— È una cretina, — dichiarò placidamente l’Orco.
— Oh, no, è furba! — corresse la brunetta con un movimento affermativo del capo e quello sguardo artificiosamente candido che la rendeva così graziosa.
— Oh infine poi, — entrò a dire donna Laura con calma, autorevole, — ognuno è padrone di condursi come meglio crede; rispettiamo le opinioni. Se quella commedia urtava le sue convinzioni religiose o morali, ha fatto bene a non intervenirvi. Aggiungete poi che con questa sconfinata libertà, che ora informa l’arte e la vita, nulla di più facile che passare dalla leggerezza alla sconvenienza... — finì voltando il viso aggrinzito e incorniciato dai capelli grigi, arricciati, verso la vedova e l’ufficiale che non se ne davano per inteso.
— Non lo credete? non lo credete? — mormorava sottovoce lui, infervorato, col viso acceso. — Gabriella!... scettica... cattiva...
— Baie... — rispondeva lei col suo spiccato accento fiorentino, scrollando, le spalle opulente e chinando il capo per osservare con gli occhi miopi le cifre del tovagliolo; — baie, caro mio... — E la signorina Alda daccapo a guardare fissamente, lungamente, con una costanza e un ardire quasi disperato, il cugino ufficiale. Baby, trovandosi trascurato, la scotè violentemente per un braccio, rovesciando nell’atto un bicchiere di vino.
— Ma quei bambini... sono d’un’indisciplinatezza... — cominciò donna Laura, rivolta a sua nuora, che fulminò con un’occhiata la governante, la quale a sua volta, col viso di fuoco, rimproverò in inglese il bambino.
La governante era una ragazza florida e bionda, nè brutta nè bella, impassibile e muta sempre, persino negli occhi, che pareva non avessero pensiero. Eppure il malestro di Baby l’aveva richiamata alla realtà di lungi, oh di lungi assai, dalle nebbie nordiche fra cui intravedeva un ramo di pino inghirlandato di lampioncini rossi, e molti visi noti e cari, e un bisbiglio di voci, nel linguaggio della sua infanzia, ripetere con un buon sorriso: A happy Christmas, my dear!
— Uh! se potessi andarmene prima di mezzanotte senza che mamma se ne offendesse.... — pensava il figlio giornalista, mettendo un chicco di zucchero nella sua tazzina di caffè, in aria meditabonda.
— Come lo chiamate questo profumo? — grugnì il generale, annusando l’aria verso la vedova che lo guardò un momento senza rispondere e poi disse: — Eliotropio! — voltandosi ad ammonire il suo turbolento compagno che le bisbigliava qualche cosa all’orecchio.
— Non sarà sempre Natale... — rifletteva fra sè per consolarsi, Alda, col cuore stretto da uno sconforto senza fine. Poi pensava che passato Natale anche lui se ne sarebbe andato, e il buio e il silenzio avrebbero soffocato il suo bel sogno. Allora si contentava di soffrire.