Presi pertanto questi espedienti: mi preparai due legni rotondi della grossezza di due batacchi ordinari, più grossi ad una estremità che all'altra, la cui punta più grossa io copersi di pelle di sorcio a fine di non danneggiare le superficie dei tasti picchiando sovr'essi e di non interrompere il suono. Dinanzi alla spinetta venne posta una panca più bassa di quattro piedi all'incirca dei tasti, e vi fui collocato sopra. Scorsi qua e là co' miei bastoncelli più rapidamente che potei la spinetta, e tanto m'ingegnai che giunsi ad eseguire una giga con grande soddisfazione delle loro maestà; ma fu questa la maggiore delle fatiche ch'io abbia mai sopportate in mia vita, e notate ch'io non arrivava a comprendere co' miei batacchi un'estensione maggiore di sedici tasti, onde non potei mai riuscire in que' trapassi dal basso all'acuto soliti a praticarsi dagli altri artisti, il che facea non lieve torto alla mia esecuzione.
Il re provveduto, come lo ho già notato dianzi, di un eccellente discernimento, volea di frequente ch'io gli fossi condotto entro la mia casa portatile e posto su la tavola del suo gabinetto. Allora mi comandava tirar fuori una delle mie seggiole, che facea collocare sul tetto della casa stessa, poi mi obbligava a sederci ad una distanza di quattro braccia da lui, con che io veniva ad essere a livello della sua faccia. In questo modo io ebbi seco frequenti conversazioni. Un giorno mi presi la libertà di dirgli che non sembrava cosa conforme allo squisito descernimento di un tanto monarca qual egli era, il disprezzo da lui dato a conoscere per l'Europa e pel rimanente del mondo; che la ragione non si proporziona colla massa de' corpi; che accadeva anzi il contrario ne' nostri paesi, ove gl'individui di maggior mole sono d'ordinario più sproveduti di tale facoltà intellettuale; gli dissi ciò osservarsi anche negli altri animali, citandogli ad esempio le formiche e le api reputate più industriose d'altri viventi che le superano straordinariamente in grandezza di corpo: soggiunsi finalmente che per quanto mi giudicasse cosa da poco, io sperava vivere tanto da rendergli segnalati servigi.
Il re mi ascoltò con attenzione, e d'indi in poi principiò ad avermi in maggior credito che non m'avesse mai avuto in passato. Mi pregò dunque dargli, come avrei potuto meglio, una esatta informazione sul sistema di governo dell'Inghilterra, perchè, comunque tenerissimi sieno i principi delle proprie loro costumanze (e congetturava dai miei precedenti discorsi che tutti gli altri monarchi lo fossero non meno di lui), pure desiderava udire se ne' miei paesi vi fosse alcun che meritevole d'imitazione.
Ti lascio pensare, cortese leggitore, se non m'augurai la lingua di un Demostene o d'un Cicerone per poter celebrare i fasti della diletta mia patria in uno stile eguale al suo dignitoso e florido stato.
Cominciai la mia relazione dall'informare sua maestà che il dominio inglese era composto di due isole, le quali formavano tre possenti monarchie, governate da uno stesso monarca, oltre alle nostre piantagioni dell'America. Fermatomi a lungo su la fertilità del nostro suolo e la temperatura del nostro clima, mi estesi indi nel descrivergli il modo onde l'inglese parlamento è costituito; formato cioè in parte d'una illustre corporazione, detta camera dei pari, personaggi di nobilissimo sangue e signori di antichi e vasti patrimoni. Non tacqui la straordinaria cura posta mai sempre nell'educar questi agli studi delle lettere ed armi per farli abili a divenire consiglieri e sostegni del monarca e della monarchia; a partecipare della legislazione; ad esser membri del supremo tribunale inappellabile di giustizia e campioni sempre disposti a difendere il re e la patria col valor loro, con la loro condotta e fedeltà. Che non dissi per dimostrare che son dessi l'ornamento ed il baloardo dello stato, degni imitatori dei rinomatissimi loro antenati, e la gloria de' quali era stata il guiderdone di una virtù da cui non fu mai detto che degenerassero i loro successori?
Narrai come all'assemblea di que' nobili pari fossero aggiunti parecchi santi personaggi col titolo di vescovi, il cui principale incarico era prendersi cura della religione e soprastare a coloro che debbono in essa ammaestrare il popolo; come tali vescovi fossero dal principe e da' suoi consiglieri pescati fuori di mezzo all'intera nazione fra quei sacerdoti che si fossero più segnalati per santità di vita o per profondità di dottrina; come eglino fossero veramente i padri spirituali del clero e del popolo.
Gli raccontai come l'altra parte del parlamento consistesse in un'assemblea, chiamata camera dei comuni, formata tutta de' primari cittadini in virtù delle loro eminenti abilità e del loro amor patrio, cerniti e scelti liberamente dal popolo per rappresentare la saggezza dell'intera nazione. Gli spiegai come da queste due corporazioni fosse composta la più augusta assemblea dell'Europa, e come ad esse unitamente col principe sia tutta affidata la legislazione dell'Inghilterra.