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[Piccolo intermezzo in prosa.]
«.... Quando ero un garzonetto di circa nove anni, — mio zio mi fece domandare, — per cacciar il falco, cavalcare con lui, — e tenergli compagnia.
E soffiò il vento del Nord, — il vento del Nord nell'uragano — e un sonno di morte piombò su di me, ed io caddi dal mio cavallo.
La regina delle fate or mi tiene, nella sua collina verde per rimanerci; e sono un elfo leggiero e sottile, bionda fanciulla, non lo vedi tu?!...»
(Frammento d'una ballata Scozzese).
[X.]
Lorenzo Stecchetti.
Ancora un frutto vietato! Dio buono quanti! Di questa specie però ne avete assaggiati qualcuno ben mondo, ben inzuccherato, ben isolato in una coppa di cristallo, al giulebbe della musica di Rotoli e di Tosti. Qualche altro ve lo sbuccerò io, ma pochi. «Anche senza leccornie si vive» ha detto l'altro giorno con filosofia semplice e profonda un vecchio medico a un golosino di mia conoscenza. Parole che possono essere fondamento di una regola di vita — parole da scriversi in oro su ogni camera di fanciulla.
Chi non conosce la gherminella ordita da Olindo Guerrini per dar maggior attrazione e pubblicità alle sue poesie? Chi non ha sentito intenerirsi il cuore [pg!236] pensando a quel povero tisico che scriveva, conscio della sua fine, versi così appassionati e soavi? Chi, vedendo sull'elzeviro quel titolo di «Postuma» e quell'avvertimento «Edito a cura degli amici» non ha riflettuto con un senso di sollievo che, dopo tutto, in questo mondaccio vi sono ancora degli animi nobili e disinteressati ne' quali accanto allo sfolgoreggiante eroismo s'illumina e splende di luce propria la fiammella pallida e dolce della pietà? Oh gentile fratellanza di spiriti! Amicizia buona più forte de la morte! Povero Lorenzo Stecchetti, povera giovine vita falciata così! — E la melodia soave e triste di quei versi scendeva all'anima, e quei versi circonfusi da un'aureola di martirio, purificati, quasi, dalla morte, andavano a ruba, e alle imprecazioni, alle volgarità si applaudiva come al canone di una nuova scuola emancipata dalle ipocrisie, e le gemme poetiche si trasformavano in ghirlande per la tomba del grande e disconosciuto poeta.