Il libro ch'io aveva intenzione di leggere, veniva aperto ed appoggiato al muro. Io saliva prima sin all'ultimo gradino e, tenendo la mia faccia volta al libro, principiava a leggerlo in cima di pagina camminando dieci passi da sinistra a destra secondo la lunghezza della riga, e ciò finchè le parole fossero alcun poco al di sotto del livello del mio occhio, poi per leggere più in giù io scendeva all'inferiore gradino, e così a mano a mano finchè fossi in fondo; dopo di che risalito di nuovo al più alto gradino, io leggea l'altra pagina nella stessa maniera; poi voltavo carta con tutt'a due le mani, il che mi era facile, trattandosi di pagine grosse e consistenti come il cartone, e per quanto ampio fosse lo spazio de' fogli, non lo era mai più di diciotto o venti piedi.

Lo stile di que' libri è chiaro, robusto e netto, ma non frondoso, perchè quivi nulla si abborrisce più dell'adoprar parole oltre al bisogno o del variare le espressioni. Ho lette molte di quelle opere, specialmente di storia e di morale. Fra l'altre mi divertì in singolar guisa un antico trattato di etica che stava sempre nella stanza della Glumdalclitch, ed apparteneva all'aia della medesima, una grave attempata matrona che si dilettava sempre di libri ascetici. Fui curioso di conoscere che cosa sapesse dire su tale argomento un autore di quel paese. Questo scrittore camminava su tutti i luoghi topici dei moralisti europei dimostrando quanto sia di sua propria natura un ente picciolo, bisognoso e spregevole l'uomo, come sia inetto per sè stesso a difendersi dall'inclemenza dell'aria o dal furor delle belve, come sia superato da una creatura nella forza, da un'altra nella velocità, da una terza nella previdenza, da una quarta nell'industria. Vi si parlava della natura umana degenerata in questi ultimi deteriorati secoli del mondo, e divenuta sol capace di produrre aborti a confronto delle sue produzioni dei tempi anteriori. Si diceva in quel libro essere cosa ragionevole il pensare che le specie umane in quelle età fossero non solo più gagliarde, ma gigantesche; cosa affermata dalla storia e dalle tradizioni e confermata dall'enormi ossa e dagli enormi teschi scavati a caso in parecchie parti del regno, e tanto superiori di mole agli ossami ed ai crani delle imbastardite schiatte de' nostri giorni. L'autore inferiva dalle leggi assolute e primitive della natura che gli uomini in principio dovevano essere stati d'una complessione più forte e robusta, nè soggetti ad essere distrutti dal più lieve incidente d'una tegola caduta da un tetto, d'un sasso scagliato da un fanciullo, o di restar annegati entro un ruscello. Da un tal modo di ragionare il mio moralista deduceva più applicazioni utili nella condotta della vita, ma che non fa qui mestiere il ripetere. Quanto a me, non seppi starmi dal considerare come fosse generale questo talento di tirar lezioni di morale o piuttosto soggetti di crepacuore e d'umiliazione dai torti che s'appongono alla natura. E dopo averci ben pensato sopra, io sono d'avviso che le querele mosse contr'essa dagli uomini sieno mal fondate fra noi altrettanto quanto lo erano fra i popoli di Brodingnag.

Circa alle cose loro militari essi fanno ascendere l'esercito reale a cento settantasei mila uomini di fanteria e trentasei mila di cavalleria; se può chiamarsi esercito una milizia composta di trafficanti di ciascuna città e di fittaiuoli delle campagne posti sotto il comando di nobili e di padroni di poderi, i quali comandanti servono tutti senza stipendio di sorta alcuna. Questa milizia si mostra veramente perfetta nell'armeggiare, e religiosissima della disciplina, nè in questa seconda cosa io ravvisai un grande merito, perchè, come potrebbe accadere altrimenti, se ciascun coltivatore è sotto gli ordini del padrone del fondo, ciascun cittadino sotto quelli dei personaggi più notabili della città, scelti per suffragi come si usa in Venezia?

Ho veduto più volte la milizia di Lorbrulgrud condotta a far gli esercizi sopra una piazza posta in poca distanza dalla metropoli, d'una larghezza all'incirca di ventiquattro miglia quadrate. Tal milizia non oltrepassava in tutto ventimila uomini di fanteria e seimila di cavalleria, ma era impossibile per me il contarli, atteso l'immenso spazio ch'essi occupavano. Ciascuno di questi cavalieri, montato su enorme cavallo, presentava un'altezza di circa novanta piedi. Ho veduto quest'intero corpo di cavalleria ad una parola di comando sguainare in una volta tutte le sciabole e brandirle all'aria. Non v'è immaginazione che sappia figurarsi un effetto più magico, più sorprendente. Avreste detto che ventimila strisce di lampi scintillassero in una volta da tutti i punti del firmamento.

Mi nacque la curiosità di sapere, come mai in quella monarchia, i cui dominii sono posti fuori di comunicazione con tutti gli altri paesi, sia entrato il pensiero d'istituire un esercito, e donde poi abbia tolte le idee per far pratica nella militare disciplina la sua soldatesca. Ma col conversare e col leggere la storia di que' popoli non tardai ad essere informato che per un lungo corso di secoli furono travagliati da quella medesima malattia cui tutto il genere umano è soggetto, e che spesse fiate i nobili guerreggiarono per assicurarsi il potere, i popoli per acquistarsi la libertà, i re per concentrare in sè stessi il dominio assoluto. E se bene tutt'a tre quelle forze sieno state tenute in un certo freno dalle leggi fondamentali del regno, queste vennero più d'una volta violate, or dall'una, or dall'altra delle tre parti, donde son nate frequenti guerre civili: l'ultima andò felicemente a terminare in un generale accomodamento dovuto all'avolo del vivente monarca, e d'allora in poi la milizia stabilita di comune consenso non si è più mai dipartita dalle regole del più stretto dovere.