— Eri sulla soglia del tempio d’un dio ignoto... — soggiunse lui piegando carezzevolmente il capo sulla morbida mano inguantata, abbandonata sulla sua spalla.

— Oh come sentivo la vicinanza di quel dio, come mi turbava quell’attesa solenne!... — esclamò essa, commossa; — poi, senti Arrigo, la divinazione venne improvvisamente... Capii che solamente amando sarebbero scesi nella mia anima, a colmarne il vuoto, quei trilli, quella luce, quei profumi che mi facevano piangere d’una strana malinconia: ascoltai il mormorio di voci che s’era levato intorno a me e compresi che le cose tutte parlavano, inneggiavano, deridevano la mia ignoranza.... Allora strappai le violette...

Egli le prese delicatamente fra le mani la testa, e la baciò senza parlare, con un sorriso intenerito.

— .... dopo salii nella mia camera, m’inginocchiai e in quell’ardore di fede che mi dava la tristezza chiesi a Dio ingenuamente di amare anch’io, di amare molto, con tutte le facoltà del cuore, della mente, dell’anima; con tutto lo slancio e la forza della mia giovinezza, e di essere riamata così...

— Dio ti ascoltò quel giorno... — cominciò lui con impeto, ma la piccola mano gli chiuse la bocca.

— Ascolta: fu un olocausto; chiesi a Dio di respirare tutto il profumo, di godere tutta l’ebbrezza infinita di questo amore sovrumano, non fosse che per un giorno; e gli offersi in cambio... la mia vita...

— Taci! — proruppe lui con un brivido; — perchè dir questo oggi, un giorno di nozze? perchè l’hai detta quella parola? perchè? — E la baciò a lungo sulle labbra come per cancellare quella parola funebre. Ella rideva, rideva, con la bocca schiusa, fresca come un fiore, gli occhi pieni di sereno; rideva sfidando il destino, forte di gioventù, d’amore.

E laggiù, tra gli alberi, la massa confusa veniva innanzi, insensibilmente, misteriosamente sulla bianca strada. La signora aspirava intanto nell’aria con delizia un odor acuto di mammole, e cercava sulla sponda erbosa del fossato, scostando le fogliuzze con l’ombrellino.

— Oh, delle mammole! — esclamò lieta; — delle violette bianche come quelle, Arrigo! Ecco un bell’augurio, vedi?... — E fece per slanciarsi dalla breve sponda; egli la trattenne facendole gli occhiacci, per usare subito della sua novella autorità di marito. — È così che ci si fa male, bambina! un minuto di pazienza e avrai le violette. — E scese destramente. Ella gli additava, con l’ombrellino, violette invisibili.

— Ma no, Arrigo... dalla parte opposta... laggiù sotto la siepe... bisogna passare attraverso la siepe, — concluse ritentando di scendere la sponda sdrucciolevole. Egli la prese risolutamente alla vita e la posò giù, accanto a lui.