Clotilde respinse la scodella vuota e disse ad occhi bassi:
— Spero che l’avvocato non mi aspetterà per curarsi....
— Pare di sì, — continuò la nonna, — giacchè non ha voluto chiamare il dottore. Fra lui e sua moglie hanno fasciato il braccio.... Dardanelli seguita a dire che è una cosa da nulla... Però gli è venuta la febbre.
Clotilde era stata assalita da un dubbio repente, angoscioso. Dov’era il suo pugnaletto d’argento? se lo avessero trovato in giardino, insanguinato.... Lo aveva gettato via o no? Non se ne rammentava.
— Non ci mancava che questa, povera gente; continuò la signora Rita trinciando il lesso. — Ce n’era d’avanzo della bambina malata... ha un febbrone, povera creatura.... ma già quando l’incomincia a dar dietro non si finisce più. Poi, già, la civetta s’è fermata due notti, due notti in fila, capisci? a cantare sulla finestra... me lo raccontava la Giulia.... S’ha un bel dire che sono scempiaggini, ma poi i fatti.... E tu hai sentito che temporale, stanotte? Che tuoni e che lampi.... Gesummaria, pareva il finimondo... Poi ha durato tutta notte a piovere... Bada qui, Clotilde, ohi a che pensi? è un ora che ti stendo il piatto....
La ragazza si scosse arrossendo; levò i tondi, ne rimise, si prese il lesso, ma non potè mangiare. Quel pensiero la torturava. E dovette rimanersene cheta fino al termine del desinare, ascoltando le ciarle della nonna che di quando in quando la pungeva col sarcasmo o col dispetto. Allorchè le fu possibile d’uscire, barcollava.
Trovò il pugnaletto sotto i rami spezzati d’un geranio. Il vento e la pioggia avevano pestato le aiuole a segno che non era possibile scorgervi traccia di passaggio o di lotta; pure ella si sentì mancare scorgendo luccicare il suo gingillo fra la terra umida, in quel luogo. E come le accadeva sempre, il contraccolpo dell’emozione la terrorizzava. Lo raccolse con uno sforzo della sua volontà avvezza a superare le ripugnanze insuperabili, ma sentiva che se vi avesse trovato traccia di sangue non sarebbe più stata padrona di se. Nulla, invece. La tenue arma lavata dalla pioggia era forbita, riscintillante al sole. Clotilde salì in fretta nella sua camera e lo gettò sul cassettone come se le scottasse le mani, poi si abbandonò sul letto, bocconi, con le tempie, il cuore, le arterie tutte che le pulsavano violentemente.
Si rialzò soltanto quando udì qualcuno bussare all’uscio e chiamarla angosciosamente. Andò ad aprire intontita, come balzata dal sonno. Vide la signora Giulia piangente, pallida, scarmigliata, senza lena.
— La mia bambina muore! Clotilde, presto, aiuto, oh Dio, la mia bambina muore, aiuto!...
Fu come il bicchier d’acqua che dissipa i fumi dell’ebbrezza. Clotilde si riprese in un attimo — Andiamo, andiamo — rispose energica, pronta, risoluta; e si mise a correre tenendo per mano la signora Giulia che si lasciava trascinare, spiegandosi fra i singhiozzi, a stento: