I SEMINATORI

Van per il campo i validi garzoni

guidando i buoi da la pacata faccia;

e, dietro quelli, fumiga la traccia

del ferro aperta alle seminagioni.

Poi, con un largo gesto delle braccia,

spargon gli adulti la semenza, e i buoni

vecchi, levando al ciel le orazioni,

pensan frutti opulenti, se a Dio piaccia.

Quasi una pia riconoscenza umana

oggi onora la terra. Nel modesto

lume del sole, al vespero, il nivale

tempio de' monti innalzasi: una piana

canzon levano gli uomini, e nel gesto

hanno una maestà sacerdotale.

[pg!179] Oh mia opulenta campagna latina! È te che penso, te che mi verdeggi innanzi alle pupille dell'anima, piana, regolare, monotona, grandiosa nell'altissimo silenzio degli accesi vespri sereni! Quanta pace mi ha dato sempre la dignità classica della tua terra! quante volte ho indugiato a contemplare i bovi aggiogati al magnifico aratro a dozzine, biancheggianti sulle zolle scure dai riflessi d'acciaio! Il sistro tinniva piantato ritto sui gioghi, e il villano incitava ad alte voci lente dicendo dei nomi cavallereschi e favolosi che svanivano nel vasto cielo come echi di un secolo lontano che non vuol essere dimenticato.... Oh le sublimi fantasie che errano con le nubi occidue sulla mia dolce terra, là fra «'l Po, il monte, la marina e 'l Reno!....»

E poichè vi ho trascinate nel regno delle favole restiamoci un poco. Vedete? passa sul nostro capo la più industre tra le fate:

MORGANA

Or tremule, sui monti e su le arene,

crescon ne la lunare alba le imagi;

materiati d'oro alti palagi

e torri ingenti assai più che Pirene.

Salgono scale in luminose ambagi

con inteste di fior lunghe catene.

Come navi in balia de le sirene,

ondeggiano le pendule compagi;

poi che Morgana, in dolce atto giacente

ne 'l letto de la nube solitaria,

quasi ebra di quel suo divin lavoro,

ama seguendo un carme ne la mente,

cullare da le man languide a l'aria

la città da le mille scale d'oro.

[pg!180] Che bellezza, non è vero? che fragile e preziosa bellezza questa immaginosa visione! Guardiamoci dal determinarla in qualunque modo. Si sciuperebbe. I miraggi non si possono analizzare nè descrivere. I miraggi si adorano, si piangono, in silenzio.

Udite, ancora, poichè non voglio lasciarvi l'adito al dubbio che tutti questi splendori affascinanti non rivestano che parvenze. Il palpito umano c'è, ora gentilissimo ed ora violento, ma sempre d'un'efficacia singolare. Il primo è un Rondò, un gingillo per voi, signorine:

Entro i boschi alti e soli

(era la luna piena)

fluiva in larga vena

canto di rosignoli.

Da 'l triste inno corale

pendeva Ella, in ascolto.

Chino su 'l davanzale,

io pendea da 'l suo volto.

Non i miei lunghi duoli,

non del suo cor la piena

a la notte serena

diceano i rosignoli

entro i boschi alti e soli?

L'altro è un frutto trapiantato da poco nel mio verziere. Appartiene alle «Nuove rime» recentissime, nelle quali la seconda maniera D'Annunziana fa già capolino. Il massimo effetto d'impressione ottenuto con la massima semplicità: