In quella porzione del territorio che si estende tra San Francisco e Sacramento, il suolo è un po’ accidentato. Quella parte della ferrovia, sotto il nome di Central Pacific road, prese dapprima Sacramento per punto di partenza, e si avanzò verso l’est incontro all’altro tronco che partiva da Omaha. Da San Francisco alla capitale della California, la linea correva direttamente al nord-est, fiancheggiando l’American-River, fiume che si versa nella baia di San Pablo.

Le centoventi miglia comprese fra queste due importanti città furono percorse in sei ore, e verso mezzanotte, mentre dormivano il loro primo sonno, i viaggiatori passarono per Sacramento. Essi non videro dunque nulla di quella considerevole città, sede della legislatura dello Stato di California, nè le sue belle piazze, nè le sue strade larghe, nè i suoi alberghi splendidi, nè i suoi squares, nè i suoi tempii.

Uscendo da Sacramento, il treno, dopo aver oltrepassato le stazioni di Junction, di Roclin, d’Auburn e di Colfax, s’internò nelle roccie della Sierra-Nevada. Erano le sette del mattino, allorchè si passò per la stazione di Cisco. Un’ora dopo, il dormitorio era diventato un vagone ordinario, e i viaggiatori potevano attraverso i cristalli, scorgere i punti di vista pittoreschi di quel montagnoso paese. Il tracciato del treno obbediva ai capricci della Sierra: qui aggrappato ai fianchi della montagna, là sospeso sull’alto dei precipizii, evitando gli angoli scabri con delle curve audaci, slanciandosi in certe gole strette che si dovevano credere senza uscita. La locomotiva, scintillante come un reliquario, col suo gran fanale che gettava bagliori rossastri, la sua campana inargentata, il suo scaccia-vacche, che si protendeva come uno sperone, confondeva i suoi sibili e i suoi muggiti a quelli dei torrenti e delle cascate, e attorceva il suo fumo ai negri rami degli abeti.

Pochi o punto gallerie, nè ponti sulla strada. Il rail-road girava il fianco delle montagne, non cercando nella linea retta il più corto cammino da un punto ad un altro, e senza far violenza alla natura.

Verso le nove, per la valle di Carson, il treno penetrava nello Stato di Nevada, seguendo sempre la direzione del nord-est. A mezzodì, esso lasciava Reno, dove i viaggiatori ebbero venti minuti per far colazione.

Da quel punto in poi la strada ferrata, costeggiando Humboldt-River, si alzò per alcune miglia verso il nord, seguendo il corso di quel fiume. Indi ripiegò verso l’est, e non doveva più abbandonare il corso d’acqua prima di giungere agli Humboldt-Ranges, da cui esso nasce, quasi all’estremità orientale dello Stato di Nevada.

Dopo aver fatto colazione, il signor Fogg, mistress Auda e i loro compagni ripigliarono il loro posto nel vagone. Phileas Fogg, la giovane donna, Fix e Gambalesta, comodamente seduti, guardavano il paesaggio variato che passava innanzi ai loro occhi, — vaste praterie, montagne che si profilavano all’orizzonte, creeks dalle acque rapide e spumose. Talvolta un gran armento di bisonti, che s’ammassava in lontananza, appariva come una diga mobile. Quegl’innumerevoli eserciti di ruminanti oppongono spesso un insormontabile ostacolo al passaggio dei treni. Si son viste migliaia di questi animali sfilare per parecchie ore in fitta schiera, attraverso il rail-road. La locomotiva è allora costretta a fermarsi ed aspettare che la strada ritorni sgombra.

Ciò accadde appunto in questa circostanza. Verso le tre di sera, un armento di dieci o dodicimila teste sbarrò il binario. La locomotiva dopo aver moderato la sua celerità, tentò di avanzare il suo sperone nel fianco dell’immensa colonna, ma dovette fermarsi dinanzi all’impenetrabile massa.

Si vedevano quei ruminanti, — quei “buffalos„ come li chiamano impropriamente gli americani, — camminare così col loro passo tranquillo, emettendo di tanto in tanto formidabili belati. Avevano una corporatura superiore a quella dei tori d’Europa, le gambe e la coda corte, il dorso emergente e formante una gobba muscolare, le corna scostate alla base, la testa, il collo e le spalle coperte da una criniera a lunghi peli. Non era neppur da pensare di fermare quella emigrazione. Quando i bisonti hanno adottato una direzione, nulla giova a farli deviare o modificare il loro cammino. È un torrente di carne viva, che nessuna diga potrebbe contenere.

I viaggiatori, sparsi sui passatoi, guardavano quel curioso spettacolo. Ma colui che doveva avere maggior fretta di tutti, senza dubbio, Phileas Fogg, era rimasto al suo posto ed aspettava filosoficamente che piacesse ai bufali di sgombrargli il passo. Gambalesta era furente pel ritardo che cagionava quell’agglomerazione di animali. Egli avrebbe voluto scaricare contro di essi il suo arsenale di revolver.