Passai indi in rassegna i tribunali di giustizia, cui presedevano col titolo di giudici diversi personaggi venerabili per saggezza e degni interpreti della legge, così per definire le contese su i diritti di proprietà come per punire il vizio e proteggere l'innocenza. Commemorai la provida amministrazione del tesoro dello stato ed il valore e perfetto ordinamento delle nostre milizie terrestri e navali. Esposi il novero della popolazione contando quanti sieno fra noi i milioni d'anime spettanti a ciascuna setta religiosa e politica. Nè omisi veruno de' nostri diporti, o passatempi o verun'altra particolarità che credessi ridondare ad onore della mia contrada. Terminai questo quadro con un breve racconto storico degli affari ed avvenimenti dell'Inghilterra da circa un secolo in qua.
Questo intertenimento non domandò meno di cinque udienze, ciascuna di più ore, durante le quali il re mi stava attentissimo, ed andava spesse volte prendendo note su quanto io gli narrava, come memorie di alcuni particolari su cui si prefiggea chiedermi schiarimenti.
Poichè ebbi terminata la lunga mia narrazione, sua maestà in una sesta udienza mi propose, dopo avere consultate le sue note, una infinità di dubbi, domande ed obbiezioni su ciascun articolo della narrazione medesima. Volea sapere quali metodi venissero adoprati per coltivare le menti ed addestrare i corpi de' nostri giovani nobili, in che genere di occupazioni questi impiegassero i primi anni della loro vita, gli anni cioè più propri all'ammaestramento. Mi domandò come si facesse per continuare a tener proveduta la camera dei pari quando qualche famiglia nobile veniva ad estinguersi; quali requisiti fossero necessari ad un individuo per essere creato lord; se accadesse mai che un capriccio del principe, una somma di danaro sborsata ad una dama di corte, o il bisogno d'invigorire una parte contraria al pubblico interesse, fossero i motivi di simili promozioni. S'informava fin dove que' lordi conoscessero le leggi del paese, e come fossero pervenuti a conoscerle tanto da poter decidere in ultima istanza su le vite e proprietà de' loro concittadini. Mi chiedea se fossero scevri d'avarizia, di parzialità, o di bisogni a tal segno da non potersi temere che la promessa d'un donativo o altre sinistre mire prevalessero sopra di loro.
S'informava in oltre se que' santi personaggi da me portati a cielo venivano promossi all'alto loro grado per grandi nozioni acquistate nelle cose religiose e per l'esemplarità della loro vita, o se piuttosto non si fossero aperta la strada coll'andare a seconda dei tempi quando furono semplici preti, o col farsi abbietti cappellani di alcuni nobili, pe' quali continuassero servilmente a parteggiare da che erano entrati nella camera dei pari.
Voleva indi sapere da me quali arti venissero praticate nelle elezioni dei deputati di quella camera che gli dissi chiamarsi dei comuni; se uno straniero assai danaroso non avrebbe potuto acquistar tanta preponderanza sul volgo de' votanti che eleggessero lui a preferenza o del signore titolare o di qualche notabile personaggio del borgo? Mi chiedea come accadesse che fossero tanti gli uomini ansiosi di entrare in quell'assemblea, poichè avea prima sentito da me che il risedervi portava sì gravi disturbi e spese, talvolta la rovina della famiglia dell'eletto senza che veruna sorta di stipendio o pensione andasse annessa alla carica? Parea quasi che la reale sua maestà di Brobdingnag dubitasse se un tanto eroico sforzo di virtù e di amore del pubblico bene fosse sincero. Infatti mi domandò se mai que' zelanti gentiluomini non avessero avuto qualche mira di compensarsi de' loro incomodi col sagrificare le rendite pubbliche ai disegni di un principe debole e vizioso concertati d'intelligenza con un ministero corrotto. V'assicuro io che mi vagliò su questo argomento per tutti i versi, anzi le sue interrogazioni ed obbiezioni si moltiplicarono tanto che non credo nemmeno conveniente il ripeterle.