Contano gl’anni per la Rivoluzione del Sole e della Luna, ma non fanno suddivisione veruna di settimane: Sono loro ben cogniti i muovimenti di questi due Astri, e comprendono la natura dell’Ecclissi; ma ciò è tutto in proposito della loro Astronomia. Per l’aggiustatezza delle loro comparazioni, e per la vaghezza e l’esattezza delle descrizioni loro superano in Poesia tutti i Morali. Sono assai abbondanti nell’una e nell’altra di queste cose i loro Versi, e per ordinario vertono sopra l’eccellenza dell’Amicizia, o sopra le lodi de’Vincitori nelle Corse, o in altri corporali esercizj. Le loro fabbriche, tutto che semplicissime, sono assai comode, e interamente al coperto da tutte le ingiurie dell’Aria gli mettono.

Servonsi gli Houyhnhnms di quella parte concava che vi ha fra il pasturale e l’ungia de’loro piedi d’innanzi, come noi fasciamo delle nostre mani, e ciò con una quasi incredibile desterità. Mungono le loro Vacche, ammuchiano la loro vena, e fanno in generale tutte quelle operazioni, per le quali delle nostre mani ci prevagliamo. Anno una sorta di focaje assai dure, che essi aguzzano con altre pietre, ed onde ne compongono strumenti che lor tengono luogo di zeppe, di scuri e di marteli. Di queste pietre medesime formano una spezie di falce, con cui segano il loro fieno, e la loro vena, che in certi Campi cresce da per se stessa: Gli Yahoos ne portano i fascj all’Abitazione, e i Domestici gli ripongono in molte coperte Capanne per toglierne il grano, ch’è poscia riservato ne’Magazzeni. Construiscono vasi di legno e di terra, ed espongono al Sole questi ultimi, perchè induriscano.

Se non avviene loro qualche straordinario accidente, invecchiano molto, e sono interrati nel più tenebroso luogo che possasi rinvenire, senza che i loro Parenti, nè i loro Amici diano contrassegno veruno di allegrezza o di tristezza per la loro morte. Essi medesimi quando si accorgono del propio fine, lasciano il Mondo con sì poco rincrescimento, come se si licenziassero da un Vicino che stato fosse visitato da loro. Mi rammento, che avendo un giorno il mio Padrone pregato uno degli Amici suoi di andare con la Famiglia di lui in sua Casa per dar sesto a qualche importante interesse, fuvvi la Moglie, nel giorno accennato, co’due figliuoli di lei, ma molto tardi, allegandone due ragioni: La prima; che la mattina stessa suo Marito era Shnuvvnh. E’molto espressivo in lor favella il termine, ed è difficilissimo a tradursi in Inglese: propiamente significa, ritornarsene alla prima sua madre. Era l’altra scusa; che essendo morto assai tardi la mattina suo Marito, aveale bisognato qualche tempo per regolare co’suoi servidori il luogo della sepoltura di lui: ed io notai ch’ella era tanto allegra quanto ogni altro della Compagnia.

Vivon essi generalmente infino a’settant’anni o settanta cinque, ma di rado fino agli ottanta. Alcuni giorni innanzi la loro morte, mancano a poco a poco, ma senza verun sentimento di dolore. In quel frattempo sono visitati da’loro Amici, mercè che uscir non potrebbono secondo il solito. Non ostante, dieci giorni prima del loro passagio, nel qual calcolo pochissime volte s’ingannano, restituiscono tutte le loro visite, essendo portati dagli Yahoos in una vettura, di cui prevalgonsi in altri incontri, come a dire, quando son vecchi, incomodati, o in Viaggio.

E’una cosa assai singolare che gli Houyhnhnms non abbiano verun altro termine che quello di Yahoo, per disegnare in generale tutto ciò ch’è cattivo. Così, quando spiegar vogliono la stupidezza d’un servidore, il mancamento che un ragazzo ha commesso, o un brutto tempo, aggiongono a cadauna di queste cose il vocabolo Yahoo, e chiamano, hhnm Yahoo, Vvhnaholm Yahoo, Ynlhmnh Vvthlma Yahoo; e una Casa mal fabbricata Yaholmhnmrohlnvv Yahoo.

Sarebbe un gran mio contento se potessi più stendermi sopra l’egregie qualità di quel Popolo maraviglioso: Ma come ho l’intenzione di pubblicare fra poco tempo un Volume che unicamente verserà su quest’argomento, ivi rimetto i miei Leggitori; a’quali son ora per render conto della catastrofe più funesta che mai siami accaduta per tutta la mia vita, e che attualmente eziandio attossica tutta la dolcezza de’giorni miei.

[a/][a/]CAPITOLO X.

Qual beata vita menasse l’Autore fra gli Honyhnhnms. Progressi ch’egli fa nella Virtù conversando con esso loro. L’Autore è avvertito dal suo Padrone di dover abbandonar il Paese. Egli sviene per lo dolore, e dopo di aver ricuperati i suoi sensi, promette d’ubbidire. Riescegli di costruire una barchetta, e all’avventura in mare ei si mette.

AVeami assegnato il mio Padrone un Appartamento disgiunto per sei Verghe dalla Casa di lui, e che io avea accomodato e guernito a mia fantasia. In guisa di pavimento e di tappezzerie io avea poste stuoje di vinci lavorate da me medesimo. Cresce il canape in quel Paese senza essere seminato, e gli Abitanti punto non se ne servono; ma io il mi si in opera per fare una spezie di fodera; di cui, col mezzo di piume d’uccelli presi al laccio lavorato di capelli di Yahoos, molti guancili formai. Io avea fatti due sedili, per bontà del Cavallo Sauro che mi diede mano. Consumate ch’ebbi interamente le mie vestimenta, me ne feci di nuove con pelli di coniglio, e con quelle d’un certo animale ch’essi chiamano Hnuhnoh, e il cui corpo è ricoperto d’una fina peluria. Servimi altresì di queste farmene delle calze; e lavorai delle suole di legno che unì, alla meglio, al cuojo del di sopra; e logorato che fu questo cuojo, procurai di rimediarvi con pelli di Yahoos seccate al Sole. Ricrea va mi talvolta in rintracciar del mele nelle cavità degli Alberi, che io poscia rimescolava con l’acqua, o che col mio pane mangiava. Uomo allora non vi avea, che meglio di me intendesse l’aggiustatezza di queste due massime: Che la Natura si contenta di poco; e che la necessità è la madre dell’invenzione. Io godeva d’una sanità perfetta a riguardo del Corpo, e della più amabile tranquillità per rapporto all’Anima. Nè all’inconstanza d’un Amico, nè all’ingiurie d’un Nemico, o secreto o dichiarato, io non soggiaceva. Non mi correva l’obbligo di guadagnarmi il favore d’un Grande, o quello d’un suo Favorito a forza di adulazione e di viltà. Non mi bisognava l’esser difeso contra la frode o contra l’oppressione. In un si beato soggiorno non vi erano Medici che distruggessero il mio corpo, nè Uomini di Legge che la mia fortuna ruinassero i non Delatori per ispiare le mie azioni e le mie parole, o per manipolar accuse contra di me; non Importuni, non Maldicenti, non falsi Amici, non Assassini di strada, non Procuratori, non Ruffiani, non Buffoni, non Giuocatori, non begli Spiriti presupposti, non nojosi Ciarloni, non Litiganti, non Rapitori, non Omicidi, non Capi di Partito: Non Uomini, la cui seduzione o l’esempio incoraggissero gli altri al mal fare; non tenebrose Carceri, non manaje, non forche, non berline: Non impostura, non orgoglio o affettazione; non Isciocchi, non Isgherri, non Ebbri, non pubbliche Prostituite, e non infami malattie: Non Pedanti ignorantissimi e gonfi del loro sapere, non Briganti, non Insolenti, non Bestemmiatori: Non Canaglie che i vizzi an tratta dalla miseria, non Galantuomini che ve gli ha immersi una incorrotta virtù: Non Prepotenti, non Suonatori di violino, non Giudici, non Maestri di ballo.

Io avea la sorte d’essere ammesso alla conversazione di alcuni Houyhnhnms, che di tempo in tempo venivano a far visita, o a pranzare col mio Padrone. Egli, ed i suoi Amici si abbassavano talvolta infino ad intavolarmi delle quistioni, e ad ascoltare le mie risposte. Qualche volta pure io accompagnava il Padrone nelle visite ch’ei lor rendeva. Non mi prendeva mai la libertà di parlare, se non era per appagare qualche dimanda: il che tuttavia io faceva contra voglia, essendo che quegli era tempo tutto perduto, che meglio impiegato avrei in ascoltando. Osservano gli Houyhnhnms nelle loro conversazioni le regole più esatte della Decenza, senza che manifestino neppure il menomo indizio di saper ciò che noi Cerimonia chiamiamo. Quando si parlano, non s’interrompono mai, non si annojano, nè contraddicono. Intesi lor dire più d’una fiata, che il miglior mezzo di rianimare il ricreamento in una Ragunanza, era il tacere per alcuni instanti: del che più volte fui testimonio: mercè che nel frattempo di somiglianti picciole pause, io rifletteva che si risvegliavano nuove idee, le quali un nuovo fuoco alle loro conversazioni imprimevano. Versano, per ordinario, i loro ragionamenti sopra l’Amicizia, la Benevolenza e l’Economia: talvolta sopra l’opere della Natura, o sopra alcune tradizioni dell’Antichita: sopra le Leggi della Virtù, sopra i precetti invariabili della Ragione: oppure sopra qualche deliberazione che deesi prendere nella prossima Assemblea de’Deputati della Nazione, e sovente sopra le diverse vaghezze, e sopra l’eccellenza della Poesia. Posco aggiugnere senza vanità, che la mia presenza non di rado ha somministrata materia a’loro trattenimenti: perchè al mio padrone serviva di motivo di parlar a’suoi Amici della mia peculiare Storia, e di quella del mio Paese. Come ciò ch’essi dissero su quest’argomento non recava onore all’Umana Natura, penso che sarà in grado di chi legge il dispensarmi dalla narrazione.