Avanzatomi un pò troppo nel Paese il quarto giorno, vidi sopra un’eminenza venti o trenta persone, in distanza da me di circa cinquecento verghe. D’Uomini di Donne, e di Fanciulli che stavano d’intorno al fuoco totalmente ignudi, era composta quella Truppa. Fui ravvisato da uno di loro che ne avvertì gli altri; e immediate cinque di essi vennero alla mia volta. Mi affrettai di guadagnar il Lido: e gittatomi nella mia barchetta, a forza di remi mi allontanai. I Selvaggj scorgendo che io fuggiva, mi furono dietro: e innanzi che abbastanza potessi distaccarmi, mi scoccarono una saetta, che profondamente piagommi l’interior parte del ginocchio manco. Ne porto in oggi tuttavia il marchio. Temei che la freccia non fosse venenata: e questo timore mi suggerì di succiare la piaga subito che mi trovassi suori di portata de’loro tiri. Tanto eseguj, e faci olla poscia il meglio che fù possibile.

Io stava molto imbrogliato di me medesimo, non avendo l’ardire di ritornarmene al luogo ove io avea sbarcato, cosicchè fui costretto di rimettermi in Mare. Mentre io stava guattando qualche rifugio, vidi a Greco-Tramontana una Vela che teneva il suo cammino verso di me. Esitai molto se attendere dovessi, o no, quel Vascello: Ma finalmente sopra qual altro si fosse riguardo vinsela il mio orrore per la razza degli Yahoo, e a forza di voga fecemi riguadagnare quel picciolo Seno donde n’era partito la mattina: pago piuttosto di farmi uccidere da quei Barbari, che di vivere fra gli Yahoos dell’Europa. Per quanto potei, accostai alla Spiaggia la mia barchetta, e dietro un sasso, che non molto era lontano dal mentovato ruscello, mi nascosi.

A una mezza lega dal Seno diede a fondo il Vascello: il che concepir mi fece qualche lusinga di non essere stato discoperto: ma crudelmente m’ingannò la mia espettazione: essendo che nel tempo che io mi pasceva di tale speranza, il Capitano spedì con lo Schito alcuni Uomini di sua Ciurma per farvi dell’acqua. Ravvisarono coloro la mia barchetta, e conghietturarono che non troppo lunge esser dovesse il propietario di lei. Quattro di essi ben in arme mi fiutarono con ansietà, e ben presto mi ritrovarono. Notai, la loro sorpresa di vedermi vestito e calzato sì stranamente: quindi essi conchiudendo (a quel che poscia me ne dissero) che io non fossi uno de’Naturali del Paese, i quali van tutti ignudi. Un de’Marinaj mi pregò in Portoghese di alzarmi, e m’interrogò chi fossi? Io intendeva assai bene quella favella: ed essendomi levato, dissi che io era un povero Yahoo stato bandito da Paese degli Houyhnhnms, e che gli scongiurava a lasciarmi andare. Restarono attoniti nell’intendermi parlare il loro linguaggio, e si avvidero alla mia carnagione, e alla mia fisonomia che io era un Europeo: ma non capirono ciò che dir volessi per Yahoos, e per Houyhnhnms; e scopiaron di ridere nel sentir il tuono onde io pronunziava questi termini, che un non so che del nitrito de’Cavalli avea. Gli supplicai di nuovo di permettere che me ne andassi: e senza attendere il rescritto loro, già piano piano m’incamminava alla mia barchetta, allorchè ritennermi per domandarmi, qual Paese sì fosse il mio? e donde venissi? Dissi loro che io era nato in Inghilterra, daddove era seguita la mia partenza da cinque anni, o circa addietre, e che in quel tempo il loro Regno e il nostro stavano in pace: Che per questa ragione io mi lusingava che essi non mi tratterebbono da nemico, poichè io non avea fatto loro male di sorta: bensì io era un miserabile Yahoo che andava in traccia d’un Diserto, per passarvi il resto dello sgraziato mio vivere.

Quando eglino a parlar cominciarono, mi sorprese un impercettibile stordimento; parendomi ciò tanto stravagante, come se una Vacca parlato avesse in Inghilterra o un Yahoo nel Paese degli Houyhnhnms. Inferior alla mia non fu la maraviglia de’Portoghesi, vedendo i miei vestiti, e sentendo i miei ragionamenti: La maniera onde io profferiva le mie parole, riusciva per coloro qualche cosa di nuovo e d’incomprensibile; comechè per altro ben eglino capissero tutto ciò che in loro diceva. Mi parlarono con molta affabilità, e mi dissero d’essere persuasi che il lor Capitano si sarebbe fatto un piacere di trasferirmi a Lisbona, donde alla mia Patria ritornarmene avrei potuto; che due di loro si sarebbero restituiti al Vascello per informar il Capitano medesimo dell’Avventura, e per ricevere gli ordini di lui; che per altro, se io non avessi giurato loro di non fuggirmene, si sarebbono assicurati di me con la forza. Credei mio miglior partito il far loro una somigliante promessa. Morivano di voglia di saper la mia Storia, ma impefettissimamente rendei appagata la loro curiosità; e tutti conghietturarono che i miei infortunj alterata avessero la mia Ragione. Nel termine di due ore lo Schifo, il qual portato avea a bordo il Bottume ripieno d’acqua, se ne rivenne con ordine del Capitano di condurmisi al suo Vascello. A mani giunte e ginocchione scongiurai che mi si lasciasse la libertà: ma qualunque mia supplica fu infruttuosa. Fui legato, trasferito nello schifo, e abbordata che fu da noi la Nave, restai condotto nella Camera del Capitano.

Nomavasi egli Predo de Mendez, gran Galantuomo e generosissimo. Priegommi di dirgli se bisognassi di qualche cosa; che sarei stato trattato al pari di lui medesimo mi accertò. Non fu mediocre la mia sorpresa nel rinvenire in un Yahoo sì obbliganti maniere. Non ostante, tutta la mia risposta fu, che io il supplicava che a mangiar mi si desse qualche cosa di ciò che aveavi nella mia barchetta; ma egli recar mi fece un pollastro, e una bottiglia di squisito vino, dando ordine mi si allestisse un letto in un Camerino assai propio. Spogliarmi non volli; ma mi corcai sopra le coltri, col disegno, infin che pranzassero i Marinaj, di poter in un tratto guadagnar la coperta del Vascello, e di gettarmi in mare; volendo piuttosto espormi al furor de’flutti, che vivere fra gli Yahoos più lungo tempo. A mio dispetto me ne tenne impedito un della Ciurma, e datone l’avviso al Capitano, fui nel mio camerino messo alla catena.

Dopo desinare, venne a vedermi Don Pedro, e mi dimandò il motivo che instigato aveami sì funesta risoluzione. Mi protestò di essere disposto a rendermi qualunque possibile servigio, e in un modo parlommi di tanta compitezza, che finalmente fui forzato di trattar con esso lui come con un Animale non totalmente privo di Ragione. Gli feci un compendiato racconto del mio Viaggio, della cospirazione delle mie Genti, del Paese ove mi avean elleno abbandonato: e del mio soggiorno colà per tre anni continui. Ei prese per una visione, o per un sogno tutto ciò che gli narrai; il che offesemi a un segno che non so esprimere, avendo io perduta affatto la facoltà di mentire; e per la ragione stessa, la disposizione a sospettar altrui di menzogna. Loro interrogai, se al Paese di lui si praticasse di dire la cosa che non è? E gli dichiarai che io avea poco men che dimentico ciò ch’egli concepiva per Falsità; e che se fossi soggiornato mill’anni nelle Terre degli Houyhnhnms, non vi avrei intesa una sola bugia dal menomo de’loro Domestici, che mi era cosa indifferente se egli prestasse fede a quanto io aveagli asserito, o nò; che non ostante, per corrispondere alle civiltà di lui, io era pronto a sciorre tutte le obbiezioni ch’egli d’intavolarmi si compiacesse, e che di costrignerlo con un tal mezzo a rendere giustizia alla mia veracità, io mi lusingava.

Mendez, ch’era un Uomo di spirito, procurò con molte quistioni di convincermi come menzognero; ma vedendo che il tentativo non riuscivagli, cominciò ad aver miglior opinione della mia schiettezza, o del mio buon senso, Confessommi pure di essersi abbattuto in un Capitano di Vascello Olandese, il quale aveagli detto, che messo piede a terra in un’Isola, o in un Continente della Nuova Ollanda, avea veduto un Cavallo che cacciava dinanzi a se molti Animali somiglianti esattamente a que’che io avea descritti sotto il nome di Yahoos, con alcune altre particolarità che il Capitan Portogese diceva più non ricordarsi, avendole allora spacciate per solennissime bugie. Ma aggiunse; che poichè io facea professione d’essere inviolabilmente ben affetto alla Verità; io dovea impegnargli la mia parola d’onore, che per tutto il Viaggio non intenterei sopra la mia vita; oppure ch’egli si assicurerebbe di me, finchè a Lisbona capitati fossimo. Gliel promisi; protestando nel tempo stesso, che non aveavi così pessimi trattamenti, di soggiacer a’quali non mi contentassi, piuttosto che ritornarmene fra gli Yahoos.

Non ci accadde cosa di gran momento per tutto il nostro Viaggio. Per gratitudine verso il Capitano, io, cedea talvolta alle instanze di lui perchè il conversassi qualch’ora; ed io procurava d’occultare i miei sentimenti d’aversione, e di dispregio per gli Uomini: con tutto questo, di quando in quando gli lasciava uscire, ed egli facea sembiante di non badarvi. Io passava la maggior parte del giorno, solo, nel mio Camerino, affin di rispiarmiarmi la vista di qualcuno della Ciurma. Aveami sovente il Capitano sollecitato di gittare le mie selvagge vestimenta, o offerto di che abbigliarmi da capo a piedi; ma risolutamente ributtai l’esibizione, non volendo cuoprirmi con la menoma cosa che servito avesse per Un Yahoos. Il pregai bensì di prestarmi due camiscie nette; che essendo state ben lavate dopo che’egli portate le avea, non potevano, al mio credere, tanto contaminarmi. Di due in due giorni io mi metteva una di queste camiscie, ed io stesso nel frattempo lavava l’altra.

Arrivamo a Lisbona il 5. Novembre 1715. Quando fu d’uopo por piede a terra m’obbligò il Capitano a cuoprirmi col suo mantello, perchè la Canaglia non si affollasse d’intorno a me. Fui condotto alla Casa di lui, e a forza di permurose mie instanze, alloggiato fui nel più intimo Appartamento. Lo scongiurai di non raccontar a chi che fosse ciò che aveagli io detto in Proposito degli Houyhnhnms; mercè che una somigliante Storia attratto avrebbe, non solamente un numero infinito di persone in sua Casa per vedermi, ma eziandio avrebbemi esposto ad essere messo in carcere, o bruciato per ordine dell’Inquisizione. Ottenne da me il Capitano che io accettassi un compiuto fornimento di vestiti nuovi; ma permettere non volli mai che il Sarto mi prendesse la misura; nulladimeno assettavansi essi perfettamente al mio corpo, essendo Don Pedro a un di presso del mio medesimo taglio. Diedemi altresì molte altre robbe che mi bisognavano; ma prima d’usarle, per lo spazio di venti e quattr’ore ebbi la cura d’esporle all’aria.

Il Capitano non avea Moglie, bensì tre Domestici, niuno de’quali, per compiacermi, ci serviva in tavola. In una parola; erano sì obbliganti in ogni azione a mio riguardo le maniere di lui, ed egli stesso era sì ragionevole, per non essere dotato che d’una umana intelligenza, che per dirla schiettamente, la sua conversazione cominciava a parermi assai soffribile. Egli ebbe un grande ascendente sopra di me perchè mi persuadessi d’adagiarmi in un altro Appartamento, le cui finestre sulla strada riferivano. La prima volta che mi vi affacciai, tutto spavento girai la testa. In minore spazio d’una settimana ei mi trasse fin sulla porta della sua Abitazione, e trovai che a poco a poco lo spavento scemava, ma che l’odio mio e il mio disprezzo per gli Uomini andava vie più crescendo. Alla fine, divenni sì coraggioso, che spasseggiai con esso lui per la Città.