— Quella sgarbataggine... — cominciò a rimproverare seccamente la nonna, levando la testa piccina e ossuta dall’enorme lenzuolo che la seppelliva ammonticchiandosi su una sedia di contro. E dopo un momento di silenzio generale disse a Roberto, guardandolo attraverso gli occhiali amorosamente: — Continua.

— No, è inutile, — mormorò il giovane con languore annoiato; — già a me quella spensieratezza ignorante mi fa sempre l’effetto di una secchia d’acqua sul capo. — E corrugò le sopracciglia, passandosi una mano fra i capelli biondi e fluenti, come se la secchia lo avesse inaffiato davvero. — Io son fatto così, che vuole? — riprese sorridendo a fior di labbra all’avvocato e alla nonna che lo guardavano costernati; — un nonnulla, in certi momenti di emozione artistica intensa, basta a smontarmi, a prostrarmi per chi sa quanto... — E dopo un guizzo nervoso piegò il manoscritto dispettosamente e si levò.

— Questi poeti moderni sono pile di Volta, — osservò blandendo l’avvocato, mentre la nonna continuava a fissar Roberto con un po’ d’inquietudine.

— Se avessi immaginato, — entrò a dire la ragazza punto intimidita, — non sarei certo comparsa e, se volete, me ne vado...

Roberto fece una mossaccia ed uscì.

— Ci siamo! — sbuffò la vecchina. — Tu, cara Clotilde, fai e dici sempre delle sciocchezze. Mi pare che oramai dovresti conoscere tuo fratello. Già, non c’è rimedio, ci vogliono dei riguardi... Quella gente là non è come noi, è fatta ad un altro modo, vive in tutt’altro mondo. Con tutte quelle idee nel cervello, sfido io! E pur troppo in ogni tempo e in ogni luogo ci fu e c’è qualcuno che li disconosce, che li deride... Pare impossibile! Roberto, che, per buona sorte, è cresciuto in un ambiente dove tutti lo apprezzano e lo ammirano, deve aver per sorella quella monellaccia là che non capisce niente....

Clotilde non sorrise e continuò a tagliarsi le unghie con le forbici della nonna, ritta in faccia a lei, contro lo stipite della porta che s’apriva sul giardino, più seccata dalla presenza e dagli sguardi dell’avvocato, che dalla ramanzina della signora Rita. Gli occhi di Dardanelli, tondi, piccoli, bruni, maliziosi nel faccione paffuto, quegli occhi impuri che parevano denudarle corpo e anima, la urtavano terribilmente. Quindi con bel garbo gli voltò le spalle, borbottando più per disimpegno che per altro: — Roberto posa, nonna mia...

— Sentite chi parla di pose! — esclamò la nonna con un atto di desolata meraviglia. — Chi parla di pose! L’ha intesa, avvocato? Lei che fa la donna emancipata a quel modo! Lei che ha suscitato un mezzo scandalo con la fissazione di quegli studii... Zitta, zitta per carità!

Clotilde sorrise, questa volta, continuando a rimaner voltata in là a capo chino. Intanto l’avvocato mangiava cogli occhi quelle spalle svelte, quella vita sottile, tutto quel bel corpo giovanile e fiorente costretto nell’abito nero da cui usciva libero e nudo il collo fresco, velato di capelli biondicci sfuggenti al voluminoso nodo fissato con uno spillo d’argento sulla sommità del capo.

— Va là col tuo tanfo d’acido fenico — brontolò la nonna con disgusto. — Non mi ci avvezzerò mai.