Talvolta due Principi, insieme la rompono per sapere qual de’due scaccerà un Terzo dagli Stati suoi, su’quali niuno d’essi d’avere il menomo diritto presume. Allo spesso un Potentato dichiara la Guerra ad un altro, temendo che questi non il prevenga. Accendesi talvolta una Guerra, perchè l’Inimico è troppo forte, e talvolta perchè è troppo debole. An talvolta i nostri vicini certe cose onde noi manchiamo, e mancano di certe altre che noi abbiamo; e ci ammazziamo l’un l’altro, finattanto che essi piglino le nostre, o ci diano le loro. Puossi con giustizia far la Guerra a un Alleato possessore di alcune Fortezze che ci convengono; oppure d’un tratto di Paese, che se al nostro fosse unito, renderebbe la figura di questo più regolare. Se un Principe fa una spedizione di Truppe per un Paese, il cui Popolo sia povero ed ignorante, può egli legittimamente sterminare la metà degli Abitanti, e ridurre in ischiavitù l’altra metà, col disegno di renderla colta, e di correggere la ferocia de’suoi costumi. E’una communissima pratica, che un principe chiamato in ajuto d’un altro per iscacciare un Usurpatore, si renda poscia padrone del Paese, uccida, avveleni, o mandi in esilio il Principe soccorso. La parentella per nascimento o per maritaggio, è una sorgente feconda di querele fra due Potenze; e più che vi ha di prossimità di sangue, e più rinforzasi la disposizione del querelarsi: Le Nazioni povere son di cattivo umore, e le Nazioni ricche sono insolenti. Or chi non vede che l’insolenza, e il cattivo umore non si accorderanno mai? Tutte queste ragioni producono che il mestiere del Soldato spaccisi pel più onorevole di tutti gli mestieri: mercè che un Soldato è un Yahoo preso a nolo per accoppare a sangue freddo il maggior numero che può d’Animali di sua spezie, tutto che questi non gli abbiano inferito in verun tempo il menomo male.
Avvi pure in Europa un’altra sorta di Principi, i quali non si trovano in bastevole forze per far la guerra da se medesimi, ma che imprestano alle Nazioni ricche le loro Truppe a un tanto per giorno per ciascun Uomo; ed è questa una delle loro più fiorite e più oneste rendite.
Ciò che mi raccontate, dissemi il mio Padrone, in proposito della Guerra, mi presenta grand’Idee di quella Ragione, di cui vi presumete dotati: Con tutto ciò, egli è una spezie di felicità che la possanza di voi altri Yahoos non sia proporzionata alla vostra malizia; e che la Natura vi abbia costituiti poco men che assolutamente inabili a far del male.
Essendo che, non isporgendo in fuora le vostre bocche come quelle di molti Animali, è difficilissimo che vi mordiate l’un l’altro. Quanto a’vostri quattro piedi, son eglino così teneri, e a nuocere sì poco idonei, che uno de’nostri Yahoos ne assalirebbe una dozzina de’vostri. Così; quando voi sì alto montar faceste il numero di que’che in certe Guerre sono stati uccisi è forza necessariamente, che abbiate detta la cosa che non è.
Un tratto tale d’ignoranza fecemi sorridere: e perchè io non era affatto affatto novizio nel mestier della Guerra, gli descrissi i Cannoni, le Colubrine, i Moschetti, le Carabine, le Pistole, le Palle, la Polvere, le Spade, i Pugnali, gli Assedi, le Ritirate, gli Assalti, le Mine, le Contrammine, i Bombardamenti, e le Battaglie Navali. Aggiunsi, che in queste battaglie vi restavano talvolta estinti venti mila Uomini per cadauna parte, e che il fuoco continuo, lo strepito ed il fumo de’nostri Cannoni, ed eziandio i gridi de’feriti e de’moribondi, erano un non so che da non potersi esprimere: Che negli Abbattimenti di terra, i Vincitori si la va vano nel sangue, calpestavano sotto a’piedi de’loro Cavalli i Vinti, e lasciavano i loro cadaveri per servir di pasto a’Cani, a’Lupi, e agli Uccelli da rapina. E per esaltare il valore de’miei Compatriotti, gli protestai, che io gli avea veduti far saltar nell’aria, in un istante, un centinajo di nemici in un Assedio; e che i corpi morti erano ricaduti a terra in mille pezzi, con estremo divertimento degli Spettatori.
Io stava per internarmi in una più diffusa specificazione, allorchè il Padrone m’impose silenzio. Disse: Che chiunque conoscesse il naturale degli Yahoos, facilmente gli crederebbe capaci di tutte l’iniquità testè da me mentovate, se la forza loro fosse eguale alla loro ribalderia: Che il mio discorso non solo aumentata avea l’orribilità ch’egli nodriva per que’Mostri, ma ancora suscitata in lui una turbolenza non più saggiata: Che temeva che le sue orecchie non si avvezzassero ad intendere cose abbominevoli, e che l’indignazione onde allora si sentiva assalito, insensibilmente non iscemasse: Che non ostante ch’egli avesse in aversione gli Yahoos del suo Paese, gli biasimava, a cagione delle loro odiose maniere, così poco, che un Ennayh (sorta d’Uccello rapace) a cagion della sua crudeltà: Ma che quando una Creatura, la qual presume d’essere dotata di ragione, è capace di certe scelleratezze; la corruttela di questa facoltà sembravagli abbassarne gli Autori, fin a costituirgli inferiori alle Bestie brute.
Disse di più: ch’ei troppo ne avea inteso in proposito della Guerra; ma che per allora imbarazzavalo molto un altro articolo: Che io gli avea dichiarato che alcuni Uomini della mia Ciurma si erano staccati dalla loro Patria, perchè i litigj gli aveano messi in ruina: Che non poteva immaginarsi, che per aver qualche controversia con un altro, fosse d’uopo far grandi spese, acciocchè un Giudice qual de’due avesse il torto o la ragione decidesse.
Ripigliai: Che veramente io non mi trovava versato in tutto ciò che presso noi dicesi Processi, non avendo io, quasi mai, avuto che fare con persone di Foro, eccettuatane una sola volta che io aveva posti di mezzo alcuni Avvocati per chiedere risarcimento d’una ingiustizia che mi si era praticata, senza aver mai potuto vederne il fine: Che con tutto questo, avendo avuta l’occasione di strignere amistà con taluni che si erano ruinati per le liti, e che furono in conseguenza costretti d’abbandonarne la loro Patria, mi comprometteva di esibirgli su quest’argomento alcune idee, per lo meno, superficiali.
Gli dissi: Che coloro, i quali profession facevano di questa Scienza, uguagliavano in numero i Bruchi de’nostri Giardini; e che, tutto che in generale esercitassero il mestiere medesimo, aveavi nulladimeno qualche disparità nelle loro funzioni: Che la quantità prodigiosa di que’che a quest’Arte applicavansi, era la cagione che tutti non ne potessero sussistere in un modo onesto e legittimo, e che perciò era forza che molti avessero ricorso all’industria, e all’artifizio: Che fra questi ve n’erano alcuni che dalla loro più tenera giovinezza si erano applicati ad imparar la Scienza di provare chi il nero sia bianco, e il bianco sia nero: Che la temerità di costoro e l’audacia delle loro pretensioni erano sì grandi, che ingannavano il semplice Volgo, presso cui essi passavano per Uomini di consumata abilità; il che gli metteva più in voga che tutti gli altri loro Colleghi. Furono di questa pasta, io diceva proseguendo il mio ragionamento, que’co’quali io ebbi a fare nella lite che ho perduta: e non saprei meglio darvi ad intendere la lor maniera di trattar le Cause, che con un esempio.
Supponiamo che il mio Vicino s’intalenti di aver la mia Vacca; ei si provede d’uno di questi Avvocati per provare che la mia Vacca gli appartiene. E’forza allora che io mi proveda d’uno altro per difendere il mio diritto; poichè egli è contra tutte le Regole della Legge che un Uomo difenda la propia sua Causa. Ora in questo caso, io, a cui appartiene la Vacca, ho due gran discapiti. Primieramente; il mio Avvocato essendo avvezzo dalla sua giovinezza a difendere la falsità e l’ingiustizia, trovassi totalmente fuori del suo elemento, quando si tratta di parlare in favore dell’Equità, essendo che, come questa funzione gli riesce affatto nuova; senza dubbio ei vi si prenderà alla peggio, anche che volesse fare il suo meglio. Il secondo discapito è, che la natura del mio affare esigge che il mio Avvocato sia molto cauto; conciosiachè, come dall’impiego ditante persone dipende la loro sussistenza, se il mio Avvocato tratta la mia Causa in modo che l’affare resti immediate spedito, egli è certo d’attraersi, se non l’indignazione de’suoi Superiori, l’odio; per lo meno, de’suoi Confratelli, che lo risguarderanno come una spezie di serpente che si nutricano nel propio seno. Il caso in termini; io non ho che due metodi per conservar la mia Vacca. L’uno; di corrompere l’Avvocato della Parte avversaria, promettendogli duplicata mercede, e quest’artifizio naturalmente mi dee riuscire; poichè l’educazione, e il carattere del Personaggio onde si tratta, mi lascian l’adito di sperare ch’egli tradirà colui che d‘affidarsigli ebbe l’imprudenza. L’altro metodo è, che il mio Avvocato non insisti punto sopra la giustizia della mia Causa: anzi riconosca che la mia Vacca appartiene al mio Avversario; avendo l’evento mille volte dimostrato, che una gran prevenzione a favore del successo d’un litigio si è, quand’egli notoriamente è ingiusto.