Già era giorno quando me ne tornai a casa; nè m'indugiai per fare le mie congratulazioni coll'imperatore, perchè se bene io gli avessi, quanto all'effetto, prestato un eminente servigio, io non potea sapere come l'avrebbe sentita sul modo da me adoperato per prestarglielo, stantechè, secondo gli statuti fondamentali del regno, è delitto capitale, qualunque sia la persona che se ne renda colpevole, lo spargere immondezze nei precinti della reggia. Fui veramente confortato da un messaggio speditomi dalla stessa sua maestà per assicurarmi che avea dati gli ordini al suo gran giudice onde ottenessi il mio indulto in forma; ma questo indulto non venne. Fui anzi segretamente informato che l'imperatrice, piena d'ineffabile ribrezzo su quanto io mi era fatto lecito, andò ad abitare nel più rimoto angolo del palazzo, e che si mostrò risolutissima d'impedire qualunque riparazione agli appartamenti contaminati ove si volesse che tornassero a servire ad uso di lei, e che finalmente alla presenza d'alcuni principali suoi confidenti, giurò di non perdonarmi più mai.

CAPITOLO VI.

Su gli abitanti di Lilliput; su le loro cognizioni, leggi ed usanze; lor metodo di educazione pe' fanciulli. — Sistema di vivere dell'autore in quel paese. — Onore di una gran dama risarcito.

Quantunque io mi riservi il dare la descrizione specificata di questo impero in un'opera a parte, pure desidero ad un tempo appagare la curiosità del leggitore col fornirlo d'alcune idee generali. Siccome la comune statura degli abitanti è un poco al di sotto delle sei dita, così v'è un'esatta proporzione con la mole di tutti gli altri animali, alberi e piante; per esempio, i maggiori cavalli e buoi sono d'un'altezza fra le quattro e le cinque dita, le pecore di un dito e mezzo, dal più al meno; le oche vi son grosse all'incirca come i nostri passeri, e così son mantenute tutte le gradazioni venendo all'ingiù, tanto che si arriva ad esseri sì piccoli che all'occhio mio erano pressochè invisibili; ma la natura ha adattato gli occhi de' Lilliputtiani a tutti gli oggetti propri per la loro vista, onde li discernono con la massima esattezza, non per altro ad una grande distanza.

Per darvi un'idea dell'acutezza di questa lor vista rispetto alle cose che hanno in vicinanza, vi dirò essermi io preso lo spasso di osservare un cuoco che spiumava un'allodola non più grossa di una delle nostre mosche comuni, ed una giovinetta che infilava un ago invisibile con un filo di seta parimente invisibile.