NOn troppo mi ricreai in visitar la Scuola de’Manipolatori di progetti Politici, perciocchè coloro mi sembravano onninamente insensati; spettacolo, che in me produce una incessante maninconia. Formavano que’Visionarj, de’progetti di persuader a’Monarchi di non badare nella scelta de’loro Favoriti, che alla Saggezza, alla Capacità, e alla Virtù, di non prendere de’Ministri che per travagliare con miglior successo al vantaggio Pubblico; di non disgiugnere mai il loro interesse da quello del loro Popolo; di non conferire gl’impieghi che a persone idonee ad esercitargli, con altre chimere molte, onde in verun tempo non si è chi che sia avvertito, e che mi an fatto toccar con mano l’aggiustatezza d’un’antica Massima, la qual dice: che cosa non vi ha sì assurda, che alcuni Filosofi avan, zara non abbiano come vera.

Per rendere, non ostante, giustizia a quegli Accademici di Politica, confessar deggio che tutti non sono eglino Visionarj. Si trovava fra coloro un uomo, che parevami a maraviglia conoscitore della Natura, e del Sistema del Governo. Quest’illustre Personaggio si era applicato con molta utilità in rintracciar sovrani rimedi contra tutte le malattie, cui soggiacciono le differenti spezie di Pubbliche Amministrazioni, tanto per gil vizzi, o per le debolezze di que’che governano, quanto per gli difetti di que’che debbono ubbidire. Per esempio: giacchè tutti que’che applicati si sono allo studio del governo degli uomini, unanimi accordano che vi è un’universale rassomiglianza fra il corpo naturale, e il corpo politico; non è forse un’evidenza, che le infermità d’amendue questi corpi guarite esser deggiono, e che co’rimedj medesimi la lor sanità dev’essere conservata? Egli è certo, che talvolta alcuni Consigli sono incomodati da peccanti umori, e molestati da molti mali di capo, e più ancora da mali di cuore, con gagliarde convulsioni, e con violenti raggrinzamenti di nervi in ambo le mani, comechè principalmente nella destra. Talvolta sono assaliti da vertigini, da deliri, da una fame canina, o da indigestioni, e da altri morbi di questo genere. Il Piano di questo Dottore era dunque; allorchè si assembiasse un Consiglio, v’intervenissero, i tre primi giorni della Sessione, alcuni Medici, i quali all’ultimo de’dibattimenti di ciascun giorno, tastassero il polso a ciascun Consigliere; dopo di che, avendo maturamente deliberato sopra la natura de’diversi mali, e sopra il modo di guarirgli, potessero il quarto giorno restituirsi al luogo del Assemblea, accompagnati da Speziali provveduti d’ottime medicine, i quali avessero la cura, prima che si fossero assisi i Membri, di dispensare ad ognuno d’essi, Lenitivi, Apertivi, Astersivi, Corrosivi, Ristrignenti, Palliativi, Lassativi, o qualunque altra Droga lor necessaria: pronti pel giorno dietro, a ripetere, a cangiare, o ad ommettere i rimedj stessi, secondo l’effetto che essi prodotto avessero.

L’eseguimento d’un tal progetto non costerebbe gran cosa al Pubblico, e sarebbe molto utile, a quel che io penso, per ispedire prontamente gli affari in que’Paesi, ove i Consiglj fin qualche parte nell’Autorità Legislativa. Ei produrrebbe l’unanimità; abbreviarebbe le discussioni; aprirebbe quelle poche bocche che al presente son chiuse, e suggellarebbe il numero prodigioso di quelle che sono aperte; reprimerebbe la petulanza de’giovani, e correggerebbe l’ostinazione de vecchj; imprimerebbe vivacità negli stupidi, e ritegno ne’balordi.

Di più: come generalmente si ha il motivo di querelarsi che i Favoriti de’Principi son dotati d’una memoria la men felice, il Dottore medesimo proponeva come un rimedio ad un tal male, che chiunque andasse a ritrovare un Primo Ministro, dopo di avergli esposto in brievi e chiari termini il propio affare, in partendosi, tra esse questo Signore pel naso o per l’orecchio, gli desse qualche colpo di piede nel ventre, gli pizzicasse ben bene le braccia, ogli cacciasse un’aguglia nelle natiche; il tutto, perche meglio del negozio onde si tratta, ei si risovvenisse: Rimedio, che converrebbe ripetersi tutte le volte che il si vedesse, finchè la cosa fosse fatta, o rigettata assolutamente.

Egli era eziandio di parere, che ogni Membro del Gran Consiglio della Nazione, dopo di aver proposto e difeso il propio sentimento, obbligato esser dovesse a dar il suo voto in favore dell’opinione contraria; mercè che ciò facendosi, ne proverrebbe infallibilmente la conchiusione in vantaggio pubblico.

Quando da violente Fazioni è lacerato lo Stato, egli avea rinvenuto un maraviglioso mezzo per accordarle. Eccolo questo mezzo. Convien prendere un centinajo di Capi di cadaun Partito, e mettere l’una contra l’altra le teste che poco più o meno sono della figura medesima; che dopo ciò, due peritissimi Chirurgi seghino l’occipizio di ciascun pajo in un tempo stesso, cosicchè il cervello sia diviso in due parti eguali: Che cadauno di questi occipizj così tagliati, applicato sia sopra quella testa a cui gli non appartiene. Egli è ben vero che somigliante operazione richiede una gran destrezza, ed una esatezza somma; ma assicuravasi il Professore, che se il Chirurgo vi faceva ben le sue parti, la curagione riuscirebbe infallibile; imperciocchè così gli la discorreva: Dibattendosi insieme le due eguali porzioni di cervelli, le materie che formano il suggetto della Disputa non potrebbono non convenire ben presto; e per ciò che risguarda la differenza de’cervelli in quantità e in qualità fra coloro che sono i Direttori delle Fazioni, protestava in sua coscienza il Dottore, ch’era una chimera.

Intesi due professori che stavano disputando con molto fuoco sopra il miglior metodo d’impor Tasse senza aggravio del Popolo. Affermava il primo che il modo più sano sarebbe di tassare i vizzi e la follia; e d’appossare in cadauna strada un certo numero di Soprastanti, che adducessero testificazione de’gradi di stravaganza, e di corruttela de’loro Vicini, su’quali regolar si potrebbe la somma che ognuno a pagare tenuto fosse. Direttamente opposta era l’opinione del secondo, il qual volea che si mettesse una gabella sopra quelle qualità del Corpo e dell’Anima, onde gli uomini il più si pregiano da se medesimi; e che questa gabella fosse più o men grande, a misura del grado più o men eminente onde si eleverebbono queste qualità: grado, a riguardo di cui, sarebbe ognuno sulla propia parola creduto.

L’imposta più gravosa concerneva i più segnalati Favoriti del Bel sesso, ed erano regolate le tasse secondo il numero e la natura de’ricevuti favori; nel che si doverebbe pure rapportarsi alle loro propie dichiarazioni. La vivacità dello spirito, il valore e la pulitezza, doveano soggiacere altresì a pesanti imposizioni, le quali ingiunte sarebbono nel modo stesso, passandosi ognuno da se medesimo. Ma da un altro canto, l’onore, la Giustizia, la Prudenza, ed il Sapere non doveano costar un soldo a colui che possedeva cotali qualità, poichè sono d’un genere sì singolare, che niuno le riconosce nel suo Vicino, e in se medesimo non le pregia.

Dovean le Donne esser tassate a misura della loro bellezza, e della loro abilità nel ben comparire, e dovean godere dello stesso privilegio degli Uomini; voglio dire, determinar la somma ch’esse obbligate si credono di pagare. Ma il Senno, la Fedeltà, la Castità, e la Bontà del Cuore, esser doveano cose onninamente esenti da gabelle; essendo che il poco che avrebbesi potuto ritrarne, non varrebbe il fastidio che si sarebbe preso per iscoprire quelle che risguardate sono da questa Tassa.

Per rendere ben affetti i Senatori agli interessi della Corona, il Professor medesimo volea che si tirasse a sorte per gl’Impieghi, impegnandosi a prima giunta ognuno d’essi, con giuramento, d’essere parziale della Corte, fosse che la Carica profittasse, o no; dopo di che, que’che avessero messo del proprio, potessero di bel nuovo tentar fortuna a prima opportunità. In questo modo la speranza, e l’espettazione gli renderebbono fedeli ne’loro impiegi; nè veruno d’essi lagnar si potrebbe di quale siasi inganno, bensì imputerebbe la sua disgrazia alla Fortuna, le cui spalle son più robuste, e più larghe di quelle d’un Ministero.