Il Palazzo d’un Primo Ministro di depravato genio è un semenzajo, ove altri se ne formano: I Paggj, gli Stafieri ed il Portiere imitando il Padrone loro, divengono tanti Ministri di Stato ne’loro diversi Appartamenti, ed imparano a segnalarsi in tre cose: in insolenza; nell’Arte di mentire, e in quella di corrompere quegli ond’eglino pretendono di valersi per adempire i loro infami divisamenti. Molte persone di Carattere fanno regolarmente la loro Corte a questi Signori; i quali talvolta, a forza di destrezza e di sfaciataggine, anno la buona sorte di succedere al loro Padrone.

Per ordinario, un cattivo Primo Ministro è governato da una Vecchia Innamorata o da un Cameriere zerbino, e costoro sono i due canali per cui scorrono tutte le grazie, e che propiamente, i Supremi Reggenti del Regno, chiamar si potrebbono.

Disputando un giorno col mio Padrone sopra la Nobiltà del mio Paese, ei mi fece un complimento che io non aspettava. Son persuaso, mi disse, che voi siate uscito di qualche Famiglia Nobile; poichè in figura, in colore e in proprietà superate tutti gli Yahoos di nostra Nazione, tutto che lor cediate in forza e in agilità; il che attribuisco alla differenza che vi ha fra il vostro modo di vivere, e quello degli altri Bruti: ma vie più crescono le mie prevenzioni a favor vostro, scorgendo che siete dotato non solo dalla facoltà di parlare, ma altresì di alcuni principj di Ragione. Fra noi, continuò egli, gli Houyhnhnms bianchi, gli Sauri, i Bigj, non sono così ben fatti come i Baj, come i Leardi ruotati, e come i Neri, e neppure non nascono con tanti talenti d’Anima, nè con tanta capacità per approffitarsene; ed ecco perchè sieno destinati a servir agli altri senza aspirar giammai alla menoma Autorità; il che presso noi sarebbe un non so che di mostruoso.

Umilissimamente il ringraziai della buona opinione ch’egli aveva di me: ma rendeilo nello stesso tempo assicurato che tutt’altro che illustre era il mio nascimento, dovendo il viver mio ad onorati Borghesi, provveduti appena de’sufficienti mezzi per la passabile mia educazione: Ch’era altra cosa nel nostro Paese la Nobiltà, di quel che il fosse nel Paese di lui: Che i nostri Giovani di qualità erano allevati nell’infingardia e nel lusso: Che immediate pervenuti a un certo numero d’anni, consumavano il loro vigore, e pel commerzio di alcune prostituite donne, malori infami contraevano: Che avendo scialacquate poco men che tutte le loro sostanze, si ammogliavano con qualche femmina del comune, unicamente pel danajo di lei, senza aver mai per essa, nè prima, nè dopo il maritaggio, il più leggier sentimento di benevolenza o di stima: Che da questi disuguali accoppiamenti era prodotta una difforme e mal sana figliuolanza: donde ne veniva che quasi mai una Famiglia di somigliante razza, non toccasse la quarta generazione: se pure non avesse attenzione la Sposa di scegliere fra’suoi Vicini, o fra suoi Amici, un Padre di buona consistenza; il tutto per motivo della sanità della prole di lei: Che un corpo mal composto, un’aria infermiccia, e una faccia pallida e smunta, erano gli ordinarj contrassegni d’un Uomo del più sublime carattere; laddove una sanità d’Atleta in un Uomo qualificato, forma la più diffamante di tutte le presunzioni contra la saggezza di sua Madre.

[a/][a/]CAPITOLO VII.

Amor dell’Autore per la sua Patria. Riflessioni del Padrone di sopra il Governo dell’Inghilterra, tale che avealo descritto l’Autore; con alcune comparazioni e con alcuni paralelli sopra il medesimo Argomento. Osservazioni dell’Houyhnhnm sopra la Natura umana.

STupiranno forse i miei Leggitori che io fossi così sincero sull’Articolo degli Uomini, parlandone a una Creatura, in cui la mia rassomiglianza cogli Yahoos del Paese, impressa già avea una pessima opinione della Natura umana. Ma ingenuamente confesserò loro, che le numerose virtù di quegli ammirabili Houyhnhnms, contrapposte a’vizzi nostri innumerevoli, aveanmi a un segno aperti gli occhi, che a ravvisar cominciai le Azioni e le Passioni degli Uomini in un modo totalmente nuovo, e a toccar con mano che l’onore della mia spezie il menomo risparmio più non meritava. Oltrechè impossibile riuscito mi sarebbe d’imporne a una persona di sì perspicace discernimento come il mio Padrone, il qual ogni giorno mi facea avvedere degli sbagli che io prendeva; sbagli che io non avea mai raffigurati, e che fra noi non si registrerebbono neppure nell’Indice delle umane fragilità. Aggiugnete, che l’esempio del mio Padrone stesso aveami inspirato un perfetto orrore per tutto ciò che falsità o dissimulazione dinominasi; e che mi sembrava sì amabile la Verita, che come fosse possibile che se le mancasse di fedeltà o di rispetto, io comprendere non poteva.

Ma aveavi, se ardisco di dirlo, un motivo di maggior forza, che mi spronava a un tal eccesso di candidezza. Dopo appena un mio soggiorno d’un anno nel Paese, concepì tanto amore e tanta venerazione per gli Abitatori, che risolutamente mi determinai di più non rivenire fra gli Uomini, e di passar il resto del mio vivere fra que’virtuosi Houyhnhnms; il cui esempio e il cui commerzio aveano di già prodotti sopra di me sì felicissimi effetti. Ma la fortuna, eterna mia nemica, a mio dispetto, fra gli Yahoos di mia spezie mi ricondusse. Con tutto ciò, egli è una sorta di mia presente consolazione, quando penso, che in ciò che dissi de’miei Compatriotti, scemai i difetti loro per quanto io osava sulla faccia d’un Uditore sì intelligente, e che a cadaun articolo diedi un tornio il più favorevole ch’egli poteva esigere: perocchè, per vero dire, io credo che al mondo Uomo non siavi interamente immune di parzialità a riguardo della sua Patria.

Ho riferite in sostanza le diverse conversazioni ch’ebbi col mio Padrone pel più del tempo che con mia gloria passai in servigio di lui: Conversazioni, che furono assai più lunghe, ma che quì non ne ho esteso che un solo compendio, per timore di recar tedio a chi legge.

Risposto ch’ebbi a tutte le sue Quistioni, e che parvemi pienamente soddisfatta la sua curiosità, mandò egli un giorno, di buon’mattino, a cercarmi; e dopo di avermi ordinato di sedere, (onore che fin allora ei non mi avea impartito) disse, di aver con attenzione riflettuto sopra tutta la mia Storia, per quanto aveva ella rapporto a me e al mio Paese: Ch’ei ci riputava come Animali, a cui, senza saperne il come, era toccata in retaggio una picciola porzion di Ragione, onde noi non ci serviamo che in aumento de’nostri vizzi Naturali, e in acquisto di nuovi, non impressici mai dalla Natura: Che noi ci svestiamo de’pochi talenti ch’ella ci avea accordati; ma che in ricompensa, a moltiplicar gli difetti e le nostre necessità, avevamo perfettamente riuscito: Che per quanto toccava a me, egli era un’evidenza che io non avea nè la forza, nè l’agilità d’un Yahoo comune: Che l’affettazione di camminare sopra i soli piedi di dietro, esponevami al risico di cadere ad ogni instante: Che io avea rinvenuta l’Arte di togliere il pelo dal mio mento che la Natura aveavi collocato per difendere quella parte contra il calore del Sole, e contra il rigore del freddo: Finalmente, che io non poteva nè correre velocemente, nè rampi carmi sugli Alberi come i miei Fratelli, (quest’è il nome ch’ei compiacquesi d’impor loro) gli Yahoos di quel Paese.