Un gran foglio, tutto riempiuto d’instruzioni per lo scuoprimento delle congiure che si tramano contra il Governo, fummi mostrato da un altro Professore. In tutte le annotazioni di lui appariva una somma profondità di genio, e un estremo discernimento di politica; tutto che, a mio credere, vi si potesse aggiugnere qualche altra cosa. Quest’è ciò che mi feci lecito di dire all’Autore; esibendomi nel tempo stesso di fargli parte di quanto aver potessi di lumi su quest’argomento. Con più di civiltà ricevè egli la mia offerta, di quel che non son soliti di praticare gli Autori, particolarmente que’che lavorano in progetti; assicurandomi che molto gradita gli avrebbe la comunicazione delle mie osservazioni.
Gli dissi; che se mai accadesse di soggiornare in un Regno ove le cospirazioni fossero in voga pel genio inquieto della Plebaglia, o servir potessero allo stabilimento del credito, o all’avanzamento della fortuna di alcuni Grandi, mi applicherei immediate a incoraggiar la rozza degli Accusatori, de’Dinunzianti, e de Testimoni: Che allor quando ne avessi raccolto un sufficiente numero di tutte le condizioni, e di differente capacità, gli porrei sotto la direzione di alcuni abili Personaggi, bastevolmente possenti per proteggergli, e per ricompensarli. Personaggj di questa fatta, dotati di talenti e del potere testè mentovati, potrebbono far servir le congiure ad usi più eccellenti; sarebber atti a farsi valere e a spacciarsi in profondi Politici; a rassodare un vaccillante Ministro; a soffogare, o a scemare una generale scontentezza; ed arricchirsi di confiscazioni, e ad aumentare o a diminuire il credito pubblico, a misura che il privato lor avvantaggio il richiedesse. Quest’è ciò che può farsi, col convenir primieramente di coloro, su cui cader dee l’accusa d’aver parte in una cospirazione. Dopo ciò; convien assicurarsi di tutti gli scritti loro, del pari che delle loro persone: Deggiono questi Scritti passar nelle mani d’una Ragunanza d’uomini di grande abilità, perchè possan essi interpretare i sensi misteriosi de’vocaboli, delle sillabe e delle lettere; ma Affinchè sia fruttuosa cotale loro industria; si dee lor permettere d’addattare alle lettere, alle sillabe ed ai vocaboli, il significato che più lor piace, tutto che sovente questo significato non v’abbia alcun rapporto, oppure sembri direttamente opposto al fine, che quegli, di cui si disamina lo scritto, si propone. Così, per esempio, se il credono a proposito, possono intendere per un Vaglio una Dama di Corte; per un Cane stropio un Usurpatore; per una Frusta un Esercizio in piedi in tempo di pace; per un Nibbo un Gran Politico; per la Gotta un Sommo Pontefice; per un Orinale una Ragunanza di Signori per una Scopa una Rivoluzione; per una Trappola una Carica; per un Abisso senza fondo il Tesoro Pubblico; per una Grondaja la Corte, per una Barretta con sonagli un Favorito; per una Canna spezzata una Corte di Giustizia; e per un Barile voto un Generale.
Che se questo metodo non conseguisse il suo riuscimento, se ne potrebbero metter in pratica di più efficaci, e gli Acrostici e gli Anagrammi sarebbero d’un grande ajuto. Spiegaigli allora ciò che io intendessi per Acrostici, e gli mostrai evidentemente l’utilità di questa spezie di scienza per iscoprire il senso politico, nelle iniziali lettere contenuto. Essendo che; senza questo, io gli dicea, avrebbesi mai potuto sapere che N, per esempio, significa una Macchinazione; B un Regimento di Cavalleria, ed L un’Armata; Ma se a caso, (il che quasi non è possibile) questo metodo non basta per venir in cognizione de’disegni del malcontento Partito, si potrebbe riuscire nella loro scoperta, trasponendone le lettere dell’Alfabeto che si trovano in qualche Scritto sospetto; trasponendole, dissi in tante differenti maniere, che finalmente se ne rinvenga il senso che vuolsi in esse imprimere. E quest’è ciò che si dinomina Anagrammatico metodo.
Con eccessivi complimenti mi ringraziò il Professore per le mie curiose comunicategli osservazioni; e mi promise che nel suo Trattato farebbe di me una menzione onorevole.
Null’altro vidi in quel Paese che allettarmi dovesse a un più lungo soggiorno; e cominciai a pensare di ritornarmene in Inghilterra.
CAPITOLO VII.
L’Autore lascia Lagado, e arriva a Maldonada. Non essendovi pronto alla vela verno Vascello, fa un giro a Glubbdubdrib. Accoglimento che gli fa il Governatore.
IL Continente, di cui n’è una parte quel Regno, stendesi, per quanto mi pare, al Levante verso le Regioni incognite dell’America, al Ponente verso la California, e a Tramontana verso il Mar Pacifico, il qual non è che a cencinquanta miglia da Lagado, dove vi ha un buon Porto; praticandovi gli Abitanti un gran commerzio con gli Isolani di Luggnagg, situati al Ponente Maestro, a un di presso a’venti e nove gradi di Latitudine Settentrionale, e a’cenquaranta di Longitudine. Quest’Isola di Luggnagg si trova allo Scilocco del Giapone, in distanza d’un centinajo di leghe. Evvi una stretta Confederazione fra l’Imperador del Giapone, e il Re di Luggnagg; dal che ne viene che vi sono frequenti occasioni di passaggj da una di quest’Isole all’altra. Un tal motivo mi determinò ad imprendere il cammino per quella parte, per quindi rivenirmene nell’Europa. Noleggiate per tanto due Mule pel trasporto del picciolo mio bagaglio, e una Guida per additarmi la strada, presi cogendo dal generoso mio Protettore, il qual dati aveami tanti contrassegni di sua compitezza; e sul punto del mio partire, un nuovo ragguardevole regalo ne ricevei.
Per tutto il mio Viaggio non mi accadde cosa che meriti d’essere riferita. Arrivato che fui al porto di Maldonada, non aveavi Vascello lesto alla vela per Luggnagg; e con certezza mi venne detto che conveniva attendere alcune settimane innanzi che ve ne fossero. Può essere questa Città della grandezza, o circa, di Portsmouth. Poco tardai ad acquistarmi molte amicizie, e non poche furono le civiltà che usate mi vennero. Un Gentiluomo di gran distinzione mi dice; che poichè mancherebbono per un mese, almeno, le aperture d’imbarco per Luggnagg, dovrei risolvermi ad andar a vedere la piciola Isola di Glubbdubdribb, ch’era al Libeccio di Maldonada, non più lontana che cinque leghe. Mi esibì la sua compagnia e quella d’un suo Amico; e d’aver cura promisemi di tutto il bisognevole per tal intento.
Glubbdubdribb, per quanto puossi rendere in nostra favella un somigliante termine, significa l’Isola degli Stregoni. Non ha quest’Isola che il terzo della larghezza di quella di Vvight, ed è straordinariamente fertile. E’governata da un Capo d’una certa Tribù, di soli Maliardi composta.