vediamo di deviare un poco dall'eterna e oziosa questione. Minaccia di diventare una cosa insopportabile. Quasi non bastassero i poeti a farci responsabili dei loro peccati.... in rima — i romanzieri a fotografarci negli atteggiamenti più inverosimili — i giornalisti che tentano tutti i giorni di farci mandare a carte quarantanove riempiendo le colonne dei giornali estivi di fisciù alla Maria-Antonietta, di trine, di occhi di tutti i colori, ecco gli antropologi ad annunziarci che ci fanno l'onore di tagliarci a striscie per scoprire il meccanismo che ci fa ridere e piangere....
Povere donne! prima la lana da filare e Vesta da servire; poi i chiostri e i mariti di ferro, più tardi gli specchietti del Rinascimento che ci attiravano e ci uccidevano come le allodole; indi i cavalieri serventi; ed ora gli scienziati che ci prendono curiosamente con due dita e ci mettono sotto il microscopio come se si trattasse d'un microbo di nuova specie....
Signore intelligenti e di buona volontà, che leggete la Idea liberale, volete che insorgiamo? volete che si bandisca una crociata contro quest'ultima cattiva piega del secolo che dopo aver tutto decomposto [pg!114] o spostato, minaccia di continuare la sua bell'opera con noi assegnandoci per nostra definitiva dimora la casella degli uomini degenerati?...
Un momento, signore; non scappate: c'è qui chi ci salva. Fra tutti gli articoli scritti in questi giorni per la nostra causa ve n'ha uno, nella severa e simpatica Gazzetta letteraria, che dà la nota giusta in questo frastuono d'accordature. Ha l'aria d'una trovata, eppure è una cosa semplicissima: la storia dell'uovo di Colombo. Mi dispiace di non conoscere l'autore, signor Augusto Lenzoni, per non potergli esprimere direttamente la mia viva approvazione. Era una cosa così elementare! come mai non vi hanno pensato prima? Giusto; era questo il difficile: pensarci.
«La psiche umana — dice il Lenzoni nel suo geniale scritto — è così varia, così complessa, così proteiforme, che nessuno può misurarla, nè pesarla, nè circoscriverla in una formola assoluta. Hanno voluto fare della donna un essere psicologicamente diverso dall'uomo, e forse le differenze non esistono sono insignificanti».
Arrivati, dunque, dopo il lungo studio a questa trionfale conclusione, mi pare che non ci sia altro da dire. Un altro campo però si schiude, vasto, fiorito, troppo poco troppo male esplorato fin qui: voglio, dire il regno della donna madre.