Don Pedro, a cui io aveva fatta una distinta narazione de’miei domestici affari, dissemi un giorno ch’er mi credea obbligato in coscienza e in pontualità di ritornarmente alla mia Patria, e di passar il resto de’miei giorni con mia Moglie e co’miei Figliuoli. Mi avvertì che aveavi nel Porto un Vascello Inglese pronto alla Vela, e mi assicurò che sarebbe cura di lui di tenermi provveduto di quanto al mio Viaggio fosse necessario. Non annojerò per la mia parte i Leggitori col ripeter loro gli argomenti di lui e le mie risposte. Si espresse egli ch’era impossibile di rinvenir un’Isola tale che io la volea; ma che in mia Casa sarei il Padrone, e che di vivervi in ritiramento sarebbe in mio arbitrio.
In somma mi risegnai, convinto ch’egli avea ragione. Partì di Lisbona li 24. Novembre sopra un Vascello Inglese di mercatanzia, il cui Capitano, almen che io il sappia, io non vidi mai, non essendomi mai degnato d’instruirmene, e standomene sempre nella mia Camera sotto pretesto d’indisposizione. Don Pedro mi accompagnò alla Nave, e mi prestò venti Ghinee. In licenziandosi da me mi strinse nelle sue braccia, e non fu che per un eccesso di gratitudine che un tal affettuoso complimento io tollerai. Alle ore nove della mattina del 5. Decembre 1715. arrivammo alle Dunes, e entrai in mia Casa a tre ore dopo mezzo giorno.
Mia Moglie e i miei Figliuoli furono sorpresi ed incantati in vedendomi, avendomi gia spacciato per morto; ma confessar deggio altresì che la loro vista non cagionò in me che aversione, che rabbia, e che dispreggio: Essendo che, dopo la mia partenza dal Paese degli Houyhnhnms, se io mi avea usato violenza infino a risguardare Yahoos, e infino a conversar con Don Pedro de Mendez, la mia memoria nulladimeno e la mia immaginazione erano sempre cariche dell’eccellenti qualità degli Houyhnhnms. E quando mi accadeva di riflettere che confidenze d’un tal qual genere con una Yahoos mi univano alla spezie con un vincolo di più, mi è impossibile d’esprimere la mia confusione e il mio orrore.
Videmi appenna la mia Sposa, che mi saltò al collo per abbracciarmi; ma come un Animale sì odioso non mi avea toccato da molti anni addietro, un tal contrasegno d’amore mi produsse uno svenimento che più d’un’ora durò. Nell’instante, in cui ciò scrivo, sono anni cinque che seguì il mio ritorno dall’ultimo mio Viaggio: Nel primo anno Poggetto di mia Moglie e de’miei Figliuoli mi era insopportevole, ed io non permetteva neppure ch’essi mangiassero nello stesso mio Appartamento: All’ora presente, non ardirebbono di toccar il mio pane, nè di bere fuori del mio bicchiere, e per anche non ho potuto violentarmi a far loro la grazia di prendermi per la mano. Il primo danajo che impiegai, servì a comprare due Cavalli non castrati, che io custodisco in una buona stalla, e l’Appartamento che ne l’è più vicino, e il più gradito, e il più da me abitato; poichè non vi ha esagerazione che spiegar possa fin a quel segno l’odor della Stalla mi ricrei. I miei Cavalli m’intendono passa bilmente bene: regolarmente io passo quattr’ore, per lo meno, ogni giorno con esso loro. Non ho mai fatto lor mettere nè sella, nè briglia; e l’affetto ch’essi anno per me, e altresì l’uno per l’altro, è un non so che di vezzoso che incanta.
CAPITOLO XII.
Veracità dell’Autore. Disegno ch’ei si è proposto in pubblicar quest’Opera. Ei censura que’Viaggiatori che non anno un inviolabile rispetto per la Verità. Confuta l’Autore l’accusa che forze potrebbesi addossargli di aver avuto qualche sinistro oggetto nello scrivere. Risposta a un’obbiezione. Metodo di piantar Colonie. Elogio del suo Paese. Ei pruova che l’Inghilterra possiede giusti titoli sopra que’Paesi ond’egli ne ha fatta la descrizione. Difficoltà che si opporrebbe all’impadronirsene. L’Autore si licenzia da chi legge; dichiara in qual modo ei pretende di passare i rimanenti suoi giorni, da un buon consiglio, finisce.
ECCO, mio caro Leggitore, una narrazione sincera di quanto emmi accaduto ne’miei Viaggj per lo spazio di sedici anni e sette mesi: Narrazione, onde serve d’ornamento la sola verità. Stato sarebbe in mio arbitrio l’imitare quegli Scrittori che servonsi dell’incredibile e del maraviglioso per rendere attoniti que’che gli leggono; ma io volli piuttosto in una maniera semplice rapportar i fatti, essendo l’unico mio disegno d’instruirvi, non di ricrearvi.
Non è malagevole a noi che viaggiamo in Paesi lontani, che non son troppo frequentati dagli Inglesi o da altri Europei, di formare magnifiche descrizioni di molte maravigliose cose, di cui si è intesa mai parola: Laddove il principal intento d’un Viaggiatore esser dee di rendere gli Uomini migliorati e più Saggj, narrando loro cio che di buono e ci cattivo ha egli veduto nelle sue corse.
Bramerei con tutto il mio cuore che si fondasse una Legge, la qual obbligasse chiunque che viaggia, prima che permesso gli fosse di pubblicare le sue Avventure, la qual obbligasse, dissi, a giurare in presenza del Gran Cancelliere, che tutto ciò ch’egli ha intenzione di dar alle stampe, esattamente sia vero; perocchè il Pubblico allora abusato non sarebbe da una caterva di Scrittori che la sua credulità con insolenza ingannano. Lessi in mia giovinezza con gran piacere molti Libri di Viaggj, ma questi Libri an molto perduto di merito nella mia immaginazione, dopo ch’ebbi l’incontro di rilevarne cogli occhj propj le falsità. Ecco la ragione, giacchè i miei Amici an giudicato che il raccontò delle mie Avventure recar potrebbe qualche vantaggio a’miei Compatriotti, che mi sono imposta l’obligazione inviolabile d’essere sempre fedele alla Verità. Egli è certamente indubitato, che non potrei neppure partir la tentazione di violare questa spezie d’impegno, finchè conserverò la memoria delle Lezioni e degli Esempj del mio illustre Padrone e degli altri Houyhnhnms, di cui per sì lungo tempo ebbi la sorte d’essere l’umilissimo Uditore.
---- Nec si miserum Fortuna Sinonem Finxit, vanum etiam, mendacemque improba finget.