Il regio palazzo non può dirsi un regolare edifizio, ma bensì un gruppo di fabbriche del circuito di sette miglia a un dipresso; le stanze principali sono generalmente alte duecento quaranta piedi e larghe in proporzione. Venne assegnata a me ed alla Glumdalclitch una carrozza entro cui la sua governante la conduceva a vedere i dintorni della città e le principali botteghe. Io era sempre di brigata, trasportato entro la mia cassetta, benchè sovente, ed ogni qual volta lo desiderassi, la buona fanciulla me ne traesse, fuori e mi tenesse nella sua mano, ben sollevata affinchè potessi vedere a tutto mio agio le case e la gente mentre attraversavamo le contrade. Secondo i miei calcoli, la nostra carrozza doveva essere larga come un cortile di Westminster, ma non del tutto alto come le sue fabbriche; non vorrei per altro giurare che questo conto fosse esattissimo. Un giorno la governante ordinò al cocchiere di fermarsi dinanzi a diverse botteghe, ove molti mendichi, côlta quella opportunità per contemplarmi da vicino, si affollavano attorno alla nostra carrozza, e mi offrivano il più orrendo spettacolo che occhio europeo abbia veduto giammai. Vi era una donna con un cancro in una mammella, cresciuto a sterminata grossezza e pieno di buchi, due o tre de' quali parevano caverne entro cui si sarebbe nascosto comodamente un malfattore. Vidi un miserabile con una vena del collo gonfia tanto che cinque balle di lana ne erano meno grosse; un altro con un paio di gambe di legno, ciascuna alta venti piedi all'incirca. Ma la vista più nauseosa di tutte si fu quella delle immondizie viventi che s'arrampicavano su i loro panni. Io potea discernerne ad occhio ignudo le membra e que' loro grugni, atti siccome quelli d'un porco a scavare la terra, e lo potea meglio assai che per traverso ad un microscopio non si scandaglia lo scheletro di un nostro pidocchio europeo. Fu la prima volta ch'io vidi in grande le membra di quegl'insetti, e sarei stato desiderosissimo di notomizzarli, se avessi avuto gli stromenti adatti a ciò, che sfortunatamente io m'era lasciati addietro nel bastimento; ma in questo caso fu forse meglio perchè quella vista sì ributtante già m'avea voltato affatto lo stomaco.

Oltre alla grande cassetta entro cui io veniva ordinariamente portato attorno, la regina ordinò se ne fabbricasse per me una più picciola, larga circa dodici piedi quadrati ed alta dieci. Riusciva questa di maggior comodo nel viaggiare, perchè l'altra, un pochino troppo larga pel grembo della Glumdalclitch, faceva anche troppo ingombro nella carrozza. Costrusse tal seconda cassetta l'artista medesimo che avea fabbricata la prima, diretto per altro da me quanto al modo di disporne i congegni. Questo gabinetto da viaggio era un cubo esatto, tre lati del quale aveano ciascuno nel mezzo una finestra con una grata di filo di ferro, cioè un'inferriata al di fuori, per andar contra gl'incidenti che potessero sopravvenire ne' lunghi viaggi. Su l'altro lato privo di finestra erano praticati due buchi con forti orli, per entro ai quali il mio portatore, se mi prendea la voglia di andare a cavallo, faceva passare una cinghia di pelle che si affibbiava alla sua cintura. Quest'era sempre l'uffizio di qualche grave fedele servo di corte cui si potesse consegnarmi con sicurezza ogni qual volta, essendo impedita dal prestarmi assistenza la Glumdalclitch, io dovea seguire il re e la regina, sia ne' loro viaggi, sia che andassero a diporto in qualcuno de' reali giardini, o onorassero di una loro visita la villa di qualche gran dama o ministro di stato, perchè io feci presto ad essere conosciuto ed apprezzato dai primari uficiali della corona, sicuramente, io doveva credere, più pel favore di cui mi colmavano i sovrani che per proprio mio merito. Quando nei viaggi io era stanco di restare in carrozza, un servo a cavallo s'affibbiava, come ho detto, alla cintola la mia cassetta, e la poneva sopra una picciola sella che stava dietro alla sua; così dalle mie finestre io dominava con l'occhio da tre lati tutto il paese. In questo gabinetto portatile io aveva un letto da campo ed un letto pensile attaccato alla soffitta, due scranne ed una tavola ben fermate a vite sul pavimento, per impedire che le mandassero sossopra le agitazioni del cavallo o della carrozza. Quanto a me poi, accostumato da lungo tempo ai viaggi di mare, non mi scompigliavano gran fatto queste scosse, ancorchè talora fossero piuttosto gagliarde.

Ogni qual volta mi prendea la voglia di andare a vedere la città, io facea sempre questa gita nel mio gabinetto da viaggio che la Glumdalclitch si teneva in grembo mentre si trasferiva attorno entro una specie di bussola all'usanza del paese, portata da quattro uomini e seguita da altri due staffieri della regina. Il popolo che avea sì spesse volte udito parlare di me, si affollava intorno a questa bussola, e la buona ragazza della mia balietta era sì compiacente che facea fermare i portantini, e mi prendeva in mano per maggior comodo de' curiosi.

Io era grandemente bramoso di vedere la chiesa cattedrale, e particolarmente la sua torre che passava per la più alta del regno; a seconda di questa mia brama la Glumdalclitch un giorno mi ci condusse, ma v'assicuro che ne venni addietro non molto soddisfatto, perchè l'altezza di quella torre non sembrommi passare i tremila piedi calcolando dal pian terreno alla sua estrema corona, il che, avuto riguardo alla differenza fra le moli di quegli abitanti e quelle di noi Europei, non è niente una gran maraviglia, nè, se ben mi ricordo, sempre a data proporzione, può la predetta torre stare a petto del campanile di Salisbury. Ma per non minorare in nulla i vanti di una nazione, alla quale professo tante obbligazioni, bisogna confessare che quanto manca a quella mole in altezza, è ampiamente compensato in bellezza ed in forza, perchè le sue mura sono grosse cento piedi all'incirca, fabbricate di mattoni, ciascun de' quali è ad un dipresso di quaranta piedi quadrati, ed ornate all'intorno di statue d'imperatori e divinità; tali statue si vedono collocate nelle relative loro nicchie, e ognuna di esse passa la statura ordinaria degli abitanti di quella contrada. Io misurai un dito mignolo caduto da una di quelle statue, nascosto sì che non poteva discernersi in mezzo ai rottami, e lo trovai esattamente lungo quattro piedi ed un dito dei nostri. La Glumdalclitch lo avvolse nel suo fazzoletto e portatoselo in tasca lo tenne fra le cianfrusaglie cui andava matta dietro, come fanno per solito tutti i ragazzi.

La cucina del re è da vero una nobile fabbrica, fatta in vôlto alla cima ed alta circa seicento piedi. Il forno non è di dieci passi men largo della cupola di San Paolo, che dopo il mio ritorno ho avuto la pazienza di misurare per istituire questo confronto. Se volessi poi descrivervi l'inferrata del camino, le prodigiose pentole e caldaie, i pezzi di carne che giravano attorno agli spiedi, ed altri simili particolari, difficilmente forse mi credereste, e per lo meno un critico severo s'immaginerebbe ch'io ci avessi messo un poco di frangia secondo il solito de' viaggiatori. Sappiate mo che per evitare questa censura, temo di esser caduto nell'eccesso opposto e di essermi tenuto tanto al di sotto del vero, che se questo mio viaggio in lingua brodingnaghese (che Brondingnag è il nome generale dell'intero reame) si divulgasse colà, il re e la nazione avrebbero diritto di chiamarsi ingiuriati dalle mie descrizioni fallaci e poste soltanto in miniatura.

Sua maestà tiene rare volte più di seicento cavalli nelle sue scuderie, ciascun de' quali è alto generalmente fra i cinquantaquattro ed i sessanta piedi. Ma quando esce in gala nei dì solenni, si fa accompagnare pomposamente da cinquecento guardie a cavallo, oggetto di cui mi parea non si potesse contemplare il più splendido, prima per altro di vedere una parte del regio esercito in battaglia, cosa su cui cercherò occasione in altro tempo d'intertenervi.