Era un contrattempo. Il signor Fogg, affine di non iscostarsi dalla sua via, dovette ripiegare le vele e far forza col vapore. Contuttociò, il cammino della nave fu rallentato, a cagione dello stato del mare, i cui lunghi cavalloni s’infrangevano contro la sua asta di prora. Essa subì dei movimenti di beccheggio violentissimi, e ciò a detrimento della sua celerità. La brezza volgeva a poco a poco ad uragano, e si prevedeva già il caso in cui l’Henrietta non potrebbe più tener testa alle onde. Ora, se si doveva fuggire, si andava incontro all’ignoto con tutti i suoi brutti rischi.

La faccia di Gambalesta si rabbuiò insieme al cielo, e durante due giorni l’onesto figliuolo provò angoscie mortali. Ma Phileas Fogg era un marinaio ardito, che sapeva tener testa al mare, e continuò imperterrito la sua via, senza neppur mettersi a piccolo vapore.

La Henrietta, quando non poteva innalzarsi sulle onde, le passava parte a parte; il suo ponte era spazzato da un capo all’altro, ma passava. Qualche volta altresì l’elice emergeva, battendo l’aria con le sue braccia affannate, quando una montagna d’acqua sollevava la poppa fuor dei flutti, ma il maraviglioso battello si spingeva sempre innanzi con la prua.

Tuttavia, il vento non frescò tanto come avrebbesi potuto temere. Non fu uno di quegli uragani che passano con una velocità di novanta miglia all’ora. Esso si mantenne freschissimo, ma sfortunatamente soffiò ostinatamente dalla parte del sud-est e non permise di far tela. Eppure sarebbe stato utile, come si vedrà fra poco, di andar in aiuto al vapore!

Il 16 dicembre era il settantesimoquinto giorno trascorso dalla partenza da Londra. Insomma, l’Henrietta non aveva ancora un ritardo inquietante. La metà del tragitto era press’a poco fatta, e i peggiori paraggi erano sorpassati. In estate si poteva garantire il successo. D’inverno si era in balìa della cattiva stagione. Gambalesta non si pronunciava. In fondo, egli aveva speranza, e se il vento faceva difetto, si contava sul vapore.

Ora, quel giorno, il macchinista essendo salito sul ponte, incontrò il signor Fogg, e s’intrattenne vivamente con lui.

Senza sapere perchè, — per un presentimento senza dubbio, — Gambalesta risentì come una vaga inquietudine. Egli avrebbe dato una delle sue orecchie per udire con l’altra ciò che si diceva. Egli potè appena afferrare queste parole dette dal suo padrone:

“Siete certo di ciò che asserite?

— Certo, signore, rispose il macchinista. Non dimenticate che fin dalla nostra partenza noi riscaldiamo con tutti i fornelli accesi, e se avevamo sufficiente carbone per andare a piccolo vapore da Nuova-York a Bordò, non ne abbiamo a sufficienza per andare a tutto vapore da Nuova-York a Liverpool!

— Ci penserò,„ rispose il signor Fogg.