Gli ricadde sul cuore tutta commossa. Alberto rimase un minuto in silenzio, immobile; poi il signore serio, rigido, sempre dignitoso e corretto la strinse fra le braccia con uno slancio di giovane innamorato ripetendo a voce bassissima:
— Sii benedetta; grazie, grazie....
Ma, di colpo, le prese tutte due le mani, obbligandola a rimanere là dritta dinanzi a lui come dinanzi a un giudice. I suoi lineamenti avevano assunto adesso un’espressione autorevole, severa, quasi di durezza.
— Hai scelto dunque? — le disse lentamente, fissandola negli occhi. — Non te ne pentirai?
— Ah, Alberto! — Era un grido di dolore, ma Letizia sostenne quello sguardo risoluta, orgogliosa.
— No? — continuò lui scosso più che non lo volesse parere; — no, proprio? Ebbene, sono contento, Letizia, perchè è quello che mi aspettava da te. Poichè, vedi, — seguitò freddamente, — avendo la coscienza di valere di più, ho voluto che tu ci vedessi accanto, per paragonare, per sce...
— Oh no, per pietà, Alberto, non la ridire l’orrenda parola! — gridò lei svincolando le mani per posargliele sulla bocca. — Mi crederai se ti dico che fu un sogno? solamente un sogno della mente malata? un breve sogno di cui ho rimorso, ma di cui non debbo arrossire? Che sono ancora degna di te, della tua stima, del tuo amore, del tuo nome.... Mi credi?
Alberto la guardò negli occhi neri che raggiavano.
— Ti credo, — disse semplicemente.