Stipendiai nella qualità di mio interprete un giovinetto che avea fatto il viaggio meco nel medesimo bastimento, un nativo di Luggnagg; ma che, essendo vissuto alcuni anni a Maldonada, era divenuto perfetto maestro di entrambe le lingue. Col suo aiuto fui in grado di conversare con quanti venivano a visitarmi, ma tutto il nostro dialogo si riduceva alle loro interrogazioni ed alle mie risposte, non conduceva sicuramente a veruna discussione.
La risposta della corte non si fece aspettare più del tempo indicatomi da chi mi arrestò. Contenea questa l'ordine di trasportar me ed il mio seguito con una scorta di dieci uomini di cavalleria a Traldragdubh, o Trildrogdrib, che si pronuncia in tutt'a due i modi per quanto posso ricordarmi. Tutto questo mio seguito si riduceva a quel povero ragazzo che indussi ad accettar servigio presso di me, e, dietro umile mia inchiesta, ne fu data una mula per uno da cavalcare. Fu spedito innanzi a noi ad una mezza giornata di distanza un corriere per portar la notizia del mio prossimo arrivo e supplicare sua maestà affinchè volesse degnarsi assegnarmi con suo grazioso beneplacito un giorno in cui potessi aver l'onore di leccare la polve a piè del suo trono. Tale è la frase usata per chiedere udienza a quel monarca, nè tardai ad accorgermi che questa non è mica soltanto una forma di dire; perchè dopo la mia ammissione che venne accordata due giorni dopo il mio arrivo, e giunto all'ingresso della sala d'udienza, fui messo boccone con la pancia a terra, e fui costretto strisciarmi fino a piè del soglio, lambendo continuamente la polve finchè ci fossi.
Devo dire che si ebbe preventivamente la cura di spazzar bene il pavimento, ma fu questa una speciale grazia usata alla mia qualità di forestiere, e non è un privilegio concesso a tutti coloro che desiderano udienza, quand'anco sieno personaggi del più alto grado. Anzi qualche volta il pavimento è spolverizzato di più a bella posta, se accade che il presentato abbia de' possenti nemici alla corte. Ho veduto io un gran signore il quale, quando fu alla distanza dal trono stabilita dall'etichetta, avea la bocca sì piena che non potè dire una parola del suo complimento; perchè avete anche a sapere che un povero galantuomo in que' frangenti non ha nemmeno il conforto di potere sputare o pulirsi la bocca, che sarebbe un delitto capitale. Al qual proposito, vi conterò un'altra usanza di quel paese ch'io sono ben lontano dall'approvare. Quando il re giudica opportuno levar dal mondo un de' suoi nobili, per far ciò nel modo più mite e gentile, ordina che il pavimento sia coperto d'una certa polve bruna composta d'ingredienti mortiferi, e di cui la virtù è far morire infallibilmente entro ventiquattro ore chi l'ha lambita. Conviene ciò nullostante rendere una giustizia alla clemenza di quel sovrano ed alla grande di lui sollecitudine pel suo popolo, in che sarebbe da augurarsi che lo imitassero tutti i monarchi. Sia detto a suo onore. Ha dati ordini i più precisi alla sua servitù, affinchè dopo ogni esecuzione di tal natura, sia diligentemente lavato il pavimento sotto pena di cadere nella sovrana disgrazia. Fui presente io, quando ordinò che fosse frustato un suo paggio che, essendo di servigio in uno di tali giorni, nè fece lavare il lastrico, nè diede avviso che non era stata lavato; negligenza che costò sfortunatamente la vita ad un nobile giovinetto d'alte speranze presentatosi all'udienza in quel giorno senza che il re avesse alcun disegno a danno della sua vita. Per altro, quell'ottimo principe ebbe la clemenza di perdonare le frustate al suo paggio sotto promessa di non tornarci più, semprechè non avesse speciali ordini di sua maestà.
Tornando dunque al mio proposito, poichè mi fui strisciato sì avanti che tra me e i gradini del trono la distanza era di quattro braccia, mi posi con bel garbo in ginocchio, e battuta sette volte, com'è di stile, la fronte per terra, recitai le seguenti parole che m'aveano fatte imparare a memoria la notte innanzi: Inckpling gloffthrobb squut serumm bhiop mlashnalt, zwin tnodbalkuff hslhiophad gurdlubh asht, complimento prescritto dalle leggi del paese per tutti coloro che vengono ammessi alla presenza del monarca, ed il cui significato è: Possa la celeste maestà vostra sopravvivere al sole undici mesi e mezzo! Il re mi fece una risposta di cui non intesi una sillaba, e dopo la quale profferii le seguenti altre parole che parimente mi erano state insegnate: Flust drin yalerick dwuldom prastrad mirpush che, tradotte alla lettera, vogliono dire: La mia lingua è nella bocca del mio amico, ed equivalgono ad una permissione chiesta al re di parlare per bocca del proprio interprete. Infatti venne tosto introdotto il giovinetto di cui già v'ho parlato, e col mezzo del quale risposi a quante interrogazioni sua maestà si compiacque farmi per tutta un'ora all'incirca. Io parlava l'idioma di Balnibarbi; il mio interprete voltava le mie parole in quello di Luggnagg.