Nello scegliere impiegati pubblici di qualsiasi genere badano molto più alle qualità morali dell'individuo che alla sua abilità; poichè, siccome un governo è cosa necessaria al genere umano, essi pensano che una discreta dose di retto discernimento debba bastare tanto ad una posizione quanta ad un'altra; nè sanno darsi a credere che la providenza abbia voluto fare dell'amministrazione della cosa pubblica un mistero comprensibile unicamente per pochi geni trascendenti di cui rare volte ne nascono tre ad ogni secolo. S'immaginano in vece che la buona fede, la giustizia, la temperanza e simili altre prerogative sieno alla mano di tutti, e che la pratica di queste virtù, aiutata dall'esperienza e dalla buona volontà, renda abile un uomo al servigio del suo paese, tranne que' servigi che dipendono da un dato magistero, al cui apprendimento sia essenziale un corso di studi. Lontanissimi poi dal credere che una rara superiorità di mente possa supplire alla mancanza di tali virtù poste a portata d'ognuno, pensano anzi che i pubblici impieghi non dovrebbero esser mai affidati in sì pericolose mani siccome quelle di persone dotate di tanta intellettuale sublimità, e che per lo meno gli errori commessi da un'ignoranza non disgiunta da virtuose disposizioni dell'animo, non potrebbero mai portare tante pericolose conseguenze al generale interesse quanto le pratiche d'un uomo tratto dalle sue prave inclinazioni a lasciarsi corrompere e protetto da una superiore abilità di mente nell'amministrare, nel moltiplicare e nel tutelare i mezzi della corruttela.
Pensano parimente che l'incredulità nella divina providenza renda un uomo indegno di qualunque pubblico incarico, perchè siccome il sovrano medesimo si professa il delegato di questa providenza divina, parrebbe ai Lilliputtiani il massimo degli assurdi se il principe affidasse impieghi ad uomini che rinnegassero il potere di cui egli è mandatario.
Nel parlare e di queste e d'altre leggi che verrò commemorando in appresso, vorrei bene s'intendesse com'io abbia in vista soltanto le originali instituzioni, non certo le scandalose abitudini, in cui que' popoli sono caduti in conseguenza della degenerata natura dell'uomo: perchè, quanto alle infami pratiche di meritarsi luminosi impieghi e favori col ballar su la corda o saltare a vicenda sopra un bastone e passarvi di sotto curvandosi, fo notare al leggitore che tali usanze vennero introdotte dall'avolo dell'imperatore oggi regnante, e sono poi venute in sì alta voga per effetto del subuglio delle fazioni.
Anche l'ingratitudine è colà nel novero dei delitti capitali, il che leggiamo essersi pensato egualmente in altre contrade. Il principio su cui si fondano è che, se un uomo è capace di rendere male per bene al suo benefattore, dee per necessità essere nemico di quel rimanente del genere umano cui non ha veruna sorta d'obbligazione, e che come nemico dell'universo è immeritevole di vivere.
Le loro nozioni su i doveri scambievoli de' genitori e de' figli sono diverse affatto dalle nostre; perchè l'unione de' due sessi essendo fondata su la grande legge della natura, intesa a propagare e continuare le specie lilliputtiane, ne deducono come necessaria conseguenza che tale unione nella schiatta umana non sia prodotta da un principio diverso da quello onde si congiungono fra loro i viventi diversi dall'uomo; credono quindi che la tenerezza dei genitori verso i loro piccoli figli proceda da un simile principio di natura; e sarebbe impossibile il farli convenire che i figli abbiano nessuna obbligazione ai padri o alle madri loro per averli messi al mondo; «perchè, dicon essi, nè questo, considerando le miserie dell'umana vita, fu un benefizio in sè stesso, nè fatto con intenzione di beneficare dai genitori, i quali, nei loro amplessi amorosi, pensavano ben ad altro che a ciò». Dietro questi e simili ragionamenti, hanno opinato che a tutt'altri, fuorchè ai padri e alle madri loro, debba affidarsi l'educazione dei fanciulli. Essi hanno pertanto stabilito in ciascuna città de' pubblici collegi, ove tutti, eccetto gli agricoltori e i bifolchi, sono obbligati mandare, per essere allevati ed educati, i loro figli d'entrambi i sessi, appena giunti all'età di venti lune, età in cui si suppone in essi l'attitudine a ricevere ammaestramenti. Di diverso genere sono tali scuole, secondo le diverse qualità ed il sesso degli allievi. Ciascuna di esse è fornita di professori abili nel predisporre i giovinetti a quella condizione di vita cui li chiamano così il grado che hanno nella società i lor genitori come la forza del loro ingegno e l'indole delle loro inclinazioni. Parlerò prima de' collegi maschili.