Suo marito entrò soffermandosi sulla soglia.
— Già levata? brava! ti senti dunque meglio? — e mosse verso di lei premuroso, un po’ triste.
— Guarita, Alberto, guarita! — Letizia ebbe un impercettibile sorriso sibillino. Poi gli mise lentamente le braccia al collo e gli nascose la testa sul petto, contro il cuore.
— Dì, Alberto, — susurrò, — mi perdoni le mie bizze, la mia musoneria? hai veduto? non stavo bene, erano i nervi...
— Già i nervi, quei benedetti nervi... — Alberto le carezzava adagio i capelli, ninnandola come una bimba.
Erano nella spera di sole che traversava obliquamente la stanza e s’insinuava nel letto, fra le cortine: Letizia rialzando la leggiadra testa la ebbe tutta intrisa d’un oro ardente.
— Dimmi, Alberto, quando parti? — gli chiese con risolutezza.
Egli esitò un istante.
— Ma... dissi lunedì, e lunedì è dopodomani. Avresti qualche cosa in contrario? Mi dispiacerebbe perchè non posso differire...
— .... io no, anzi... — rispose lei tutta rossa e palpitante; — gli è che.... volevo saperlo.... te l’ho domandato, — aggiunse rapidamente — perchè vorrei venir con te! Oh, Alberto, portami via con te!