Io camminava a diritta, a sinistra su la tavola, a norma de' comandi che davami la fanciulla; essa pure mi faceva interrogazioni sin dove sapea che la mia conoscenza della lingua del paese arrivava; io le rispondeva alzando la voce tutto quel che io poteva; mi voltai per più riprese alla mia udienza facendole rispettosi inchini, dicendo ai signori de' quali era composta che erano i ben venuti, ed infilzando un dopo l'altro i discorsi che m'erano stati insegnati. Io prendeva in mano un ditale pieno di liquore, era questo il bicchiere di cui m'avea proveduto la Glumdalclitch e beveva alla loro salute; poi sguainato il mio coltello, mi metteva in parata, e facea vedere con esso tutte le posizioni dei nostri schermidori dell'Inghilterra. Somministratomi dalla mia piccola balia un pezzetto di paglia, fu questa la picca con cui feci tutti gli esercizi di giostra che, molto prima di capitare in quella terra di Titani, io aveva imparati nella mia patria. Fui mostrato in quel giorno a dodici successive brigate e costretto altrettante volte a ripetere le medesime ciarlatanerie tanto che finalmente ero mezzo morto di stanchezza e di noia, perchè i primi a vedermi, nell'uscire di là, contavano tante meraviglie di me, soprattutto su l'enorme sproporzione tra la mia statura e la loro, che sempre invogliavano successivi spettatori, onde la folla de' curiosi era cresciuta al punto che minacciavano sfondare la porta. Il mio padrone per un riguardo di proprio interesse non lasciava che alcun altro mi toccasse fuor della mia piccola balia; anzi, per impedirne il caso, venne fatto come un cancello di panche attorno alla mia tavola a tal distanza che niuno potesse arrivarmi; nondimeno un impertinente scolaro mi tirò una nocciuola, mirando sì diritto alla mia testa che la mancò d'un pelo.

Senza questo pelo di differenza l'aveva lanciata con tanto impeto che avrebbe fatta una fricassea delle mie cervella; si trattava d'una nocciuolina grossa quasi come una delle nostre zucche più colossali, ebbi per altro la soddisfazione di vedere quel bricconcello cacciato a furia di busse fuor della stanza.

Il mio padrone annunziò al pubblico un secondo divertimento della stessa natura pel prossimo nuovo giorno di mercato; e nell'intervallo preparò per me un più conveniente modo di trasporto; ed avea bene i suoi grandi motivi di far ciò, perchè io era sì ridotto dal primo viaggio e dalla fatica sofferta nell'intertenere le brigate per otto ore tutte di fila, ch'io poteva appena reggermi su le mie gambe o dire una parola. Non erano passati i tre giorni che per lo meno mi ci sarebbero voluti per dispormi ad essere lesto a nuovi esercizi, quando tutti i signori che abitavano ad una distanza di cento miglia all'intorno, allettati dalla fama delle mie prodezze, vollero venire a vedermi nella casa stessa del mio padrone. Non saranno stati meno di trenta individui per volta, compresi i figli e le mogli loro, perchè quel paese è popolatissimo, e il mio padrone ogni qual volta mi mostrava in sua casa, domandava una somma corrispondente a quanto fruttavagli un'ostensione fatta in luogo pubblico, ancorchè si fosse trattato di farmi vedere ad una sola famiglia; laonde per qualche tempo, anche quando non venivo portato al borgo, io avea ben poca festa in tutti i giorni della settimana, eccetto il mercoledì che è la domenica di quella gente.

Il mio padrone pensando ai maggiori utili che probabilmente avrebbe potuto ritrarre dalla mia persona, divisò portarmi in mostra per le più considerabili città del regno. Essendosi quindi proveduto di tutte le cose necessarie ad un lungo viaggio, si congedò dalla moglie, e ai 17 agosto del 1703, due mesi circa dopo il mio arrivo, ci mettemmo in cammino per la metropoli situata quasi nel centro dell'impero e circa tremila miglia lontana dal luogo donde si partiva. Il mio padrone si fece venire dietro la sella la Glumdalclitch; questa mi teneva in grembo entro una cassetta che si era allacciata alla cintura. La fanciulla l'aveva foderata da tutti i lati con que' drappi più soffici che potè procacciarsi e proveduta d'un buon matarassino al di sotto; aveva in somma riposte nel modo il più conveniente che seppe tutte le cose. Non erano in nostra compagnia altre persone fuor d'un garzone di casa che ci veniva dietro a cavallo col nostro bagaglio.

Il mio padrone stimò bene giovarsi della congiuntura per farmi vedere nelle città che trovavamo lungo la strada, ed anche il deviarne di cinquanta e cento miglia per visitare que' villaggi e terre signorili ove sperava di avere un concorso profittevole di curiosi. Camminavamo pertanto a piccole giornate, senza fare più di cento quaranta o cento sessanta miglia per cadauna; anche perchè la Glumdalclitch, con la vista sempre di risparmiarmi, si dolea che l'andar al trotto la affaticava di troppo. Spesse volte, quand'io ne mostrava il desiderio, ella mi traeva fuori della mia cassetta per lasciarmi respirare l'aria aperta e farmi vedere i paesi, ma sempre per altro tenendomi per una faldina. Traversammo cinque o sei fiumi di gran lunga più larghi e profondi del Nilo e del Gange; pochi erano colà i rigagnoli che fossero di minor conseguenza del Tamigi al ponte di Londra. Rimanemmo in viaggio dieci settimane, durante le quali fui mostrato in diciotto grandi città, oltre ai molti villaggi e case di privati.

CON LICENZA
DI SUA ECCELLENZA
IL GRANDE SLARDRAL

GRANDE OSTENSIONE
DELLO