— E me lo dici così!?... — Mimì lo fissò ostinatamente coi begli occhi larghi, infantili, pieni di lacrime, stiracchiando nervosa una nappina del guanciale di felpa in cui affondava le spalle delicate.

— Come dovrei dirtelo? Non lo sapevi già? se ne è parlato fin troppo.... e anche un po’ vivacemente, mi pare. C’è bisogno che ti ripeta, tesoro, che nelle piccole, come nelle grandi cose, quando ho deciso, nessuno mi smuove dal mio proposito? È una dote o un difetto essenziale del mio carattere....

La piccola Mimì sentì salirsi alle labbra una ressa di parole amare e sprezzanti, ma non ne lasciò uscire neanche una. Si contentò di coprirsi gli occhi con la mano. Dunque tutta la sua fine diplomazia femminile, di cui aveva fatto spreco quella sera per trattenerlo, era stata inutile! Dunque le sue carezze, le sue ingenue civetterie, i suoi immaginosi pretesti, i discorsi piacevoli, i frizzi arguti, le discussioni sull’arte, sostenute con tanto stento per un unico fine, tutto era stato vano; tutto dileguava innanzi alla fermezza incrollabile di quell’uomo che aveva fissato di darle un dispiacere, che temeva di perdere un briciolo della sua autorità facendole il sacrifizio di una sera di carnevale, mostrandosi compiacente almeno una volta con lei, povera donnina debole e amorosa, che non aveva da rimproverarsi se non di amarlo sempre come nel giorno delle loro nozze...! Era una crudeltà, una durezza, una barbarie inaudita! Tutta la sua anima semplice e buona si ribellava, riboccante di amarezza e di sconforto. Frattanto la piccola mano tornita che nascondeva gli occhi tremava, la testa e le spalle avevano lievi guizzi convulsi, le lagrime cascavano silenti una dopo l’altra fra i cuscini e le pelliccie.

Egli la osservava ogni tanto, levando gli occhi dal giornale, con un misto d’inquietudine e di noia; la osservava brevemente, lisciandosi la barba bionda e fluente, nascondendo qualche impertinente sbadiglio. Gli dispiaceva un poco di vederla piangere, povera piccina. Una vera bimba, Mimì, piccola, mingherlina, rosea, ricciuta e... irragionevole. Non si ritrovava la donna che nelle movenze aggraziate, in qualche intonazione di voce triste e dolce, in qualche lampo dello sguardo. Egli l’aveva amata così, la amava tuttora; ma a modo suo: senza sacrificarle nessuna delle sue tendenze, delle sue abitudini, non curandosi di approvarla o di disapprovarla, di pensare un momento se ciò ch’ella gli chiedeva fosse giusto o meno. L’amava come una cosina leggiadra e fragile; sorrideva dei suoi entusiasmi, delle sue esultanze, delle sue allegrie chiassose; le donava un gingillo quando la vedeva triste; la ammoniva freddamente delle sue inesperienze, severamente de’ suoi capricci, come questo, per esempio, di scongiurarlo a rinunziare al veglione. Silvio continuava a difendersi fra sè; a pensare che non doveva lasciarsi imporre; che se avesse ceduto una volta era finita: Mimì ne approfitterebbe subito per ritentare la prova fin che sarebbe diventata la sua tiranna. Le donne sono così invadenti! Si provi a conceder loro un palmo di terreno, esigono dei chilometri! Precisamente come quell’astuto dio della mitologia indiana, che si rimpicciolì per ottenere tre passi di regno; poi, a grazia fatta, divenne così smisurato che in tre passi abbracciò terra e cielo e inferno.... Uh, niente, niente: aveva fatto benissimo a mostrarsi incrollabile anche per una cosa che a lui non importava affatto. Anzi, siccome ella piangeva, ora, col fazzoletto agli occhi e pareva far pompa delle sue lagrime, Silvio si alzò per andarsene. Non che temesse d’essere intenerito da quelle lagrime, oh no; Silvio era un uomo forte; voleva solamente levarsi da quella posizione ridicola e imbarazzante. Però non volendo neanche parere un tiranno le si avvicinò e scherzosamente le prese i polsi per forzarla a scoprire il viso; ma Mimì lo respinse sdegnosa, singhiozzando addirittura.

— Perchè non vieni anche tu? — disse allora lui in fretta, a scanso di rimorsi.

Inutile: Mimì scrollò le spalle e gli gridò dietro con la voce piena di stizza e di lagrime:

— Dimentica d’avere una moglie stasera... è il meglio che tu possa fare...

Silvio richiuse l’uscio dietro di sè con bel garbo; poichè non era neppure un villano. Ma Mimì avrebbe preferito una sfuriata a quella superiorità noncurante che la umiliava e la desolava. Doveva essere trattata proprio sempre come una bimba? come un piccolo essere inconcludente la cui volontà non merita neanche dr essere discussa? come una scema? Che tristezza! che infamia! Si strinse la testa, tutta a riccioli brevi e scomposti, fra i cuscini soffici, nel silenzio vuoto che era rimasto dopo il tenue colpo dell’uscio che si richiudeva; un silenzio vuoto, freddo, indifferente, malinconico, in cui le si addentrava di più quella spina nel cuore.

«Perchè non vieni?» le aveva chiesto Silvio. Ma perchè non dirglielo prima? E perchè ripeterle invece tutta la giornata che le signore per bene non vanno al veglione? Certo era per questo che Silvio ci teneva tanto!... Ah, povera Mimì!

Anche i gingilli e i mobilucci, che conoscevano le sue manine sapienti e lievi, parevano compiangerla e avvilupparla d’un’intima tenerezza, nella luce tranquilla della lampada dal paralume color di rosa. Ma ella con gli occhi foschi, rigida, covava il suo rancore.