Gl’immortali miei Compagni ed io, cui comunicheremmo scambievolmente le nostre osservazioni, e studieremo sopra le differenti maniere con cui intrudesi nel Mondo la corruttela; affin di preservarne gli Uomini con sagge lezioni, e con l’Ascendente del nostro esempio; Rimedj, che, secondo tutte le apparenze, impedirebbono quella depravazione dell’umana Natura, di cui l’Età tutte, con tanto giusto motivo, si son querelate.

A ciò il diletto aggiugnete di ammirare le più stupende Rivoluzioni di Stato; Città antichissime discioglientisi in ruine: oscuri Vlllagj divenenti Capitali d’Imperi; famose Riviere cambiate in meschini Ruscelli; l’Oceano che lascia un Paese a secco per ricoprirne un altro con le sue onde: le Scienze fondando la loro Sede in certe Regioni, ed alcuni secoli dopo, mostrando d’averle abbandonate per sempre. Allora sì che potrei promettermi di veder il giorno, in cui si rinvenisse la Longitudine, il Moto Perpetuo, e la Medicina Universale, ed eziandio molti altri bellissimi ritrovamenti.

Quali magnifiche discoperte non sarebber le nostre in Astronomia, sopravvivendo alle più remote predizioni, ed osservando i periodici ritorni delle Comete, e tutto ciò che al movimento del Sole, della Luna, e delle Stelle, ha rapporto!

Ciò non fu che l’Esordio. Il mio amor per la vita rendè assai più lunga la continuazione del mio discorso. Finito ch’ebbi spiegati che furono miei sentimenti, come prima, al resto della Compagnia, parlò questa fra se qualche tempo, e parvemi che a mie spese ridesse alquanto. Finalmente, il Gentiluomo medesimo che mi avea servito d’interprete, disse ch’egli era incaricato dagli altri Signori di farmi ravvedere d’alcuni errori, in cui l’ordinaria debolezza della Natura umana aveami fatto incorrere: Che quella razza di Struldbruggs era particolare del lor paese, giacchè non aveavene nel Regno di Balnibarbi, nè nell’Imperio del Giapone, ov’egli goduto avea dell’onore d’essere Ambasciadore di Sua Maestà, e che avea trovati i Naturali dell’uno e dell’altro sesso di quelle Regioni così increduli sull’articolo degli Struldburggs, come io stesso l’avea paruto: Che ne’due mentovati Imperj, ove per molto tempo gli avea sogiornato, la brama di lungamente vivere, era una brama universale: Che chiunque teneva un piede nella tomba, procurava al possibile di ritirare l’altro: Che il più decrepito speravavi di vivere ancora un giorno, e risguardava la morte come la più atroce di tutte le miserie: ma che nell’Isola di Luggnagg il desiderio della vita non era sì ardente, perchè di continuo si aveva dinanzi agli occhj l’esempio degli Struldbruggs.

Che il propostomi metodo di vivere era ingiusto ed irragionevole, supponendo una eternità di giovinezza, di sanità e di vigore, che chi che sia, per quanto fosse pazzo, e stravagante in genere di voti, promettersi non saprebbe: Che per conseguenza, non si trattava di sapere se un uomo bramasse d’essere sempre giovane, e sempre felice; bensì com’egli passasse una vita senza fine, suggetta alle incomodità, che sono della vecchiaja il patrimonio ordinario. Mercè che, soggiugneva egli tutto che pochi uomini confessar volessero, che bramerebbero d’essere immortali anche a sì dure condizioni; osservai, non ostante, negl’lmperj di Balnibarbi, e del Giapone, che ognuno è sollecito di licenziare la morte per quanto tardi ella venga; e quasi mai non vidi esempj d’Uomini che morissero volontarj, se pure da eccessive afflizioni non vi sieno stati indotti. Ed io mi appello alla vostra coscienza, se ne’Paesi, ove viaggiato avete non vi sia accaduto di notare la cosa medesima.

Dopo questa prefazione, ei s’introdusse in uno specificato racconto in proposito agli Struldbruggs. Disse ch’essi operavano come gli altri Uomini perfino all’età di trent’anni; dopo di che si ravvisava in loro una spezie di tristezza che aumentava di giorno in giorno, perfino agli anni ottanta: Ch’egli ciò sapeva a confessione stessa di loro; imperciocchè, come ciascun secolo non nel produce che due o tre di questa spezie, non è sufficiente un tal numero per fare una generale osservazione: Passati che anno gli ottant’anni d’età, il che per gli altri Abitanti di quel Paese è l’ultimo termine, non solamente soggiaccino a tutte le follie, e a tutte l’infermità degli altri Vecchj, ma eziandio a certi diffetti che nascono dalla terribile certezza della loro Immortalità. Non solo sono vani, ostinati, avari, di cattivo umore, e chiacchieroni, ma altresì sono incapaci interamente d’amicizia. Invidia ed impotenti desiderj sono le loro ordinarie passioni. Ma gli oggetti, contra de’quali in ispezieltà scatenasi la lor gelosia, sono i vizj de’Giovani, e la morte de’Vecchj. Col riflettere sopra i primi, si trovano esclusi insino dalla possibilità di poter gustare in verun tempo d’alcun piacere; e quando scorgono un mortorio, si querelano che altri sieno entrati in un Porto, ove essi medesimi non potranno mai pervenire. Di niente più si rammentano che di ciò che anno osservato ed appreso in lor gioventù; e quest’anche molto imperfettamente. E per quello concerne la certezza, o le particolarità di qualche avvenimento, può farsi più fondo sulle comuni Tradizioni, che sopra le migliori loro Memorie. I men miserabili fra quegli eterni Vecchioni son que’che an la sorte d’essere vaneggianti, e assolutamente smemoriati; poichè più non essendo impeciati di quelle pessime qualità che rendono odiosi gli altri, più agevolmente inclinasi ad aver compassione di loro, e a recar loro soccorso.

Se uno Struldbrugg prende in isposa una Donna immortale come lui, non dee sussistere il maritaggio che perfino che il più giovane de’due sia pervenuto agli ottant’anni d’età, asserendo le nostre Leggi ch’è cosa giusta, che colui, il qual senza sua colpa e condannato alla pena di starsene eternamente sopra la terra, non sia costituito doppiamente sgraziato, per avere una moglie eterna.

Immediate che ottant’anni essi contano, la Legge gli reputa come morti; i loro Eredi metton le mani sopra i loro Beni, se si eccettui una leggiera porzione che riserbasi pel loro mantenimento; e i poveri fra loro restano a carico del Pubalico. Dopo questo periodo, sono incapaci d’esercitar verun Posto; e in una Causa o civile, o criminale, non si ammettono per testimonj.

Agli anni novanta, cascano loro gli capelli ed i denti; essi non saporano cosa veruna, ma mangiano e beono senz’appetito e senza gusto, e le loro ordinarie infermità camminano col solito passo senza crescere, nè sminuire. In parlando, dimenticano i nomi più comuni delle cose, del pari che quegli delle persone, quando pur queste fossero gli Amici loro più intimi, o i più prosimi loro Congiunti. Per la ragione medesima non potrebbono mai tenersi occupati nella lettura, perchè è sì poco ferma la loro memoria, che in una sola frase più non si ricordano del principio quando ne leggono il fine: Disgrazia, che dell’unico divertimento onde capaci sarebbono, gli tiene privi.

Essendo il Linguaggio molto suggetto al cangiamento, gli Struldbruggs d’un secolo non intendono que’d’un altro; e superata che anno l’età di dugent’anni, sono inabili legar conversazione co’Vicini loro, gli Mortali; il che lor inferisce il discapito d’essere come Stranieri nella propria Patria.