III.

Ma io, di notte, quando la campana

rintocca i quarti delle vigili ore,

e il grido delle scolte s'allontana

di sui prossimi spaldi e lento muore,

penso che in faccia a noi, dentro un'arcana

mole, v'han genti in quel sinistro orrore

sepolte nel silenzio. E d'una strana

pietà mi piange e mi trabocca il cuore.

Io penso agli angiporti ignoti al sole

da cui scova la fame un volgo affranto

popolator de la terribil mole,

[pg!122]

E vien dagli angiporti umidi un canto

che nella notte palpita e si duole,

e sembra della trista isola il pianto.

Questo spirito insolito di sentimento e di vita nuova dimostri l'ideale di perfezione a cui potrebbe assurgere la lirica dal Marradi purchè palpitasse di qualche tumulto, purchè la bellezza marmorea e fredda si solcasse delle lagrime della passione. Per ora non sono che emozioni fuggevoli, dopo le quali egli affonda di nuovo nel suo giaciglio di fiori e ricomincia a fantasticare. Ora pensa a un'isola per conto proprio all'isola dei beati:

laggiù dov'io vorrei, lunge da tutti,

bere a limpidi sorsi il refrigerio

delle maree, posando dalla vita,

mentre scorresse cullata dai flutti,

senza un rimpianto, senza un desiderio

la mia beatitudine infinita.

Ma io non gli auguro di trovarla, poichè il nirvâna non è la vita; io, se osassi, augurerei invece alla sua splendida Musa solitaria che sogna fra il rezzo nel bel castello incantato, il principe amoroso della leggenda che allontanando le fronde la destasse con un bacio.

[pg!123]

[Alberto Cantoni.]

UN RE UMORISTA

[Firenze; Barbèra, 1890.]

Diciamolo, via: ci vuol un po' di coraggio a questi lumi di luna!... Non parlo, beninteso, del re, ma dell'autore, che ha scritto quelle tre parole in fronte al suo volume prima di mandarlo per il mondo. Corrono tempi così permalosi, è così accanita la rabbia di questo scorcio di secolo, come ebbe a chiamarla argutamente il Bonghi, che non mi meraviglierei punto se un dì o l'altro saltasse fuori qualche nuova cima d'ingegno con la scoperta peregrina che quel libro è una satira e l'autore un politicone della tempra più sottile. E allora, povero signore! avrebbe un bell'arrabbattarsi con le opere e con le parole per dimostrare il contrario; potrebbe magari morire per il trionfo della sua fede, non gli farebbero neanche la grazia di cinque minuti per ascoltarlo, ubriacati dall'ardore di procurargli a modo loro l'immortalità.