Stranamente restai sorpreso che la corruttela fatti avesse progressi sì rapidi in quell’Imperio, e ciò a cagion del lusso, che non vi si era intruso che molto tardi: il che produsse che non mi feci le gran maraviglie nel veder accadere somiglianti avventure in altri Paesi, ove i vizzi, di qualunque genere, an regnato d’assai più lungo tempo in qua.
Come ognun di coloro ch’erano stati scongiurati, ritenuta avea perfettamente la figura medesima sotto cui era apparuto nel mondo, con sensibilissimo crepacuore osservar dovetti, fin a qual segno la Razza Inglese da un secolo addietro avesse degenerato, e quali cangiamenti fra noi, la più infame di tutte le infermità prodotti avesse.
Affin di divertirmi da un spettacolo di tanta mortificazione, palesai il mio desiderio d’aver sotto gli occhi alcuni di quegl’Inglesi di Roca vecchia, sì famosi un tempo per la simplicità de’loro costumi, per l’esatta loro osservanza delle Leggi della Giustizia, pel saggio lor amore verso la Libertà, pel loro valore, e per l’inviolabile affezionata loro parzialità per la Patria. Non fu che con estremo commovimento che io paragonai gli vivi co’morti, e che vidi virtuosissimi Avoli disonorati da’Pronipoti, i quali, in vendendo i propj suffragj al Favore, o alla Speranza, si sono impeciati di tutti que’vizzi che contrar si possono in una Corte.
CAPITOLO IX.
Ritorna l’Autore a Maldonada, e fa vela pel Regno di Luggnagg. Vi è posto prigione, ed è poscia spedito alla Corte. Maniera con cui egli vi è ricevuto. Clemenza estrema del Re verso i suoi Sudditi.
SOpraggiunto il giorno di nostra partenza, presi congedo da Sua Altezza il Governatore di Glubbdubdribb, e rivenni co’miei due Compagni a Maldonada; ove, dopo una dimora di due settimane, trovammo un Vascello pronto a mettersi alla vela per Luggnagg. I miei due Amici ed altri diversi Signori, ebbero la generosità di tenermi provveduto del bisognevole, e d’accompagnarmi a bordo. Fu d’un mese il mio viaggio; e in cammin facendo; colseci una furiosa burrasca che ci costrinse a scorrere verso il Ponente, per profittare d’un vento stabile che soffia in que’Mari. Nel ventuno d’Aprile 1709. imboccammo la Riviera di Glumegnig, sulle cui sponde giace una Città del nome medesimo. A una lega da questa Città calammo l’ancora, e perchè ci fosse spedito un Piloto, segnali facemmo. In men di mezz’ora ne vennero due, i quali fra molti scoglj, che rendono assai pericoloso il passaggio, ci guidarono in un largo Bacino, ove un’Armata intera può starsene al coperto dalle più violente tempeste.
Alcuni de’nostri Marinaj, o per malizia, o per inavvertenza, informarono i Piloti che io era un Forastiere, e di più, un insigne Viaggiatore; il che questi riferirono ad un Uffiziale della Dogana; il qual, posto ch’ebbi piede a terra, a tutto rigore mi esaminò. Parlommi colui la favella di Balnibarbi, ch’è intesa poco men che da tutti gli Abitanti di quella Città, a cagione del gran commerzio ch’ella pratica cogli Abitanti di questo Regno. Gli feci una narrazione succinta, che al possibile procurai altresì di rendere verisimile; ma a proposito non giudicai di palesar la mia Patria, bensì Ollandese volli spacciarmi; perchè mia intenzione si era d’andar al Giapone, e perchè io sapeva che gli Ollandesi sono il solo Popolo dell’Europa, che vi sia ammesso. Con tal oggetto dissi all’Uffiziale, che io avendo fatto naufragio sulle spiagge di Balnibarbi, era stato ricevuto dentro Laputa, o Isola Volante, (di cui l’Uffiziale stesso più d’una volta inteso avea a parlarne,) e che allora io pensava di rendermi al Giapone; ove, di rinvenire qualche Vascello sù cui tornarmene potessi al mio Paese, io mi lusingava. Mi rispose l’Uffiziale, ch’era d’uopo che io me ne restassi prigioniero, finchè sul mio proposito avesse egli ricevuti ordini dalla Corte; che sul punto stesso egli andava a scrivervi, e che sperava d’averne in quindici giorni le risposte. Assegnommisi in carcere un Appartamento assai propio, con una sentinella alla mia porta; e non ostante aveva io la libertà di spasseggiare in un giardino assai vasto, essendo trattato con molta umanità, e spesato in tutto il frattempo dal Re. Un motivo di curiosità indusse molte persone ad invitarmi in loro Casa; essendo loro stato riferito che io veniva da molti lontanissimi Paesi; alcuni de’quali altresì, riuscivano loro onninamente incogniti.
Presi al mio servigio un giovane, il qual s’imbarcò con esso meco per valermi d’Interprete. Era lui nativo di Luggnagg; ma avea passati alcuni anni a Maldonada, e perfettamente bene gli eran congnite amendue le Lingue. Pel mezzo suo mi trovai in istato d’attaccare conversazioni con tutti coloro che venivano a visitarmi; ma questa conversazione non consisteva che in dimande dalla loro parte, e che in risposte dalla parte mia.
Verso il tempo appunto che speravamo, il desiderato Dispaccio arrivò dalla Corte. Ei conteneva un Ordine di condur me, e il mio seguito a Traldragdubb o Trildraogdrib, (poichè in due modi intesi a pronunziar questo termine,) con una scorta di dieci Cavalli. Altro non era il mio seguito che il Giovane, il qual facevami la funzione d’Interprete, e che io persuasi di mettersi al mio servigio, e non seguì che a forza di suppliche, che si accordò a cadaun di noi una Mula, per imprendere più comodamente il viaggio. Fu ingiunto ad un messaggiere di precederci d’alcuni giorni, per annunziare il nostro avvicinamento al Re, e per pregar Sua Maestà d’assegnare il giorno è l’ora onde potessimo aver l’onore di leccare la polvere ch’è innanzi alla predella de’piedi di lei. Si è questi lo stile della Corte; ed in fatti io provai che era molto figurata una cotal frase; mercè che due giorni dopo il mio arrivo accordatamisi l’udienza, fui comandato di strascicarmi carpone, e di leccar il solajo a misura del mio avanzarmi; ma per essere forestiere, si ebbe la cura di spazzarlo sì bene, che non ne ricevetti incomodo dalla polvere. E pure, era questa una grazia particolare, la qual si accordava a persone del primo carattere, quando il Re volea impartir loro l’onore della sua presenza. V’ha di più. Spargesi talvolta a bella posta della polvere sul pavimento; il che avviene allorchè colui che ammesso esser dee, ha in Corte nemici possenti. Vidi io stesso un gran Personaggio, la cui bocca n’era. sì piena, che quando strisciato ei si fu perfino al luogo che conveniva, fugli impossibile di profferire una sola parola. Il peggio si è, che non vi ha rimedio per una tale inconvenienza; imperocchè egli è un capitale delitto degli introdotti all’Udienza del Re lo sputare o il forbire la bocca in presenza di Sua Maestà. Evvi eziandio a quella Corte un’altra costumanza, che io approvar non saprei. Quando il Principe ha il disegno di far morire qualche gran Signore d’una morte dolce, e che abbia un so che d’obbligante, ordina di spargersi sopra il solajo una certa venenata polvere; che essendo leccata infallibilmente in venti e quattr’ore uccide: Ma per rendere giustizia all’estrema clemenza di Sua Maestà, e alle sollecitudini di tenerezza ch’ella ha per la vita de’suoi Suggetti, nel che sarebbe a desiderare che i Monarchi dell’Europa si compiacessero d’imitarla, è forza che io dica, che quando qualche Personaggio ha goduto del mortal onore di leccare un poco di questa polvere, ingiugne il Re gli ordini più precisi perchè il pavimento sia ben lavato: Che se i suoi Domestici non eseguiscono con esattezza i suoi ordini, sì espongono alla collera, e all’indignazione di lui. Io lo intesi, lui medesimo, a comandare che si scopasse un Paggio, a cui toccava d’avvertir coloro che dopo un’esecuzione il Solajo spazzar doveano, ma che per malizia l’avea trascurato: trascuranza che cagionò, che un giovane Signore di grand’espettazione, ammesso che fu all’Udienza restasse sgraziatamente attossicato; tutto che in quel tempo non avesse Sua Maestà il divisamento di farlo morire. Ma sì buono fu quel Monarca, che rimise al Paggio la pronunziata leggiera punizione, con la promessa che questi fece di guardarsi per altre volte da somiglianti sbagli, purchè non ne ricevesse un ordine preciso.
Lusingomi che un tratto sì singolare di clementissimo procedimento, obbligherà il Leggitore a menarmi buona una tal digressione.