Che il nostro Governo e le nostre Leggi supponevano necessariamente in noi grandi sbagli di Ragione, e perciò anche di Virtù, mercè che per governare una Creatura ragionevole basta la sola Ragione; donde ne proveniva ad evidenza, che a gran torto ci arrogavamo noi il titolo d’Animali di ragione dotati; come si rilevava da tutto ciò che io stesso de’miei Compatriotti narrato avea; tutto che egli ben avesse osservato, che per conciliar loro la propia sua stima, io avea occultate molte particolarità che lor nuocevano, e sovente detta la cosa che non è.
L’aver egli riflettuto, che se da un canto io rassomigliava agli Yahoos per rapporto alla figura del Corpo, dall’altro questi Bruti aveano una gran conformità con noi a riguardo delle inclinazioni e delle qualità dell’Anima, lo stabilivano in un tal risentimento. Dissemi, ch’era una cosa più che costante che gli Yahoos fomentano maggior aversione gli uni per gli altri, che per alcuni Animali d’un’altra spezie; e che la ragion che rendevasi, si traeva dalla loro difformità, la qual da tutti era ravvisata negli altri, senza che il fosse in se medesimi: Che per questo motivo parevagli d’essere appagato del nostro ritrovamento di cuoprirci il corpo; essendo che, mercè un somigliante antivedimento, esibivamo agli altri minor incentivo di concepire contra di noi quella sorta d’odio ch’è cagionato dalla laidezza: Ma che al presente egli accorgevasi del propio inganno, e che le dissensioni di queste bestie nel suo Paese aveano la stessa origine che le nostre, secondo la mia rappresentazione. Imperocchè, disse egli, se voi gittate a cinque Yahoos tanto nutrimento che ne vuol per cinquanta; invece di mangiare in buona pace, si tireranno le orecchie, procurando ognuno d’essi d’aver ogni cosa per se solo; e che per questa ragione un servidore stava sempre presente quando gli Yahoos mangiavano ne’Campi; quando, per altro, dentro in casa, in una buona distanza gli uni dagli altri, legati si tenevano: Che se una Vacca, o per vecchiezza, o per accidente, veniva a morire; innanzi che un Houyhnhnm potesse farla trasferire alla sua abitazione per darla in pasto a’propj suoi Yahoos, correvano a truppe que’del Vicinato per divorarla; donde seguivane una zuffa, tale che io avea descritta; comechè di rado accadesse che si ammazzassero l’un l’altro; non già per mancanza di buona volontà, bensì di strumenti convenevoli: Che si sono talvolta gli Yahoos di confine diverso data battaglia, senza che veruna cagion visibile scoprir si potesse; guatando sempre que’d’un Distretto l’opportunità di sorprendere quegli d’un altro: Che se lor fallisce il progetto, se ne ritornano; e non avendo nemici a mordere, si mordono gli uni gli altri, e si sbranano.
Che in certi Campi del suo Paese vi erano lucenti Pietre di colori diversi, che gli Yahoos furiosamente amavano; e che come queste Pietre si sprofondavano talvolta in terra, passavan essi le intere giornate a scavare con le loro zampe per ritrarnele, e dappoi ne’loro canili le nascondevano; riputando come la massima di tutte le disgrazie, che alcuno di loro Camerate, fiutasse il soro tesoro. Aggiunse il mio Padrone: Che non eragli mai riuscito di trovar la ragione del loro amore per queste Pietre, nè di qual uso elleno esser potessero per un Yahoo; ma che cominciava a credere che ciò provenisse dal principio medesimo d’Avarizia, che io avea attribuito alla Natura Umana: Che un giorno, per modo di pruova, egli avea tolto un monticello di Pietre stesse da un luogo, ove uno de’suoi Yahoos le avea sotterrate; che alcune ore dopo quest’Animale, trovando il suo Tesoro asportato, si era messo a gettare spaventevoli gridi, e avea dati segni della più profonda tristezza; che non avea voluto nè mangiare, nè dormire, nè lavorare, finattanto che il Padrone ordinato avesse ad un servidore di rimettere segretamente nel loro luogo queste Pietre; il che eseguito appena il Mostro le ritrovò, e ritrovò con esse la giocondità sua primiera; ma fu sì cauto, che meglio le nascose, e da quel tempo innanzi egregiamente servì.
D’una cosa, in oltre, mi assicurò il Padrone, e che io stesso, ebbi l’incontro di confrontare ed è, che in que’Campi ove si produceva maggior quantità di queste lucenti Pietre, seguivano i più frequenti e i più crudeli conflitti.
Dissi; ch’era una cosa ordinaria, quando due Yahoos scoprivano una somigliante Pietra in un Campo e venivano alle mani per possederla, che un terzo si gettasse sul suggetto del contrasto, e per esso lui se l’asportasse; il che, per quanto pareva al mio padrone, mal non assomigliavano alla Spedizione de’nostri Processi: e per verità non credei a proposito di contraddirgli; poichè il procedere del terzo Yahoo, era più giusto che molte sentenze de’nostri Giudici; essendo che al saldar de’Conti, cadauno de’due Yahoos non perdeva che la Pietra per cui battevansi; laddove nelle nostre Corti di Giustizia è forza di pagar il Giudizio, che delle nostre pretensioni ci priva.
Il Padrone proseguendo il suo ragionamento, si spiegò; che non aveavi cosa che rendesse gli Yahoos più abbominevoli, quanto quell’universale avidità, con la quale eglino divorano tutto ciò che cadeva loro fra l’ugne, o fosser erbe, o radici, o biada, o carne d’animale, oppure tutte queste cose confuse insieme: E che si avea osservato, come peculiare lor bizzarria, che amavan piuttosto di camminar alcune leghe per andar in busca d’un alimento mediocremente cattivo, che di averne un buono tutto lesto presso di se. Oltracciò, che sono insaziabili; e quando il possono, mangiano fin a crepare; masticando poscia una certa radice, che loro cagiona una generale evacuazione.
Vi è pure un’altra sorta di radice assai sugosa, ma che è assai difficile a ritrovarsi, per cui impazziscono gli Yahoos, e che succiano con infinito piacere, producendo in loro gli effetti medesimi che il Vino in noi; e vale a dire che si abbracciano, che si dan bastonate, che urlano, chiacchierano, per terra dimenansi, e di poi si addormentano nel fango.
Notai io medesimo che gli Yahoos sono i soli Animali del Paese che sien suggetti ad alcune infermità; le quali, non ostante, sono in assai minor numero di quelle de’nostri Cavalli, e non derivano punto dal pessimo trattamento che lor si pratica, bensì dalla loro immondezza e dalla loro ghiottoneria.
Per quello spetta alle Scienze, alle Leggi, all’Arti, alle Manifatture, e a molte altre cose di simil genere, confessò il mio Padrone che non rinveniva quasi conformità veruna fra gli Yahoos del suo Paese ed i nostri; ma che in ricompenza trovava una perfetta rassomigliansa nelle nostre inclinazioni. Per vero dire, diceva, avea egli inteso da alcuni Houyhnhnms, ch’essi aveano osservato che molte Truppe di Yahoos erano provvedute d’una spezie di Comandante, assai agevole a distinguersi dagli altri, perchè sempre egli era il più mal composto e il più tristo: Che per ordinario questo Comandante avea un Favorito il qual rassomigliavagli al possibile, e il cui impiego era di leccar i piedi, e il di dietro del suo Signore, e di condur Yahoos femmine nel canile di lui; il che di tempo in tempo fruttavagli qualche buon ritaglio di carne d’Asino. E’odiato questo Favorito da tutta la Truppa; ed ecco il perchè, affin di mettersi al coperto dal risentimento di lei, ei si tenga sempre il più che può, vicino alla persona del suo Comandante; il qual mantienlo nel suo posto, finchè abbia trovato un Favorito più sordido e più cattivo di lui: ma altresì nell’instante stesso gli da il congedo; e il successore, egualmente che tutti gli Yahoo; del Distretto, Giovani, Vecchj, Maschj e Femmine, vengono in corpo, e scaricarono sopra di lui, dalla testa infino a’piedi le loro lordure. Non è improbabile, aggiunse il mio Padrone, che ciò che or ora ho detto, possasi applicare, fin a un certo segno, alle vostre Corti, a’vostri Favoriti, e a’vostri Ministri di Stato: ma meglio di me voi giudicar ne potete.
Non ardj di batter becco sopra una sì maligna insinuazione, la qual costituiva l’umana intelligenza assai al di sotto della sagacità d’un Cane comune, che ha l’abilità di distinguere la voce del miglior Cane della Muta, senza ingannarsi mai.