E così è. Un libro che può dilettare, ripeto, come una gran fiaba, o come qualcuno di quei vecchi romanzi cavallereschi di gesta e d'avventure. Le figure su questa superficie livellata spiccano tutte con un rilievo più marcato, con colori più vivi, con luci più sfavillanti; sia nell'inferno in cui paiono fusi insieme i geni di Michelangelo e di Shakespeare; nel Paradiso, arido e splendido; nel Purgatorio, nella più divina della cantiche dove non è più il dolore e non è ancora la gioia, dove la mestizia soave e blanda è nel verde, nei fiori, nei crepuscoli, nelle voci; dove è un sospirare e un desiderare umile e ardente — dove le donne che più hanno amato e pianto, e i cavalieri che più hanno perdonato e gli artisti che più hanno sofferto, lievi passano e si nascondono: [pg!164] e gli angeli sono umani e pii, e il poeta pagano ha il cuore oppresso dal divieto supremo e il poeta cristiano l'anima anelante alla sua diletta che gli sarà concessa per lo spazio di un sogno... Se la Divina Commedia è la Bibbia degli Italiani, questo è veramente il salmo dei dolenti — giacchè per sentirne riflesse nello spirito le verità, le consolazioni alte, le bellezze, bisogna avere faticato su per l'erta della vita fra le lagrime e i pesi e il fuoco, come l'Alighieri in ispirito sul mite Calvario...
Ma invece delle mie insufficienti manifestazioni sarà più opportuno riportare un brano della meritoria operetta del Capovilla per dimostrarne meglio il valore e l'utilità. Scelgo a caso:
«Era già l'ora, che ai naviganti, nel dì in cui hanno detto addio ai dolci amici, volge il desiderio verso la patria e intenerisce il cuore: e che piange d'amore il nuovo esule s'egli ode alcuna campana di lontano, che paia piangere il giorno che si muore. Quando Dante incominciò a mirare una di quelle anime, che levatesi in piedi, colla mano chiedeva alle altre che la ascoltassero. Ella giunse, ed alzò ambe le palme, fissando gli occhi verso l'oriente, così come dicesse a Dio: «D'altro non mi cale che di Te, Signore!» Poi le uscì di bocca: — Te lucis ante (Prima che termini la luce; inno della chiesa a difender l'anima dalle tentazioni notturne) devotamente e con note dolcissime. E le altre anime, colla medesima dolcezza e devozione, l'accompagnarono per l'inno intiero, tenendo gli occhi al cielo. Poi taciti guardavano in su come aspettando.»
Se lo spazio me lo concedesse vorrei trascrivere molto di più, ma dal brevissimo saggio ognuno può farsi un'idea dell'intero lavoro. Io chiamo queste opere: opere buone.
[pg!165]
[Italia e Poesia.]
Ad un incredulo.
.... Poichè ho la fede, lasciatemi parlare; — e non per la velleità di convertirvi, state tranquillo, nè per un irriflessivo senso d'orgoglio nazionale, e neanche per la vanità d'impancarmi a predicatrice: la fede è degli umili; — degli ignoranti, potreste dirmi; — ma non importa: sia ignoranze, sia illusione, sia amore, la fede è bella e fa del bene e va rispettata.
Io credo dunque alla superiorità del genio poetico italiano, e chi non ha mai accarezzato questa dolce idea mi scagli... il primo elzeviro. Ci credo; e l'altro giorno in questo stesso giornale[6] a proposito d'una poetessa gentile ho arrischiato l'osservazione che la prosa francese contemporanea vince la nostra come la poesia italiana vince la poesia francese. Pensavo candidamente che il dirlo in Italia non doveva essere un'imprudenza; invece... ho motivo di credere d'aver provocato una varietà infinita e graziosa di smorfie a giudicare da quella caduta sul margine — la vostra — -che arrivò fino a me.
Non è questione di chauvinisme, ve l'ho già detto. No, poichè la superiorità non la trovo tanto nelle [pg!166] personalità artistiche come nella poesia per sè stessa nell'arte poetica in generale. Nella poesia italiana si mesce un elemento nuovo, sottile, che le altre poesie non hanno: un elemento, dirò così, complementare, che infinite e varie cause concorsero a formare. È l'atavismo di dignità più immediato, della lingua latina? È l'eco del dolce stil novo? È la dovizia lussuosa dei vocaboli? È il cielo? il sole? i fiori? le memorie? — La poesia in Italia non è come negli altri paesi: vi brulica come i pulviscoli nel raggio l'aria ne è intrisa — vola per le bocche del popolo, s'insinua tra i banchi degli scolari, sorride dalle cattedre, risuona nei campi, trema o esulta nelle chiese — perfino il giovine clero, liberato dai Greci e dai Romani, scrive rime d'ispirazione — perfino il Papa compone in poesia... Convien dire che l'influsso sia potente...