Un simile espediente, non infinitamente dispendioso al pubblico erario, sarebbe, secondo il mio debole parere, d'un grande vantaggio per isbrigare gli affari in que' paesi, ove i senati hanno qualche parte nel potere legislativo; perchè condurrebbe presto l'unanimità, accorcierebbe le discussioni, aprirebbe molte bocche che ora stanno chiuse, molte ne chiuderebbe le quali non ci sarebbe bisogno che rimanessero tanto tempo aperte, frenerebbe la petulanza de' giovani, correggerebbe la pedanteria de' vecchi, desterebbe gli stupidi, farebbe sbassar la cresta agli arroganti.

In oltre, quel dottore, avendo udito molte querele su la corta o debole memoria di certi magistrati, avea proposto che chiunque si presentava all'udienza d'uno di questi, dopo avergli esposto il proprio caso con succinte e schiette parole, gli desse nel partirsi da lui o una tirata di naso, o un gentile calcio nel ventre, o vero gli pestasse su i calli de' piedi, o anche lo salutasse con una strappatina ad entrambe le orecchie o con un pizzicotto che gli lasciasse il nero sul braccio, o finalmente conficcandogli uno spillo nelle natiche, e ad ogni giorno, al momento del suo levarsi, gli ripetesse il medesimo complimento finchè la sua domanda fosse esaudita o con buoni motivi ricusata.

Questo stesso dottore avrebbe voluto che ciascun senatore, dopo avere in pieno consiglio nazionale data e sostenuta con quanti argomenti credeva opportuni la sua opinione, fosse obbligato a dare il suo voto affatto contrario alla medesima: gli sembrava che, adoprando un tal metodo, le risoluzioni degli affari sarebbero sempre tornate a vantaggio del pubblico.

Ove le discordie delle parti fossero portate ad un'estrema violenza in uno stato, quel mio dottore suggeriva un ammirabile specifico. Per fare a suo modo, avrebbe bisognato prender su un centinaio di capi fazione così d'una banda come dall'altra, ed appaiare quelli le cui teste fossero state all'incirca di uno stesso calibro; chiamar quindi due abili operai i quali segassero ad un tempo gli occipizi d'ogni due di loro con tal arte che ciascun cervello rimanesse diviso in parti eguali, poi fare un cambio tra le parti segate nel tornarle ad applicare alle parti rimaste intatte d'ognuno dei due. Se vogliamo, l'operazione pare un tantino arrisicata; ma quel professore mi assicurò che ove venisse fatta a dovere, era una cura d'effetto infallibile. La sua argomentazione era questa: «Quando avrete fatto che due cervelli discutano quistioni fra loro, imprigionati entro una medesima zucca, credete pure che verranno presto d'accordo; e ne nascerà quella moderazione e regolarità di pensamenti tanto desiderabili in coloro che s'immaginano non dover prevalere nel mondo altro partito fuor quello posto da essi;» e circa poi alla differenza de' cervelli, sia in quantità o qualità, lo stesso dottore ne assicurò che, trattandosi di capi fazione, è proprio una differenza da nulla.

Fui ascoltatore d'un caldissimo dibattimento fra due professori, che ventilavano la quistione sul modo più comodo ed efficace di far danari in uno stato col minor possibile aggravio de' sudditi. Un di loro sostenea che la pratica più sicura sarebbe stata quella di tassar gli uomini su i loro vizi e pazzie, facendo, per tener sempre le vie più blande, eseguire la stima ed il riparto della tassa dai caritatevoli vicini dell'uomo da tassarsi. Il secondo poi era di un parere affatto contrario; volea si assogettassero a tassa quelle qualità di mente o di corpo in cui ciascuno si crede eminente, crescendo o sbassando la tassa giusta i gradi dell'eminenza determinati prima di sapere di essere tassati da coloro stessi che si giudicavano possessori di simili pregi. La più alta tassa dovea cadere su gli uomini che più si millantavano favoriti dell'altro sesso, e le proporzioni del tributo venir regolate sul numero e la natura dei favori ottenuti[36], usando a questi l'agevolezza di fidarsi alla loro parola. Lo spirito, il valore, la cortesia venivano in appresso fra le cose più soggette a tassa, e qui pure dovevano essere creduti in parola coloro che vantavano tanti pregi. Non così era dell'onore, della giustizia, della saggezza, della dottrina, qualità che si sarebbero sottratte alla tassa, perchè nessuno le volea riconoscere nel suo vicino, e le riconosceva tanta in sè stesso, che si sarebbe vergognato a vantarsene. Anche le donne, in sentenza del secondo opinante, avrebbero dovuto soggiacere a tassa da stabilirsi sul ragguaglio della loro avvenenza e dell'abilità loro nell'acconciarsi; ma non si parlava della loro costanza, castità, retto discernimento e sincerità, per lo stesso motivo onde sfuggivano alla tassa rispetto agli uomini l'onore, la giustizia, la saggezza e la dottrina.

Un altro professore mi mostrò un'estesa memoria d'istruzioni sul modo di scoprire ogni trama macchinata contro al governo. Veniva ivi suggerito ai grandi statisti di esaminare i cibi di tutti gl'individui caduti in sospetto, d'indagar l'ora in cui si mettevano a tavola, di procurar di sapere se coricandosi giaceano piuttosto su d'un fianco o su l'altro, e se a far monda qualche parte del loro corpo si valeano della mano destra o della sinistra; di farne scandagliar bene gli escrementi, il colore, l'odore, il sapore, la consistenza, la maggiore o minore lor concozione per formare un retto giudizio su i disegni dell'evacuante, perchè si avea veduto coll'esperienza che gli uomini non sono mai così seri, cogitabondi a ciò che fanno, come quando si trovano a certa sedia che non è la sedia curule; e citava sè stesso ad esempio; avea pensato, così in via di prova, qual sarebbe stata la via più presta di disfarsi d'un qualche alto personaggio la cui vita lo incomodava, e trovò il proprio sterco divenuto verde; di tutt'altro colore quando avea, sempre in via di prova, divisato di far nascere soltanto una sollevazione.