Il vocabolo Houyhnhnm significa in loro idioma un Cavallo, e nella sua etimologica origine, la perfezione della Natura. Dissi al mio Padrone che l’espressione m’imbrogliava; ma che a costo d’un fisso studio avrei procurato di superare in poco tempo questa difficoltà, lusingandomi di essere ben presto in istato di narrargli gran maraviglie. Compiacquesi egli di dire alla sua propia Cavalla, a’suoi due Puledri, e a tutti i Domestici di sua Casa, di non ommettere veruna opportunità d’ammaestrarmi, ed egli stesso per due o tre ore di cadaun giorno si prendeva questo fastidio. Molti Cavalli ed alcuni Giumenti qualificati del Vicinato, vennero alla nostra abitazione, sulla fama che si era sparsa, che aveavi un Yahoo che parlava come un Houyhnhnm; e nelle parole e nelle azioni di cui, scuoprivasi qualche barlume di ragione. Parve che molto gustassero que’Forestieri del mio trattenimento; praticate avendomi molte interrogazioni, alle quali secondo il mio possibile soddisfeci. Tanto ne profittai di tutti questi mezzi, che cinque mesi dopo il mio arrivo, io ben capiva tutto ciò che si diceva, ed lo stesso mi esprimeva passabilmente bene.
Gli Houyhnhnms che a visitar vennero il mio Padrone col disegno di vedermi e di discorrer meco; non diedero indizj d’essere persuasi che io fossi un vero Yahoo, perchè io era coperto diversamente da quel che il sono questi animali. Per fino allora mi era determinato di tacere in proposito a’miei vestiti, per distinguermi, per quanto fosse possibile, da quella maledetta razza di Yahoos; ma alcuni giorni dopo mutai parere; e credei un tratto di mia ingratitudine il farne per maggior tempo un arcano al mio Padrone. Oltre che, io meditava, che si sarebbero ben presto consumate le mie vestimenta e le mie scarpe, e che per necessità avrei dovuto farmene d’altre di pelle d’Yahoos, o qual altro animale si fosse; dal che si sarebbe manifestato tutto il misterio. Dissi dunque al Padrone, che nel Paese donde io veniva, que’della mia spezie coprivansi il corpo di pelo di certe bestie, industriosamente lavorato: e ciò per decenza, ed anche per guarentirsi dalle ingiurie dell’aria: Che se egli il volea, io offrivami di mostrargli in mia persona un saggio della verità di ciò che io avanzava; purchè egli mi permettesse d’occultar a’suoi occhj quelle parti che la Natura di tener nascosse c’insegna. Risposemi il Padrone, che sembravagli molto strano il mio ragionamento, ma spezialmente la conchiusione: Che non potea egli comprendere come la Natura c’insegssasse a nascondere la propia sua opera: Che nè egli, nè veruno di sua Famiglia arrossavasi di veruna parte de’loro Corpi; ma che io era l’Arbitro di far quel che volessi su quest’articolo. Cominciai allora dallo sfibbiare i bottoni dal Giubbone, e dal togliermelo d’indosso con la mia veste. Levai altresì le mie scarpe e le mie calze, e per compimento di soddisfazione della curiosità di lui, gli mostrai il mio petto e le mie braccia tutte ignude.
Con la più avida curiosità considerò il Padrone questi differenti oggetti. Prese, pezzo per pezzo, tutti i miei vestiti nel suo pasturale, e attentamente gli disamino; dopo di che, avendo con uno de’suoi piedi d’innanzi lisciate alcune parti del mio corpo, dissemi, che in sentenza sua io era un perfetto Yahoo: Che la sola differenza che passava tra me, ed il resto della mia spezie, consisteva in ciò che io avea la pelle più bianca, più dilicata e più morbida: e le unghie delle zampe del d’avanti e del di dietro più corte che gli Yahoos comuni; ed eziandio consisteva nell’affettazione di camminar sempre co’miei piedi di dietro. Aggiunse, che di più non volea vederne, e che come sembravagli che io avessi freddo, così io poteva riprendere i miei vestiti.
Gli espressi qualche mio rammarico perchè sì frequente avessemi dato il nome di Yahoo, il qual era un Animale odioso, da me al maggior segno dispregiato ed avuto in abbominazione. Il supplicai di non più valersi a mio riguardo d’un titolo sì oltraggioso; e di fare che que’della sua Famiglia e gli Amici, a’quali egli permetteva di venir a vedermi, avessero l’attenzione medesima. A questa grazia lo scongiurai d’aggiugnerne un’altra, cioè di non palesar a chi che fosse che ciò che scorgevasi non fosse il mio vero corpo; mercè che spacciati si avrebbe gli Abiti miei come una spezie d’artifizio, con cui persuader volessi che io non fossi un Yahoo.
In una maniera la più graziosa del Mondo soscrisse il Padrone alle mie instanze; e così il segreto restò custodito finchè le mie vestimenta cominciassero a logorarsi, ed obbligassermi ad aver ricorso a diversi espedienti per rappezzarle, come a suo luogo il dirò. Nel tempo stesso mi pregò d’impiegarmi con tutta la possibile diligenza ad instruirmi del Linguaggio del Paese; essendo che più rendevanlo attonito la mia intelligenza, e la mia facoltà di discorrere, che la figura del mio corpo, fusse egli coperto o no: aggiungendo che stava egli impazientissimo d’intendere le maraviglie che di narrargli io avea promesso.
Da quell’instante innanzi raddoppiò egli il suo fastidio per ammaestrarmi; mi volle con esso lui in tutte le ragunanze, e faceva che tutti gli Astanti mi trattassero con molta cortesia; imperocchè, come egli il diceva loro in quattr’occhj, ciò renduto mi avrebbe di buon umore e più conversevole.
Ciascun giorno che io andava a porgergli i miei saluti, alla briga ch’ei prendevasi d’instruirmi, egli univa delle quistioni in proposito di me medesimo; ed io procurava di supplirvi con tutto il mio potere; e con questo mezzo gli avea esposte alcune generali idee, tutto che imperfette.
Sarebbe cosa molto molesta il voler descrivere i differenti gradi, per gli quali passar dovei prima d’essere capace d’una conversazione alquanto continuata. Ecco la prima di quelle conversazioni. Per apaggare la curiosità del Padrone, che sin allora io non avea che eccitata con risposte mal espresse e peggio ancora intese, dissigli un giorno: Che io veniva da un Paese molto lontano, come io già aveva avuto l’onore di accennarglielo, in compagnia d’una cinquantina d’Animali della mia spezie: Che avevamo traversati molti Mari in un Vascello di legno, più grande che la casa di lui. E quì gli feci la più esatta descrizione che potei del Vascello; e procurai di dargli ad intendere con la comparazione del mio fazoletto spiegato, come questo Vascello era stato sospinto dal vento: Che i miei uomini, essendosi ribellati contra di me, mi aveano messo a terra su quella spiaggia, ove immediate io riscontrati avea quegli esecrabili Yahoos, dalla cui persecuzione aveami guarentito il di lui sopraggiugnere. Ei mi ricercò chi avesse costrutto il Vascello; e come possibil fosse che gli Houyhnhnms del mio Paese affidata ne avessero a Bruti la direzione? Io replicai, che non avrei l’animo di proseguire la mia relazione, se egli non s’impegnasse in parola d’onore di non aversene a male, e che a questo patto gli racconterei le maraviglie, onde sì spesso io gliene avea parlato. Ei mel promise; e quindi il mio ragionamento continuai: assicurandolo che il Vascello era stato fabbricato da Creature come me; le quali, in tutte le Regioni che io aveva scorse, ed altresì nella mia, erano i soli Animali di ragione dotati; e che al mio arrivo in quel Paese; io era rimasto tanto attonito di scorgere gli Houyhuhums ad operare come Esseri ragionevoli, quanto egli, o gli Amici suoi, l’avean potuto essere in iscoprendo caratteri d’intelligenza in una Creatura, che egli si compiaceva di confondere con gli Yahoos, a cui io non volea già negare di rassomigliarmi in alcune circostanze, ma non certamente nella ferocia e nella bestialità. Dissi di più, che se mai godessi della buona sorte di ritornamene alla mia Patria e di potervi narrare i miei viaggj, come n’era la mia intenzione, ognuno taccerebbemi di dire la cosa che non è; e che, malgrado il profondo rispetto che io avea per lui, per la sua Famiglia, per gli suoi Amici, asserirgli io poteva, che i miei Compatriotti durerebbono gran fatica a credere, che al Mondo fossevi un Paese, ove gli Yahoos fossero Bruti, e gli Houyhnhnms Creature ragionevoli.
[a/][a/]CAPITOLO IV.
Intelligenza degli Houyhnhnms in proposito del vero e del falso. Discorso dell’Autore disapprovato dal suo Padrone. Introducesi l’Autore in un racconto più specificato di se medesmo, e degli avvenimenti del suo Viaggio.