— «Sono infatti, gli dissi, un negoziante olandese, naufragato ad una rimotissima costa, donde ho viaggiato per terra e per mare sino a Luggnagg; di lì feci vela ai dominii della imperiale sua maestà giapponese. Imploro quindi umilissimamente il favore della lodata sua maestà onde io possa trasferirmi sano e salvo al porto di Naugasac».
A tale preghiera ne aggiunsi un'altra.
— «Oserò io supplicare l'imperiale sua maestà a concedermi per un riguardo al mio protettore di Luggnagg un'altra grazia? Intendo la grazia di dispensarmi dalla cerimonia prescritta ai miei concittadini, quella cioè di camminare su l'immagine di un Crocifisso, perchè m'hanno condotto qui le mie disgrazie, non la voglia di trafficare».
Poichè la seconda di tali inchieste fu spiegata all'imperatore, arricciò un pocolino il naso, e mi è stato poi riferito che disse:
— «Costui è il primo de' suoi compatriotti che abbia tirato a mano scrupoli su questo oggetto. Principio a dubitare se sia, o non sia olandese. Ho paura piuttosto che sia un cristiano[52]».
Ciò non ostante quell'imperatore valutò, se non tutti i motivi da me allegati, quello certamente dei riguardi che professava al re di Luggnagg, onde volle adattarsi a questa da lui chiamata mia bizzarria; ma bisognò condurre un tal negozio con molta destrezza, e gli ufiziali imperiali ebbero l'ordine di lasciarmi passare immune da quella cerimonia (certamente sacrilega ai miei occhi) come per una loro svista, e ciò, fu detto, perchè, se gli altri Olandesi, miei compagni di navigazione, si fossero accorti che mi era stata usata una tale parzialità, m'avrebbero tagliate le canne della gola durante il viaggio. Fatti che ebbi per tal favore insolito i miei ringraziamenti, col sussidio sempre dell'interprete, il comandante d'un reggimento che veniva trasferito al porto di Naugasac, ebbe l'ordine di scortarmi colà in tutta sicurezza, e fu avvisato ad un tempo di quella tale esenzione accordatami e dei termini ne' quali mi venne concessa.
Il 9 di giugno del 1709, mi trovai, dopo un lungo e penosissimo viaggio, a Naugasac. Colà incontrai tosto una brigata di marinai olandesi partiti d'Amsterdam su l'Amboyna, grosso bastimento di quattrocentocinquanta tonnellate. Essendo io vissuto lungamente in Olanda, ed avendo fatti i miei studi a Leida, parlavo perfettamente, credo avervelo detto, l'olandese. Que' marinai, saputo appena donde io veniva, si mostrarono curiosissimi di conoscere i miei viaggi e le mie avventure. Imbastii su alla meglio una leggenda corta e verisimile quanto potei per nasconder loro la maggior parte di quel che era vero; nè fummi difficile per aver conosciuta molta gente in Olanda ed avere a bizzeffe cognomi del volgo a mia disposizione per fabbricarmi dei congiunti; mi diedi quindi per un pover uomo della provincia di Gheldria. Avrei dato al loro capitano Teodoro Vangrult quello che m'avesse domandato per condurmi in Olanda; ma, poichè ebbe sentito da me ch'io era chirurgo, si contentò della metà del nolo ordinario, a patto che io prestassi nel bastimento l'opera della mia professione. Prima di mettere alla vela, alcuni della ciurma mi chiesero più d'una volta s'io aveva adempiuta quella tal cerimonia, dalla quale vi dissi che fui dispensato. Me la cavai con questa generale risposta.
— «Ho fatto, su tutti i punti, quanto mi è stato prescritto dall'imperatore e dalla corte».
Nondimeno ci fu un furfante di marinaio che s'accostò all'ufiziale ed, accennando me, gli disse:
— «Quel galantuomo là ha fatto il gonzo per non pagar la gabella».