In mezzo adunque al mio atterrimento ed alla mia confusione, io non poteva starmi, come vi dissi, dal far queste considerazioni, quando uno di quei mietitori, avvicinatosi ad una distanza di dieci braccia dalla porca ove io m'appiattava, mi fece temere, s'egli moveva un passo, di essere o stritolato da uno de' suoi piedi, o fatto in due dalla sua falce. Allorchè pertanto lo vidi in procinto di moversi, io misi un grido tanto tremendo quanto poteva suggerirmelo la mia paura, e non appena lo ebbi messo, la terribile creatura allungò il passo, e mi fu d'appresso guardandosi lungo tempo attorno ai piedi, finchè finalmente mi vide tra le due porche, e si diede a pensare alcun poco con la circospezione di chi vuole impossessarsi di qualche piccolo animaluzzo malefico, e teme di esserne morsicato o graffiato. Ho provato anch'io questo sentimento quando nelle campagne dell'Inghilterra mi sono scontrato in una donnola.

Finalmente s'arrischiò a pigliarmi per di dietro a mezza vita tra il suo pollice ed indice, poi mi avvicinò ad una distanza di tre braccia ai suoi occhi per considerar meglio le mie forme. Indovinai questa sua intenzione, e la mia buona fortuna mi diede tanta prontezza di spirito che risolvei di non fare veruna sorta di sforzo mentre mi tenea con le due dita sollevato in aria ad un'altezza di sessanta piedi da terra, ancorchè mi strignesse aspramente i fianchi per paura che gli guizzassi dalle mani. La sola cosa cui mi arrischiai si fu alzare i miei occhi al sole, giugner le mani in atto di supplicante e profferire alcune parole con accento umile, addolorato e conforme alla circostanza in cui mi trovavo, perchè io tremava da un istante all'altro non mi sbattesse contro terra, come pratichiamo noi con certi schifosi animali che ci prefiggiamo distruggere. Ma la mia buona stella volle che, mostratosi piuttosto allettato dalla mia voce e da' miei gesti, cominciasse a guardarmi come una rarità, stupito sicuramente all'udirmi profferire parole articolate, ancorchè egli non ne capisse una sola. Nello stesso tempo io non poteva trattenermi dal gemere, dal versar lagrime e dal voltar gli occhi verso i miei fianchi per fargli comprendere alla meglio come crudelmente me gli ammaccasse lo strettoio delle sue dita. Bisogna dire che m'intendesse, perchè alzatosi una parte superiore del vestito, gentilmente m'allogò tra questa ed il suo petto; poi corse immediatamente dal suo padrone, che era un facoltoso fittaiuolo, e quello stesso ch'io avea veduto prima degli altri sul campo.

Il fittaiuolo, dopo avere ricevute dal suo contadino (lo supposi almeno dalle chiacchiere che fecero insieme) tali contezze di me quali costui potea dargliele, prese un fuscello di paglia dell'altezza e grossezza circa d'un de' nostri bastoni da viaggio, e con esso alzò le falde del mio giustacuore che parve egli credesse una specie d'integumento datomi dalla natura. Mi spartì in due lati, soffiandoci sopra, i capelli, per meglio contemplarmi in faccia. Chiamò indi attorno di sè i suoi famigli, ai quali chiese (questo lo seppi da poi) se avessero mai veduti per le campagne animaletti che mi somigliassero. Allora mi posò gentilmente per terra carpone, ma io saltai subito su' miei due piedi, passeggiai innanzi indietro, ma adagio, per far capire a quella gente che io non aveva l'intenzione di fuggire. Mi si assisero tutti all'intorno per considerare meglio ogni mio moto. Levatomi il cappello, feci una profonda riverenza al fittaiuolo, e postomi ginocchione e sollevando gli occhi e le mani, pronunziai alcune parole ad alta voce quanto potei, poi, toltami dal mio taschino una borsa d'oro, umilmente gliela presentai. Ricevutala sul palmo della sua mano, se l'avvicinò agli occhi per vedere che roba fosse; la voltò parecchie volte per tutti i versi con uno spillo che si trasse da una manica del vestito, ma ne capiva come prima. Additatogli per cenni che abbassasse la sua mano stesa finchè ci arrivassi, apersi io stesso la borsa, e glie ne versai sul palmo della mano il contenuto: otto pezze d'oro di Spagna da quattro doppie l'una, e venti o trenta monete più picciole. Gli vidi inumidire con la saliva una punta del suo dito piccolo e prender su con essa una di quelle pezze di Spagna, poi un'altra, ma pareva affatto all'oscuro di quel che fossero. Mi fe' cenno di tornare a riporre il danaro nella borsa e questa nella mia tasca; rinovai non so quante volte la mia offerta, ma finalmente trovai cosa più comoda il fare com'egli voleva.

Fin da quel momento il fittaiuolo fu persuaso ch'io doveva essere una creatura ragionevole. Mi parlò spesse volte, ma il suono della sua voce mi squarciava le orecchie come lo strepito di una ruota da mulino, le sue parole per altro erano articolate abbastanza. Feci ogni possibile per rispondergli forte in diverse lingue, ed egli accostava l'orecchio fino ad averlo distante sol due braccia da me; ma tutto invano: eravamo due creature inintelligibili l'una per l'altra. Allora, mandati i servi ai loro lavori, si trasse di tasca il fazzoletto, e se lo pose raddoppiato sul palmo della mano sinistra, di cui stese la convessità sul terreno, ordinandomi che ci montassi sopra, ed io lo poteva facilmente, perchè la mano e il fazzoletto raddoppiato non facevano un'altezza maggiore d'un piede. Stimai mio obbligo l'obbedirgli, e per paura di cadere, mi tenni nel mezzo del fazzoletto, entro le cui falde mi fasciò sino al disopra della testa, per meglio assicurarsi di me, indi mi portò a casa sua. Qui, chiamata sua moglie, fecele veder questa rarità. Essa strillò e diede addietro come farebbe una delle nostre signore alla vista d'un rospo o d'un ragno. Ciò non ostante, poichè per un poco ebbe veduto come io mi comportava, e come bene io obbediva ai segni che mi facea suo marito, si riconciliò meco, e mi divenne a gradi a gradi affezionatissima.