Mentre donna Laura dava dei consigli a sua nuora sul mezzo migliore per conservar fragrante il thè, il generale aveva trovato modo d’attaccare col conte Silvestri il suo discorso favorito:
— Un natale senza neve! ma che vuoi? non mi pare neanche Natale... Ci vuol la neve alta mezzo metro... allora si gode il ceppo. Mi ricordo che nel sessantadue... Ma a proposito. — ripigliò come chi non vuol differire una questione importante, — a proposito, Laura, chi sta di guardia stanotte al ceppo? hai stabilito?
— Ma chi vorrà! — rispose donna Laura un po’ seccata d’essere interrotta nei suoi ammaestramenti domestici; e se nessuno vorrà, il servitore....
— Ci sto io! — vociò con energia l’ufficialetto e, chi sà perchè? gli occhi gli brillarono come se avesse trovato la soluzione di qualche difficile problema.
— Ebbene, ci starai tu, — replicò tranquilla la padrona di casa, che riprese a sua nuora il discorso dianzi interrotto. Gli altri guardarono tutti, discretamente meravigliati, dalla parte dell’ufficiale: il giornalista ebbe un sorriso maligno che trattenne subito. Alda impallidì.
— Bravo, bravo, — approvò il generale. — Pare che il ceppo di casa Arnaldi sia destinato ad avere un servizio d’onore in tutte le regole. Fino a tre anni fa non ho ceduto a nessuno questo incarico... ed ora son contento che mi sostituisca un altro figlio dell’esercito. Anche l’anno scorso, mi pare...
— No, l’anno scorso toccò a Silvestri; non è vero, Silvestri? — chiese Marta, accendendo la seconda sigaretta.
— Chi? io? che cosa? — interrogò costui, cadendo dalle nuvole.
— Ma questi poeti! — esclamò allargando le braccia il generale, sfiduciatamente. — Che cosa maturavi, si può sapere? un sonetto o un’ode barbara?
— Un’elegìa, — mormorò quel monello di Silvestri, scambiando sottocchi uno sguardo d’intelligenza coll’Orco che sorrise.