.... Correva addirittura, trascinando il suo muto cavaliere, lungo i corridoi, lungo le scale, attraverso l’atrio, correva zoppicando poichè aveva perso una scarpina.... Che freddo al piede.... Ma che importa? L’essenziale era di fuggire, di fuggire, di fuggire....
***
Silvio tornò a casa dopo un’ora. Gli era bastato compier l’atto d’autorità libera e assoluta presso sua moglie e sentirsi sempre capace di quell’incrollabilità di propositi che era la sua gloria. S’era molto seccato a quel veglione più stupido degli altri; ed entrando nel salotto gaio, luminoso e tranquillo, nel tepore dopo il freddo aspro della via, provò una sensazione di piacere, quasi di sollievo. Mimì dormiva nella poltrona-lunga, fra le pelliccie, accanto al fuoco quasi spento. Proprio come una bimba bizzosa! La contemplò un poco alla luce mite della lampada velata di rosa. Era pallida, scarmigliata; aveva le palpebre livide e le sopracciglia ancora lievemente aggrottate. Sul tappeto del pavimento biancheggiava il fazzoletto di lei; Silvio lo raccolse, era umido di lagrime. Intanto vide anche una delle eleganti scarpette alla Luigi XVI giacere abbandonata... Un vero campo di battaglia. Qualche crisi nervosa, forse.... Sentì un tantino di rimorso... cioè rimorso, no, non sarebbe il caso! dì rammarico, via; poichè non era proprio un tiranno, sebbene quella grullina con le sue scene tragiche tentasse di farlo credere.
Non l’aveva mai veduta così desolata... che follìa!... Se avesse a soffrirne poi? Era così piccina, così fragile... Le toccò il piedino scalzo; — lo sentì di ghiaccio e lo ricoperse con un lembo di pelliccia, accuratamente. Certo non c’era un’altra donna al mondo con un paio di piedini uguali... Quante dolci pazzie gli avevano fatto commettere! Quella scarpetta pareva quella d’una bimba, d’una fata, di Cenerentola; proprio: la scarpina di Cenerentola. Invogliava di empirla di confetti, di fiori, di baci...
Mimì mormorava parole inintelligibili, si agitò con inquietudine e finì per rizzarsi di scatto, seduta, con gli occhi spalancati, non ancora ben desta.
— Sei tu, Silvio! — balbettò, poi, vedendogli la sua scarpetta fra le mani, continuò smarrita: — Ma dunque era vero... l’ho persa proprio al veglione....
— Sì, — disse Silvio ridendo, indovinando. Sei stata al veglione nella carrozza della fata Mab....
E s’inginocchiò cavallerescamente a’ suoi piedi.
— Ti ricordi la fiaba di Cenerentola?
«.... La signorina dimenticò ciò che la madrina le aveva raccomandato, di guisa che udì battere il primo tocco di mezzanotte, quando credeva che non fossero ancora le undici.